Nel nome di Paulo: così Fonseca si è preso la Roma

28/10/2019 di Patrizio Cacciari

Alzi la mano chi si sarebbe aspettato la mossa di Gianluca Mancini davanti la difesa o di vedere Javier Pastore in campo per tre partite consecutive e molto ravvicinate. Mentre la Roma arrancava, decimata dagli infortuni più inspiegabili, qualcuno ha iniziato a chiedere a Paulo Fonseca di inventarsi qualcosa. E quel qualcosa è arrivato e ci sta dando più che una speranza. La Roma è viva.

Se non fosse stato per uno dei rigori più vergognosi di sempre, quello fischiato dall’arbitro Collum per un colpo di faccia di Smalling nei minuti di recupero contro il Borussia, sarebbero state due le vittorie in questa settimana. Proprio dopo la brutta prova di Genova, dove Fonseca dalla tribuna aveva osservato quasi incredulo una Roma molto lontana dalla sua idea di coraggio.

Questa mattina il mister è tornato a twittare. Non lo faceva dalla prima vittoria contro il Sassuolo: «Continuiamo a lavorare e a lottare insieme per i nostri colori». Fonseca sta diventando un punto di riferimento. E’ arrivato tra lo scetticismo generale di chi avrebbe preferito un minestraro senza fronzoli a un allenatore dal profilo internazionale, tanto che le prime critiche ricevute sono state quelle di essere un integralista (nel migliore dei casi) e uno zemaniano (nel peggiore).

 

Dopo i primi accorgimenti tattici, necessari vista la squadra ancora incompleta e il mancato inserimento dei nuovi, Fonseca è diventato l’italiano, prima inteso in senso positivo, poi subito dopo la sconfitta con l’Atalanta quel complimento si è trasformato in un boomerang: «non ci ha fatto vedere nulla fin’ora».

Ma provateci voi a lavorare con mezza squadra a disposizione, decimata da infortuni che terranno fuori alcuni calciatori per settimane. Assaporata anche l’inadeguatezza della classe arbitrale, sia italiana, che estera, in silenzio ha scontato il turno di squalifica, e capito che alla Roma non vengono fatti veri sconti, altro che la giornata in meno decisa dal giudice sportivo.

Lavorare e lottare insieme per i nostri colori. Così è stato fatto e i risultati sono arrivati, inventandosi di nuovo qualcosa, proprio come in parte avevamo visto nelle prime partite: il terzino bloccato, il mediano largo sulla fascia per permettere la costruzione dal basso. Le ultime idee sono state quelle trollate in conferenza stampa: «Pastore va gestito, è una situazione speciale». E invece ieri sera il Flaco era ancora in campo nei minuti finali, a guadagnarsi una punizione che ci ha fatto respirare.

Ma il tunnel è ancora lungo, Fonseca lo sa. E lo ha ribadito in conferenza stampa sottolineando un aspetto molto importante: troppe partite ravvicinate, senza possibilità di recuperare per almeno 72 ore. Era un appello a chi comanda il calcio, una giusta critica. Mercoledì la Roma sarà di nuovo in campo a Udine, sabato ospiterà il Napoli, giovedì volerà in Germania e domenica chiuderà questo assurdo ciclo con un’altra trasferta, stavolta a Parma. Ci vorrà l’aiuto di tutti, anche di chi finora non avevamo mai visto, come Cetin, che entrato per 15 minuti sembrava voler spaccare il mondo. Il gruppo c’è. Se la Roma ancora non gioca come tutti vorremmo, ha dimostrato almeno di saper soffrire e vincere da squadra, guidata da un personaggio che in pochi mesi è riuscito a prendersi la scena. Contro tutto e tutti, altro che minestre.