Le coreografie della Curva Sud che non dimenticheremo mai

19/12/2019 di Patrizio Cacciari

In questi giorni la Roma ha lanciato un sondaggio sui propri account istituzionali. La domanda è semplice ed emotivamente molto coinvolgente: qual è stata la coreografia del decennio fatta dalla Curva Sud? Si può votare tra quattro proposte.

 

La prima si riferisce al derby d’andata 2013-2014: è il primo dopo la sconfitta della finale di Coppa Italia del 26 maggio. Al famoso ritornello laziale del “Non c’è rivincita”, la Sud sceglie di rispondere con un messaggio preciso: “Il mio nome è il simbolo della tua eterna sconfitta”, a voler sottolineare ancora una volta il legame unico tra squadra e città. In campo andrà bene con una grande vittoria per 2-0 grazie alle reti di Balzaretti e Ljalic.

La seconda coreografia che è possibile votare come la più bella del decennio è quella del derby d’andata del 2014-2015 con tutti i ritratti dei calciatori più rappresentativi del romanismo esposti con delle bandiere a due aste. Sotto la vetrata la scritta: “Figli di Roma, Capitani e bandiere, questo è il mio vanto che non potrai mai avere”. In campo si era messa male, con la Roma sotto di due reti, ma poi ci penserà proprio il Capitano, figlio di Roma per eccellenza, Francesco Totti a rimettere le cose a posto con una doppietta straordinaria. Si tratta del derby passato alla storia come quello del selfie.

Terza scelta proposta dalla Roma: derby d’andata 2018-2019. Stavolta la coreografia è “vecchie maniere” con dei bellissimi bandieroni giallorossi a sventolare in mezzo alla curva e lo striscione in vetrata che recita: “Giallorossa al ciel s’innalza… E’ lei che fa la storia”. Stavolta in risalto viene messo l’amore e la fedeltà che ogni tifoso deve alla propria bandiera. La coreografia in questo caso coincide con un coro degli anni 80 tornato in voga da un paio di stagioni: «Quando al ciel s’alzeran le bandiere… e i tamburi a suonar torneran… un sol grido allor s’alzerà… Roma vinci per noi per gli ultrà”. Il riferimento è al tremendo periodo vissuto dopo l’omicidio Paparelli in cui al Cucs venne vietato di esporre tutto il materiale per fare il tifo. In campo è un trionfo: vittoria per 3-1 con gol di Lorenzo Pellegrini, Kolarov e Fazio.

Quarta coreografia da poter votare, quella dedicata ad Antonio De Falchi in occasione di Roma-Milan, nel trentesimo anno della sua scomparsa. In campo è solo 1-1 con gol di Zaniolo e Piatek, a pochi giorni dalla sberla (7-1) di Firenze contro la Fiorentina in Coppa Italia. La Sud si colora di giallorosso e omaggia Antonio con 30 ritratti che riproducono una delle sue foto più famose. La storia di Antonio puoi leggerla qui.

Le altre coreografie della Sud che meritano di essere ricordate

Ci sono tanti altri spettacoli che la Sud ha offerto negli anni passati che ci sembra giusto ricordare proprio perché agli albori del tifo. Naturalmente rispetto agli spettacoli che vengono offerti oggi in alcuni stadi (Liga o campionato polacco) risultano molto “meno perfetti” da un punto di vista tecnico, ma sicuramente conservano un aspetto più genuino.

Il primo spettacolo coreografico a meritare una citazione è il derby del Ti amo: 23 ottobre 1983.  la Roma Campione d’Italia ritrova i cugini della Lazio, tornati in serie A dopo tre stagioni tra i cadetti. In campo non c’è partita. La Roma vince 2-0 con i gol di Nela e Pruzzo. Una vittoria che ci porta in testa alla classifica. Ma la vera sfida è sugli spalti. Per l’occasione i ragazzi del Commando decidono di preparare una coreografia particolare. L’idea è quella di far diventare la curva metà gialla e metà rossa attraverso dei cartoncini colorati che poi avrebbero lasciato lo spazio a cinque lettere alte 15 metri per formare un messaggio d’amore. Ma qualche giorno prima arriva il divieto da parte della Polizia di introdurre il materiale, giudicato pericoloso perché infiammabile. Così i ragazzi hanno un’idea: non rinunciare alla coreografia come è stata pensata, ma realizzarla in stoffa anziché in carta. Un’impresa impossibile a pochi giorni dal derby. I tifosi lavorano giorno e notte per cucire i vari teli che poi allo stadio avrebbero composto la scritta da 20 metri per 60, 1.200 mq. Una spesa di un milione e 800 mila lire di allora per la stoffa, più 750 per le chiusure a strappo.

Nel 1986 il capolavoro di Fausto Iosa, straordinario personaggio del mondo del tifo romanista ricordato troppo poco. All’Olimpico arriva la Juve, è l’anno della famosa rimonta naufragata contro il Lecce alla penultima di campionato. La Roma vince 3-0, lo stadio è tutto giallorosso. La bandiera della Svezia (in omaggio a Eriksson) che vedi in basso a destra nella foto è il segnale per srotolare la coreografia in tutti i settori. I calciatori della Juve, Platini in testa, rimangono a bocca aperta. Si dice che fu questa la prima coreografia realizzata in uno stadio intero.

 

Nel derby del 6 ottobre 1991, uno dei tanti di quel periodo terminati 1-1, la Curva Sud decide ancora una volta di stupire tutti. Oltre ai cartoncini rossi con la scritta Roma (in giallo) che copre tutto il settore, alla base del settore si alza una lupa capitolina enorme, realizzata in legno, con tanto di luminarie ad accenderla. Uno spettacolo maestoso per quei tempi, coordinato da Peppone, uno dei leader del tifo di quei tempi (la foto è quella nella cover in alto).

Pochi mesi dopo la Roma disputa la finale di Coppa Uefa. All’andata a Milano esce sconfitta dal campo 2-0. Al ritorno ci vuole un miracolo, che non avverrà. Sugli spalti però è ancora una volta vittoria romanista. Stendardi in alto SPQR, cartoncini colorari a coprire tutto il settore e la scritta toccante: “Il vostro amore, il nostro cuore, alzeranno la coppa, carica ragazzi!”. La Roma vince 1-0 ma il gol di Rizzitelli non basta. Rimane il ricordo di un Olimpico stracolmo sia quella sera che il giorno successivo per l’addio di Bruno Conti. E pensare che non erano tempi facili per l’ambiente: il presidente Dino Viola era scomparso da pochi mesi, mentre in curva si respirava ancora fortissima la spaccatura tra Cucs GAM e Vecchio Cucs, per la questione Manfredonia. Nelle occasioni importanti tuttavia le divisioni vennero messe da parte.

Altra coreografia (ma ce ne sarebbero ancora tante) che merita di essere ricordata, è quella del derby del 27 novembre 1994. La Roma annienta la Lazio in campo per 3-0. Sugli spalti la Sud propone uno spettacolo coreografico così bello da finire l’anno successivo sulla copertina degli abbonamenti: “C’è solo la AS Roma”. Per la prima volta è rappresentato l’acronimo ASR, così caro ai tifosi da promuovere una petizione per riportarlo sulla maglia della squadra.

L’ultima coreografia che ti vogliamo ricordare è la prima proposta dagli ASRomaultras nel derby del millennio: i famosi quattro centurioni romani con la frase: “Tu non vedrai nessuna cosa al mondo maggior di Roma”. Un derby talmente importante per il risultato in campo (4-1) che per il capitolo di storia del tifo che rappresenta da meritare un capitolo a parte che puoi leggere qui.

Se c’è qualcosa che abbiamo dimenticato scrivici pure e racconta il tuo aneddoto sulla coreografia della Curva Sud a cui sei più affezionato (rudi@rudi.news).