Luis Campos: l’ascesa del direttore sportivo più sottovalutato del calcio

26/03/2019 di Rudi

Luis Campos Lille

* [Questo non è un pezzo scritto da noi, ma la traduzione dell’articolo dal titolo “Luís Campos: The rise of football’s most underrated sporting director” pubblicato dal sito BreakingTheLines.com (qui lo trovi in versione originale). Non si parla dei rapporti con Jorge Mendes, il procuratore più influente al mondo, ma l’autore dà informazioni interessanti sulla storia di Campos e sulla sua evoluzione professionale. È un articolo che aiuta a conoscerlo meglio visto che la Roma lo segue con estrema attenzione. Ringraziamo BreakingTheLines (@BTLVid) e l’autore, Luke Osman(@LukeOsmanRS), per avere autorizzato la pubblicazione.]

Dopo poco meno di due anni dall’avere lasciato il ruolo di direttore tecnico del Monaco, Luís Campos ha promesso di replicare quei successi. «Non voglio sembrare arrogante, ma le garantisco che creerò altri “capolavori” come questo nella mia carriera», ha risposto in un’intervista al giornalista di Yahoo! Sports, Duncan Castles.

L’incrollabile fiducia del dirigente 54enne nelle sue filosofie calcistiche ha dato i suoi frutti e il suo Lille, la squadra che ha costruito, sta andando forte in Ligue 1 in questa stagioneLes Dogues hanno rischiato di retrocedere un anno fa, ma l’attenzione di Campos per il talento, unita a un necessario cambiamento manageriale, ha riportato il club ai vertici [l’ultimo titolo risale alla stagione 2010-11 con Rudi Garcia in panchina, ndR].

Le origini come allenatore e il Real Madrid

Nella sua patria, il Portogallo, Campos ha sviluppato presto l’interesse per il calcio e si è laureato come insegnante di educazione fisica prima di guadagnare il titolo di “professore”, proprio come i suoi connazionali José Mourinho e Carlos Queiroz.

Prima di affermarsi come direttore tecnico ad alti livelli, Campos ha lavorato come allenatore nelle divisioni inferiori del calcio portoghese, assumendo il primo incarico a soli 27 anni con l’União de Leiria. Le sue squadre ricercavano uno stile spettacolare incentrato sul possesso e sull’intensità senza palla.

Sorprendente fu, tuttavia, il suo miglior risultato nella carriera di allenatore, raggiunto nel 2004. La sua squadra, il Gil Vicente, si trovò faccia a faccia con il Porto e Campos riuscì a fermare la corsa della squadra di Mourinho, imbattuta da 27 partite.

I gol di Gaspar e Luís Coentrão assicurarono ai padroni di casa una storica vittoria, con grande frustrazione di Mourinho. Ma lo Special One non dimenticò l’ottimo lavoro degli avversari e quando diventò allenatore del Real Madrid, nel 2010, si affidò al supporto tecnico di Train to Play, azienda meglio nota come T2P. Questa società fu fondata proprio da Campos, in collaborazione con il collega Américo Magalhães, per mettere al servizio di alcuni tra i migliori manager europei le sue qualità di allenatore e analista. Mourinho rimase impressionato dai metodi di lavoro di Campos e lo portò al Real Madrid nel 2012 come analista tattico e talent scout.

Nel breve periodo in cui lavorò con Mourinho, Campos perfezionò la sua conoscenza del calcio e imparò a comprendere come il “valore del rigore” dovrebbe essere apprezzato nel calcio moderno. Con l’esperienza, capì quanto il carattere separa i giocatori d’elite da quelli che hanno solo talento.

La grande occasione al Monaco

Mentre il valore delle sue azioni continuò a crescere rapidamente, la svolta per Campos nel mondo del calcio arrivò nel 2013, quando il Monaco lo ingaggiò inizialmente come consulente.

Dmitry Rybolovlev acquistò la quota di maggioranza della società monegasca e il vicepresidente Vadim Vasilyev, incaricato di riorganizzare la struttura del club, fece entrare il portoghese nel team incaricato della scelta dei calciatori.

L’influenza di Campos nel Principato aumentò presto e la figura del portoghese diventò sempre più centrale in un periodo in cui il club fece grandi investimenti finanziari con acquisti importanti dopo il ritorno in Ligue 1.

Con una doppia operazione, arrivarono dal Porto João Moutinho e James Rodriguez, per un totale di circa 70 milioni di euro, poi a sorpresa il club piazzò il colpo Radamel Falcao, acquistato dall’Atletico per circa 60 milioni di euro.

Calciatori importanti, subito pronti, e non solo perché Campos firmò in quella stagione anche acquisti più lungimiranti. Portò il promettente centrocampista brasiliano Fabinho in prestito dal Rio Ave, e aiutò la società ad assicurarsi Anthony Martial dal Lione in un affare da circa 6 milioni di euro, un acquisto rivendicato dall’allenatore Claudio Ranieri.

Questa varietà di approccio si è vista anche con l’ingaggio a parametro zero della coppia difensiva Ricardo Carvalho ed Eric Abidal, e di Dimitar Berbatov. Giocatori di esperienza e di affidabilità.

Grazie ai consigli sul mercato, Campos ottenne sempre più fiducia dal Monaco e si affermò rapidamente come direttore tecnico del club, diventando il responsabile di un sistema di reclutamento estremamente complesso.

Come dirigente, optò per un approccio più orientato ai giovani e formò una piccola squadra di scout composta da sei esperti con la necessaria “competenza e dedizione”, come Campos ha affermato.

L’approccio orientato alla scoperta di nuovi talenti fu necessario quando, nell’estate del 2014, cambiarono le strategie del club: James fu ceduto al Real Madrid in un affare da circa 75 milioni di euro dopo avere brillato ai Mondiali con la Colombia, mentre il suo connazionale Radamel Falcao si trasferì al Manchester United in prestito.

Dopo la separazione da Ranieri, Campos scelse come sostituito il promettente Leonardo Jardim, un tecnico la cui attenzione per l’allenamento e le capacità nella valorizzazione dei giovani attirarono il Monaco e la nuova filosofia del direttore tecnico portoghese.

Durante questa finestra di mercato, Campos piazzò acquisti importanti. Arrivarono Bernando Silva dal Benfica (15 milioni di euro) e il diciannovenne Tiémoué Bakayoko dal Rennes (10 milioni). Nessuno, oltre a Campos, avrebbe potuto prevedere quanto questi ragazzi si sarebbero rivelati importanti per il Monaco.

Campos sapeva che se il Monaco avesse voluto continuare a stare ad alti livelli avrebbe dovuto adottare un approccio sostenibile. Cambiò così la filosofia sul mercato: dai colpi ad effetto, si passò a preferire acquisti a basso costo di talenti da valorizzare e rivendere a prezzi molto più alti. Un progetto ispirato al Porto, realtà che ha sempre affascinato il direttore sportivo portoghese. Proprio per questo, Campos aggiunse lo scout del club Admar Lopes alla sua squadra di reclutamento, prima di portarlo con lui a Lille negli anni successivi.

Meticoloso nel suo lavoro e analitico, Campos cominciò a dare un’importanza enorme alla visione dal vivo degli obiettivi di mercato. Passò quel periodo costantemente in viaggio, poiché riteneva necessario valutare i calciatori di persona, durante le partite, per capire se fossero adatti al progetto del Monaco.

Il lavoro dietro le quinte di Campos passò inosservato anche perché Jardim continuò a perfezionare la squadra nonostante le partenze di Anthony Martial(50 milioni al Manchester United) e Geoffrey Kondogbia (all’Inter per 35 milioni). Campos rimpiazzò quei giocatori con acquisti come Thomas Lemardal Caen e il riscatto di Fabinho dal Rio Ave, per un esborso totale inferiore ai 15 milioni di euro.

Il “capolavoro” Lille

Campos lasciò il Monaco nell’agosto 2015, ma grazie al suo lavoro il club del Principato continuò a raccogliere frutti. Jardim portò il club al terzo posto in Ligue 1, poi vinse il titolo nella stagione successiva e raggiunse la semifinale di Champions League con una squadra quasi totalmente costruita dal dirigente portoghese. Tra i titolari della formazione vincitrice del titolo nella stagione 2016/17, solo Sidibé, Mendy e Glik erano arrivati dopo l’addio di Campos.

Nel periodo trascorso al Monaco, Campos rafforzò le sue doti non solo di scopritore di talenti, ma anche di negoziatore. E quando Gérard Lopez rilevò il LOSC Lille, verso la fine del 2016, individuò proprio l’ex direttore dei monegaschi per dare nuove idee alla società. Campos sembrava essere vicino al Marsiglia, ma all’ultimo momento decise di accettare l’offerta di Lopez, diventando il nuovo direttore sportivo di Lille. Dopo i primi mesi di ambientamento, il portoghese cominciò a lasciare il segno.

Nell’estate del 2017 rivoluzionò la rosa con 17 giocatori nuovi e la affidò a Marcelo Bielsa. La società cominciò la stagione con grandi aspettative, ma qualcosa andò storto e Bielsa fu esonerato. E probabilmente con Campos non ci fu mai un grande feeling vista la forte personalità dell’allenatore argentino, che tentava di affermare la sua autorità anche sulla gestione del club. Bielsa fu sostituito da Christophe Galtier, reduce da buone stagioni al Saint-Étienne, che aiutò il Lille a evitare la retrocessione in Ligue 2.

Allentata la tensione dopo lo scampato pericolo, il mercato estivo diventò di vitale importanza per rilanciare il club. E oggi si può certamente dire che il direttore sportivo del Lille ha prodotto una delle campagne acquisti più impressionanti, esplorando mercati oscuri alla ricerca di giovani talenti e calciatori più esperti. La mossa di portare José Fonte a Lille è un perfetto esempio di come il direttore sia in grado di identificare giocatori che si abbinano perfettamente al progetto in questione.

Il difensore centrale ha 35 anni, non è riuscito a fare una buona impressione al West Ham United e Dalian Yifang, e questa estate è arrivato in Francia a parametro zero con scarse aspettative sul suo conto. Sembrava che l’ex giocatore del Southampton fosse ormai sul viale del tramonto, invece quest’anno è stato uno dei migliori difensori centrali della Ligue 1 e ha dato alla squadra anche una leadership importante.

Fonte non è l’unico giocatore arrivato a costo zero: oltre a lui, sono stati presi Rafael Leão Jonathan Bamba. Leão è un attaccante centrale arrivato dallo Sporting Lisbona a parametro zero mentre Bamba ha scelto di raggiungere nuovamente Galtier alla scadenza del suo contratto con il  Saint-Étienne. Questi due giovani, rispettivamente di 19 e 22 anni, sono tra i punti di forza della squadra seconda in classifica in Ligue 1.

Pépé e gli altri colpi di Campos

Uno dei colpi estivi più riusciti di Campos è Zeki Çelik, pescato nell’İstanbulspor, squadra della seconda serie turca, per circa 2,5 milioni di euro. Un acquisto che si è rivelato un affare visto che oggi il ragazzo è uno dei migliori terzini del campionato.

Ma il lavoro di Galtier in panchina ha ridato luce anche agli acquisti del primo mercato estivo di Campos, quello del 2017, giocatori che sembravano persi dopo una stagione estremamente negativa. Gli esempi sono Fodé Ballo-Touré e Boubakary Soumaré, che erano arrivati entrambi dal Psg a parametro zero. Il primo è stato rivenduto a gennaio di quest’anno al Monaco per circa 12 milioni di euro dopo una serie di grandi prestazioni.

Anche Thiago Mendes era arrivato nel 2017 per 10 milioni dal San Paolo. Ha lottato per convincere i critici e oggi è uno dei centrocampisti più efficaci del campionato. Il più impressionante, ovviamente, è Nicolas Pépé. L’ala ivoriana, miglior calciatore del Lille in questa stagione, ha già segnato 17 in Ligue 1, contribuendo con altri 10 assist. Acquistato dall’Angers nell’estate del 2017 per un valore di circa 11 milioni di euro, è esploso in questa stagione e su di lui ci sono le attenzioni dei principali club europei. Tant’è che Campos è stato costretto a dichiarare a gennaio che il Lille non avrebbe negoziato la vendita della sua stella a meno di offerte superiori a 80 milioni di euro.

Pépé, ala destra, oggi completa un reparto micidiale completato da Jonathan Ikoné, 20 anni, trequartista centrale, da Bamba, schierato a sinistra, e dalla punta Leão: l’età media è di 21 anni. Galtier ha svolto un lavoro tattico e tecnico enorme e ha valorizzato le idee di Campos e le sue capacità di scopritore di talenti. 

Ai direttori sportivi di alto livello non viene spesso attribuito il merito della loro dedizione e delle loro decisioni, e questo è più che vero per quanto riguarda Campos. Il suo lavoro stellare sul mercato è passato regolarmente inosservato nonostante abbia dimostrato più volte quanto sia bravo nell’identificare giovani di talento per soddisfare la filosofia di un club.

Le cessioni di Bernardo Silva e Bakayoko, per esempio, hanno garantito al Monaco un profitto totale di oltre 80 milioni di euro. Nessun direttore sportivo nel calcio europeo è sottovalutato come quello del Lille e possiamo dire che attualmente Campos è il migliore del settore. Ha promesso che il suo lavoro a Monaco non sarebbe stato il suo “capolavoro” finale, e grazie al lavoro svolto al Lille Campos sta mantenendo la parola data.

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