Le notizie sul futuro di Dzeko impongono delle riflessioni

26/03/2019 di Valerio Albensi

Stamattina la Gazzetta dello Sport ha pubblicato la notizia del forte interessamento dell’Inter per Edin Dzeko, un articolo che si va ad aggiungere a quelli usciti nei giorni scorsi anche da altre testate. Secondo la ricostruzione del quotidiano sportivo, a Milano hanno fiutato l’aria di un possibile divorzio a fine stagione tra la Roma e il suo numero nove che ha da poco compiuto 33 anni: il contratto scadrà nel 2020 e al momento non ci sono trattative per prolungarlo. Dzeko, scrive la Gazzetta, lascerebbe la Roma solo per un’altra destinazione in Italia, per motivi familiari, e l’Inter sarebbe una soluzione gradita.

Sai che noi abbiamo un debole per Edin quindi puoi immaginare quanto queste notizie ci facciano piacere.

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Tutti sotto esame

La Roma sta pensando di lasciare andare il suo leader e giocatore simbolo degli ultimi anni?

Dopo una stagione come quella che sta per finire e con il rischio di ritrovarsi fuori dal podio della Serie A per la prima volta dal 2014, forse l’unico calciatore su cui a Trigoria non c’è alcun dubbio è Nicolò Zaniolo

Per tutti gli altri, o quasi, si faranno valutazioni di natura tecnica, comportamentale, economica e sull’età. Dzeko non verrà risparmiato da questa analisi perché ha avuto un rendimento al di sotto delle sue potenzialità (non ha ancora segnato all’Olimpico in campionato), perché in alcuni momenti difficili poteva essere un faro per la squadra invece ha fatto salire la tensione con episodi di inutile nervosismo, perché ha l’ingaggio più alto della rosa (4,5 milioni di euro netti all’anno) e perché bisognerà capire se il prossimo allenatore della Roma lo considererà un elemento imprenscindibile da cui ripartire.

Un nuovo ds?

La definizione della nuova struttura sportiva è infatti il punto da risolvere prima di sviluppare qualsiasi tipo di ragionamento sul futuro dei calciatori della rosa. La Roma confermerà la fiducia a Frederic Massara, che ha assunto l’incarico di direttore sportivo dopo la separazione da Monchi, o affiderà questa delicata fase a un altro professionista? Sui giornali e sui siti i nomi più ricorrenti sono quelli di Luís Campos e Gianluca Petrachi del Torino. Il primo è il principale artefice delle grandi stagioni del Monaco e del Lille (attualmente secondo in Ligue 1 con una squadra di giovanissimi) e di lui parliamo in questo articolo.

Una cosa è certa. Le qualità manageriali del ds in carica nei prossimi mesi saranno decisive per rilanciare la squadra. Le sfide del capo dell’area sportiva saranno complesse: dalla scelta dell’allenatore più giusto per sfruttare le caratteristiche dei calciatori della rosa alla correzione di certi errori commessi da Monchi. Tutto questo razionalizzando i costi e allestendo una rosa in cui ci siano meno squilibri tra giovani ed esperti.

Troppo giovani e troppo esperti

La Roma ha tanti giovani di qualità, è vero, ma in questa stagione i giocatori più importanti e utilizzati hanno avuto un’età media altissima, la più alta delle prime sei squadre della classifica. Gli otto calciatori che hanno giocato più di duemila minuti stagionali (fonte Transfermarkt) hanno un’età media di 29,5 anni: subito dopo, in questa graduatoria, viene la Juventus (29,2), poi la Lazio (28,4), l’Inter (27,9), il Napoli (26,7) e il Milan (24).

Il grafico che vedi qui sotto rappresenta il minutaggio delle rose di queste sei squadre, diviso per fascia di etàLa Roma, insieme con il Milan, ha dato molto spazio agli under 21, ma il blocco centrale (dai 22 ai 29 anni) è quello con il minutaggio più basso delle sei (50,6 per cento). Il Napoli, per fare un esempio, ha mandato in campo meno giovanissimi, ma ha impiegato per il 67,3 per cento calciatori nel pieno della maturità fisica e tecnica.

C’è insomma un possibile squilibrio che può avere condizionato quella mancanza di intensità di cui la Roma ha sofferto per tutta la stagione. Per non parlare delle difficoltà, ammesse dagli stessi calciatori, nel creare una coesione di gruppo viste le differenze di età.

I costi da razionalizzare

Con questo discorso si intreccia quello sui costi della rosa. Prendiamo questa nostra stima sul costo annuo dei calciatori.

NOTA BENE – Le cifre, espresse in milioni di euro, sono indicative perché gli ingaggi lordi non sono ufficiali (ma ricalcolati in base allo studio annuale della Gazzetta dello Sport) e i costi di ammortamento, presi dall’ultima relazione semestrale, sono stati arrotondati per semplificare. La realtà è chiaramente più complessa perché bisognerebbe tenere conto di bonus e premi, ma questa è già una base per capire l’impatto di un giocatore sulle casse della Roma. Abbiamo inserito i calciatori in prestito perché comunque la società ha continuato a sostenere i costi di ammortamento e perché se a giugno torneranno dovranno anche essere pagati.

Da quello che puoi vedere, partendo dal giocatore più costoso (che dovrebbe essere Schick, al momento) per trovare un calciatore le cui prestazioni stagionali hanno messo d’accordo più o meno tutti dobbiamo scendere fino all’ottava posizione, occupata da El Shaarawy (3,2 milioni di ammortamento, 3,6 di ingaggio lordo). Ho escluso Defrel, chiaramente.

Il senso del ragionamento è che la Roma in questa stagione ha speso una fetta consistente del proprio budget per giocatori che hanno reso al di sotto delle aspettative: dei primi sette forse solo Cristante ha avuto un buon rendimento. 

Insomma, a meno di trovare un allenatore che va pazzo per lui, ha senso ragionare sulla possibilità di vendere Nzonzi cercando di non realizzare una minusvalenza, e ricollocare quei dodici milioni e mezzo di costo annuo per acquistare un centrocampista più funzionale. Vale lo stesso per Pastore, ma anche per Dzeko. Perché la Roma potrebbe ragionare su una operazione alla Piatek.

Razionalizzare i costi della rosa non sarà facile, anche perché nei primi sei mesi di questo esercizio le spese per il personale e gli ammortamenti si assestavano rispettivamente a 95,9 milioni e 43,55 milioni.

Senza Champions cosa può cambiare?

Ci chiediamo, allora, quali ripercussioni economiche e sportive potrebbe avere una mancata qualificazione alla prossima Champions sul futuro della Roma. Perché ogni giorno leggiamo articoli che rappresentano scenari più o meno apocalittici che vanno dalla cessione di Zaniolo all’allestimento di una rosa autogestita e composta da Primavera (quelli senza mercato) e reduci di Spagna 1982.

Un primo indizio su cosa potrà succedere in estate lo ha dato Massara: «Se arrivare quarti cambia le strategie? Per tutte le società di Serie A arrivare tra le prime quattro è fondamentale – ha detto a Sky prima di Roma-Empoli – ma non dimentichiamo che la Roma è una società solida che nelle ultime due occasioni in cui non si è qualificata per la Champions League è arrivata poi sempre seconda nell’anno successivo».

A giugno la Roma potrebbe affrontare una situazione paragonabile a quella di tre anni fa, quando riuscì a qualificarsi per il turno preliminare, ma ad agosto fu eliminata dal Porto e di conseguenza retrocessa in Europa League.

Quali furono i piani della società nel rispetto degli accordi con la Uefa sul fair play finanziario? Come riprogrammò la sua strategia? È vero, ci fu un ampio ricorso al trading di giocatori, soprattutto nell’estate successiva, ma non mancarono le risorse per poter compiere operazioni importanti in un momento in cui la pressione della Uefa era molto alta.

Arrivarono molti giocatori in prestito, soprattutto in difesa, ma Sabatini riuscì a piazzare il colpo Alisson (pagato 8 milioni) e a scommettere su Gerson (16) impiegando una parte di quanto incassato dall’addio di Pjanic, che fece valere la clausola rescissoria e si accordò con la Juventus. E, dettaglio da non sottovalutare, la Roma rimase abbondantemente sopra i 200 milioni di costi annui.

Rispetto al 2016 sono aumentati i ricavi commerciali e da stadio, ma non basterebbero per compensare i mancati introiti della Champions. Quindi la società cercherebbe probabilmente di mettere in equilibrio i conti aiutandosi con il trading di giocatori: aspettando la costruzione dello stadio, questo resta la strategia che la Roma ritiene più giusta per spingere i ricavi e mantenere una struttura ambiziosa, che costa.

La Roma ha dimostrato che si può essere molto competitivi anche in questo modo. Però come ha ammesso Monchi il problema non è vendere, ma comprare male. Ne sappiamo qualcosa.

valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb

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