La crisi del Napoli, Manolas e la Roma

08/11/2019 di Rudi

Chissà se Kostas Manolas è rimasto sorpreso dai fischi con i quali è stato accolto allo stadio Olimpico sabato scorso. Se è vero che per i romanisti il suo resterà per sempre il volto di una delle rimonte più belle della storia della Roma e della Champions League, è altrettanto vero che le modalità del suo addio hanno deluso in molti. Kostas ha scelto di ripartire dal Napoli chiudendo in maniera piuttosto fredda i legami con la Roma e con una tifoseria dalla quale ha ricevuto affetto anche nell’ultima tormentata stagione. Ricorderete, per esempio, il dopo-partita di Plzen di un anno fa, con il suo gesto verso i tifosi che fu molto apprezzato.

Di sicuro però Manolas non si aspettava che scegliendo il Napoli «per vincere», come ha ripetuto più volte negli ultimi mesi, si sarebbe ritrovato in una situazione simile a quella che ha voluto lasciarsi alle spalle. In campionato, dopo 11 partite, la squadra di Ancelotti ha raccolto appena 18 punti (due in più rispetto alla problematica Roma di un anno fa, l’ultima con il difensore greco) ed è distante undici punti dalla Juventus capolista, la squadra alla quale avrebbe dovuto contendere lo scudetto.

Come se non bastasse, Kostas è stato battuto dai suoi ex compagni sabato in una partita nella quale Chris Smalling, il suo erede in difesa, è stato tra i migliori in campo. Ecco, difficilmente ad agosto Kostas avrebbe immaginato di ritrovarsi oggi quattro punti sotto una Roma che aveva lasciato all’anno zero.

La crisi del Napoli e il caso del ritiro

Dopo la sconfitta di Roma e il pareggio contro il Salisburgo, in Champions League, la situazione all’interno della squadra si è fatta pesante. I calciatori, guidati da alcuni senatori, hanno rifiutato di partecipare al ritiro ordinato dal presidente De Laurentiis dopo la partita europea e sui giornali si è parlato senza mezzi termini di “ammutinamento”.

La situazione continua a essere incandescente, si parla addirittura di azioni legali della società contro i giocatori per tutelare la propria immagine, intanto la leadership di Carlo Ancelotti non sembra più salda come nello scorso anno. Su Il Post un lungo e interessante articolo spiega in maniera dettagliata tutti i risvolti di questa incredibile storia.

La sensazione, dall’esterno, è che questo gruppo ancora molto simile a quello dell’era Sarri abbia bisogno di una rifondazione profonda e che ad alcuni “big” dello spogliatoio servano nuovi stimoli.

Ora il clima è pesante e questo inevitabilmente si ripercuote sul rendimento in campo di una squadra che non dà l’idea di essere unita come un tempo. E non è decollata ancora la coppia Manolas-Koulibaly, indicata praticamente da tutti come una delle dighe più forti del calcio europeo. Insieme, Manolas e Koulibaly hanno giocato appena sei partite su 15 disponibili, colpa di infortuni e squalifiche. Non è il tipo che si guarda indietro Kostas, e probabilmente di rimpianti non ne avrà.

Sabato però ha ritrovato i suoi ex compagni con uno spirito e un’unità che ha ricordato quelli delle grandi notti di qualche anno fa. Proprio quello che cercava a Napoli e che, invece, ha lasciato qui.