Ma César Gómez aveva davvero un autosalone?

11/04/2019 di Valerio Albensi

cesar gomez

L’estate del 1997 per la Roma è una stagione di profondi cambiamenti. La squadra ha appena concluso un campionato tormentato, iniziata con Carlos Bianchi in panchina; Franco Sensi è amareggiato e decide di rivoluzionare rosa e staff tecnico. La scelta dell’allenatore è sorprendente: il presidente affida la Roma a Zdenek Zeman, che piace alla gente per il calcio spettacolare, ma che ha anche un passato “scomodo” da tecnico della Lazio. Sensi stravolge anche l’organico e in una sola finestra di mercato arrivano 13 nuovi calciatori.

Uno dei rinforzi è César Gómez del Rey.

cesar gomez roma

«… in tali frangenti si esalta»

Nel 1997 lo spagnolo César Gómez del Rey sta per compiere 30 anni ed è un difensore centrale che si è messo in mostra nel Tenerife, la squadra rivelazione della Liga che ha eliminato la Lazio del Boemo dalla Coppa Uefa. I giornali scrivono che in quella occasione Zeman ne è rimasto colpito: la Roma non riesce a convincere Miguel Ángel Nadal del Barcellona (lo zia di Rafa) e punta un altro spagnolo, il meno famoso César. Uno che comunque arriva in Italia con la fama di unico difensore del campionato spagnolo capace di fermare Ronaldo, almeno così lo descrivono le cronache di quei giorni.

Ecco come lo presenta la rivista ufficiale La Roma sul numero luglio/agosto 1997:

“Ha giocato a zona sia nel Valladolid che nel Tenerife, a seconda delle esigenze del tecnico, ma può essere implacabile nella marcatura. Insomma è un duro, ma allo stesso tempo molto corretto in campo.

Felicemente sposato, sta studiando la lingua italiana. È contento di giocare al fianco di un campione come Aldair. Punta molto sul suo connazionale Helguera che considera uno dei giovani giocatori spagnoli più promettenti e non vede l’ora di giocare all’Olimpico, davanti ad ottantamila persone, in tali frangenti si esalta. Ama fare gruppo e considera lunità dello spogliatoio la base per qualsiasi vittoria. Sa che Zeman ha fiducia in lui avendolo incontrato come avversario nei 112 minuti giocati in Coppa Uefa”.

Il derby, poi basta

César è un buon difensore però non riesce a farsi apprezzare dall’allenatore per tanti motivi: è abituato a un calcio molto diverso da quello italiano e ormai è troppo maturo per riuscire a cambiare stile di gioco. Lo vediamo in campo per una manciata di minuti contro Napoli e Fiorentina, poi l’1 novembre arriva quella che sulla carta sarebbe una grande occasione: Aldair e Petruzzi, i due centrali titolari, sono squalificati per il derby così tocca a César Gómez e Christian Servidei sostituirli. Per lo spagnolo è la prima partita da titolare con la Roma in Serie A, per il collega la seconda: è la classica situazione in cui può andare tutto benissimo o tutto malissimo, il confine tra una notte di gloria e il disastro è sottile. 

E a César Gómez del Rey e alla Roma quella sera va tutto storto: nonostante l’uomo in più per quasi novanta minuti, perdiamo 3-1 una partita in cui la Lazio si diverte a giocare sugli squilibri e le fragilità della squadra di Zeman. 

Da quel momento in poi, Gómez finisce ai margini: non giocherà più in quella stagione e non scenderà in campo neanche nei successivi tre anni di contratto. Si allenerà a Trigoria senza poter dare un contributo alla squadra.

Nella stagione 1999-2000 ci ricordano che è ancora un giocatore della Roma perché almeno viene inserito nella foto ufficiale.

cesar gomez

Così sul suo conto cominciano a circolare strane voci, come quella che sarebbe stato acquistato per sbaglio. Secondo una di queste dicerie, Zeman avrebbe voluto prendere Paz, l’altro centrale del Tenerife, ma non ne ricordava il nome e, dopo avere chiesto a Casiraghi, aveva indicato Gómez facendosi ingannare dal cognome che terminava con la stessa lettera. Voci che in qualche modo i giornali e gli altri mezzi di comunicazione finiscono per alimentare. Ecco cosa scrive di César Gómez sempre la rivista La Roma nel numero di giugno 1998.

“Tre presenze. Due apparizioni per pochi minuti, contro Napoli e Fiorentina, poi la brutta serata contro la Lazio. Non fu certamente l’unico responsabile di quella sconfitta, ma ha pagato caro quella partita, che ha rappresentato comunque il miglior derby giocato dalla Roma. Da allora non ha messo più piede in squadra, ottenendo anche rarissime apparizioni in panchina. Adatto alla marcatura a uomo più che a quella a zona, ha chiaramente evidenziato difficoltà tecnico-tattiche ed è stato ben presto escluso da Zeman. Molti dubbi permangono sul suo acquisto: casuale o espressamente voluto dal tecnico? Non è stata mai fatta chiarezza”.

Gómez resta a Roma fino al 2001, cioè fino alla scadenza del suo contratto. Sul suo conto si dice di tutto: che ha aperto un autosalone all’EUR anzi no sull’Appia anzi no a Cecchina; che la moglie vende pellami alla Balduina; che un tifoso un giorno fuori da Trigoria gli ha detto: «A César Gómez, se ciai ‘na penna te faccio n’autografo».

Tutti romani, tutti romanisti

Da questo fatto, vero o di fantasia, ma che denota un’ironia tipicamente romana, ha preso spunto Andrea Cardoni per il suo Tutti romani, tutti romanisti – Il romanzo di César Gómez, un libro che è uscito un paio di anni fa, ma che è ancora acquistabile. 

Diciamo subito che la storia di César Gómez è solo un pretestoPerché i protagonisti di Tutti romani, tutti romanisti siamo noi, noi tifosi della Roma. La storia di Gómez è la scusa per scavare nel profondo di quelle dicerie che si autoalimentano e diventano vere a forza di raccontarle, quelle leggende metropolitane che ci tramandiamo e a cui finiamo per credere. Quante ne abbiamo sentite? Quante cose abbiamo sentito su De Rossi, per esempio.

Il romanzo parte dal racconto di quel fatto che sarebbe accaduto fuori dai cancelli del centro sportivo di Trigoria e attraverso una serie di interviste punta ad arrivare a risolvere un doppio giallo: “Chi è il tifoso che ha fatto l’autografo a César Gómez? E, soprattutto, che fine ha fatto César Gómez? Le risposte date dagli intervistati e qui narrate si basano su personali versioni di fatti, memorie, leggende e fregnacce riguardanti città, calciatori, autosaloni, tifosi, santi, squadre, non tifosi, pupazzi Romoli e autografi”.

Il risultato di questa indagine è costituito da 81 brevi racconti: un romanzo collettivo che dalla storia di una delle tante meteore passate nel nostro cielo allarga l’osservazione a tutto l’universo romanista. E così una domanda su César Gómez diventa per un tifoso l’occasione per raccontare la propria storia accanto alla Roma, la sua visione del calcio, perfino della vita. C’è quello che Gómez neanche lo nomina e va a finire al suo rapporto con il padre laziale; altri che parlano di quando da ragazzini giocavano sotto casa o a PC Calcio; un altro ancora che, non si sa grazie a quale connessione, da César Gómez finisce a ricordare la Roma del secondo scudetto; c’è il tifoso che racconta di quando fuori da Trigoria notò Cervone fare un gesto misterioso e un suo amico spiegò il rombo di centrocampo a Carlos Bianchi (intervista numero 11, divertentissima).

C’è tutto il nostro mondo fatto di storie, di pettegolezzi, ma anche di eccessi. Ci sono i campioni e le pippe, le giornate indimenticabili e quelle dolorose. Un campionario di ricordi spesso confusi (“l’anno dei quattro derby persi con César Gómez”, ma in realtà lui ne giocò solo uno), che sono inevitabilmente offuscati dagli anni che passano.

Tutti romani, tutti romanisti è soprattutto un libro intelligente, un romanzo appassionato che è anche molto divertente. Ci sono tante letture interessanti sulla Roma e il libro di Andrea è senza dubbio tra queste. A noi era sfuggito: lo abbiamo scoperto da poco e ci è molto piaciuto, per questo te ne abbiamo parlato.

L’intervista finale, che non sveliamo, è quella che chiarisce almeno una parte dei misteri. E lo fa nella maniera più semplice e naturale possibile, con lo spirito del cronista.

Dunque, l’autosalone César Gómez lo aveva aperto davvero? Non ti resta che leggere il libro.

“Tutti romani, tutti romanisti – Il romanzo di César Gómez” di Andrea Cardoni – Marcos y Marcos, 191 pagine

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