Lo storytelling sulla Roma che non raccontiamo più

21/02/2020 di Patrizio Cacciari

Uscire a pezzi dopo una vittoria che fino a qualche giorno fa sembrava molto complicata è l’ultima frontiera della prigione mentale in cui i tifosi della Roma sono riusciti a rinchiudersi senza la condanna di nessun Tribunale.

E’ vero, l’1-0 sul Gent ha lasciato molto perplessi, soprattutto per la prestazione della squadra, ancora al di sotto rispetto a quelle dove l’abbiamo applaudita, come a Firenze o nel derby di ritorno, e in cui quel coraggio di cui Fonseca parla da inizio stagione sembrava finalmente assimilato dai calciatori.

Dopo il terribile inizio di 2020, tra gravi infortuni (Zaniolo e Diawara), cessioni dolorose (Florenzi) e risultati sconcertanti, ieri sera ci voleva la più classica delle vittorie sporche e “scacciacrisi”, soprattutto perché, compromessa in parte la rincorsa al quarto posto con il secondo tempo di Bergamo e l’eliminazione dalla Coppa Italia, il cammino in Europa League è ancora una via di fuga, se affrontato nella maniera corretta, per rendere meno amaro il percorso di questo nuovo anno zero.

La vittoria sporca, tanto invocata quando la Roma in passato si perdeva in scarsa concretezza,  è arrivata ma non è bastata alla maggior parte dei tifosi che era allo stadio e a quelli che hanno riversato sui social tutto il loro disappunto.

Il direttore sportivo Petrachi ce lo aveva illustrato la scorsa estate: siamo in pieno “nuovo inizio”, un inizio che tra inserimento di molti giovani, adattamento di un allenatore che ci ha fatto intravedere idee interessanti e una proprietà che sta passando la mano, si sta prolungando e ci vede protagonisti di un limbo sportivo, dopo anni passati a discreti livelli nonostante l’assenza di trofei, tra piazzamenti in campionato e il sogno di una finale di Champions League tramontato a causa di un arbitraggio discutibile nella doppia sfida contro il super Liverpool di Klopp.

Cosa è sempre stata la Roma per noi

Siamo la Roma, la squadra della città, che ne porta nome e colori. Non abbiamo una bacheca ricca di trofei o un passato glorioso, ma una forte identità. Siamo una tradizione fatta di storie evocative e irripetibili: da Campo Testaccio, alla Roma di Losi e poi quella di Falcao, da Taccola a Francesco Rocca ad Agostino Di Bartolomei fino a Giuseppe Giannini, Totti e De Rossi.

Non abbiamo mai vissuto di vittorie, ma di uomini e racconti. E anche di tante piccole grandi sfaccettature a cui siamo attaccatissimi: Zì Checco, il Sistina, la maglia Pouchain, il lupetto di Gratton, la coreografia del Ti amo, l’anno del Flaminio, il derby di Mazzone, solo per fare alcuni esempi.

Ultimamente i romanisti sembrano faticare a riconoscersi in quello che siamo sempre stati. Si avverte una tendenza all‘autodistruzione e non alla conservazione del racconto unico, che ci rende tanto orgogliosi.

Cosa ci si poteva aspettare ieri sera da una squadra in piena crisi di prestazione e risultati? Non certo un gioco spumeggiante o una prestazione “modello Atalanta o Lazio” (lo scorso anno il modello di riferimento di cui parlavano i più critici era il Napoli, non dimenticale). La Roma è riuscita a vincere, giocando male, ma non subendo gol (anche per episodi favorevoli), non compromettendo dunque la qualificazione, anzi facendo un piccolo passo in avanti, nonostante le dichiarazioni piuttosto presuntuose di alcuni calciatori del Gent.

Eppure la squadra è uscita tra i fischi. Così come tra i fischi è uscito, nel momento della sostituzione, Lorenzo Pellegrini. Lollo non sta attraversando un momento di particolare brillantezza (ne abbiamo parlato anche qui), un po’ come il resto dei suoi compagni.

Al suo talento però non viene perdonato nulla. C’è chi dice che i fischi aiutano a temprare il carattere e non è escluso che possa essere così. Ma la fine (parziale) del rapporto tra l’ambiente e Florenzi è solo uno dei tanti esempi di come un’altra storia non abbia trovato spazio sulle pagine di quel capitolo successivo, che ogni romanista è chiamato a scrivere. Siamo testimoni dell’epoca in cui viviamo, raccontiamone anche il bello.