No, Totti e Spalletti non sono ancora diventati «amicissimi»

16/04/2019 di Rudi

Si ritroveranno sabato, a San Siro, e forse continueranno a evitarsi, com’è successo all’Olimpico lo scorso 2 dicembre. Ma è impossibile non pensare a quello che è accaduto negli ultimi anni tra Francesco Totti e Luciano Spalletti quando Roma e Inter tornano ad affrontarsi, soprattutto perché la partita del Meazza capita esattamente a tre anni di distanza da quel Roma-Torino 3-2 in cui lo storico capitano ribaltò il risultato con una doppiettadopo essere entrato in campo all’86’.

Tutti gridammo al miracolo sportivo e tutti ricordiamo l’atmosfera magica di quella sera allo stadio.

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Le sorprese in clinica

Non è stato sempre così tra Totti e Spalletti, anzi. Nella suo libro, Un Capitano, scritto con Paolo Condò, lo storico capitano della Roma racconta dell’ottimo rapporto avuto con l’allenatore durante la prima esperienza sulla nostra panchina.

Una sintonia che raggiunge il livello più alto nei giorni immediatamente successivi al grave infortunio alla caviglia del febbraio 2006, che rischia di costare a Totti i Mondiali. Francesco ricorda che, nei giorni in cui è ricoverato in clinica, Spalletti si presenta tutte le sere per tenergli compagnia, coinvolgerlo nelle decisioni di campo e addirittura di mercato. Totti apprezza e il rapporto con il mister diventa più profondo.

Le carte

È lo stesso capitano, nel suo libro, senza farsi sconti, a individuare il momento preciso in cui si verifica il primo vero momento di contrasto con Spalletti. All’allenatore non vanno giù certi comportamenti poco professionali durante i ritiri: Francesco e altri calciatori hanno l’abitudine di giocare a carte fino a tardi e questo al tecnico non piace.

Totti racconta un fatto accaduto la notte prima di Roma-Messina del 27 maggio 2007, ultima partita di una stagione in cui l’unico obiettivo rimasto è quello personale di vincere la Scarpa d’Oro. La notte prima della partita, molti giocatori restano nella sua stanza a giocare fino alle 5.30: Spalletti se ne accorge, fa irruzione e rimprovera i 12 calciatori presenti in quel momento nella camera. È deluso e da quel giorno probabilmente qualcosa con Totti si incrina.

I rapporti restano cordiali dopo l’addio di Spalletti nel 2009, come testimonia Francesco, ma quando l’allenatore torna a Trigoria per la seconda volta, nel gennaio 2016, Totti percepisce un diverso atteggiamento nei suoi confronti. Spalletti lo rimprovera indirettamente per le partite a carte durante i ritiri, poi faccia a faccia gli dice: «L’altra volta ti ho permesso tutto, Francesco, ora non più. Devi correre come gli altri, anche se ti chiami Totti».

Nel frattempo, il capitano viene impiegato poco e il malumore cresce.

L’intervista al Tg1 e l’esclusione

La tensione sale fino a quando, il 20 febbraio, Totti in un’intervista al Tg1 chiede chiarezza alla società e a Spalletti («Lo stimo come persona e come tecnico, ma certe cose speravo di sentirle di persona anziché doverle leggere sul giornale»). L’allenatore non gradisce quello sfogo che sente come un attacco personale e il numero dieci racconta di un confronto pesante a Trigoria nel quale gli verrebbe imposta «la punizione più umiliante», quella di lasciare il ritiro. Una circostanza che Spalletti però smentirà dopo l’uscita del libro: «Non ho mai cacciato Totti da Trigoria: fu lui ad andarsene».

In base a questa versione e alla ricostruzione fatta da Il Romanista lo scorso 4 dicembre, raccogliendo altre testimonianze, l’allenatore toglie Francesco dalla lista dei convocati, dopo avere consultato la società, e il numero dieci, sentendosi umiliato, risponde tornandosene a casa. La Roma affronta il Palermo e lo batte 5-0 in uno stadio Olimpico che invoca a gran voce il nome del capitano.

A Bergamo succede di tutto

L’episodio viene archiviato e Totti comincia anche a ritagliarsi più spazio a partita in corso, soprattutto quando le cose si mettono male. Il 17 aprile però con Spalletti a Bergamo sono ancora scintille. La Roma pareggia 3-3, salvata in extremis proprio da un gol del capitano, ma negli spogliatoi la situazione è incandescente: le urla arrivano fino alla sala stampa e vengono riportate da siti e giornali. 

Secondo Totti, Spalletti sbotta accusando lui, Pjanic e Nainggolan di avere giocato in camera fino a dopo la mezzanotte. Tra l’altro, nel libro Francesco racconta la divertente scenetta del mister che resta appostato fino a tardi davanti alla sua camera.

“Il mio armadietto è il più lontano dall’ingresso, sono accanto a De Rossi e Florenzi, chinato sulle scarpe che mi sto sfilando – ricorda Totti nel libro -. Non mi accorgo dell’improvviso silenzio. Quando rialzo la testa trovo la faccia di Spalletti a un centimetro dalla mia. Mi aspettava. «Basta, hai rotto le palle, pretendi ancora di comandare e invece te ne dovresti andare, giochi a carte malgrado i miei divieti, hai chiuso». Il tutto gridato a massimo volume. È l’ultimo litigio tra me e Spalletti, nel senso che perdo le staffe anch’io e ci devono separare in quattro perché altrimenti ce le daremmo di santa ragione. Di lì in poi, chiuso”.

Roma-Torino

Nei giorni successivi, i giocatori si scusano con l’allenatore. E nel turno infrasettimanale che si gioca quel mercoledì succede qualcosa di magico che ha Totti come protagonista. È l’86’ della partita in casa contro il Torino e la Roma è sotto 2-1: il capitano entra e, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, trova subito la deviazione vincente in spaccata, sotto la Curva Sud.

La gente che lo reclamava in campo è in estasi, ma il bello deve ancora venire. Perché nel recupero l’arbitro Calvarese vede un tocco con la mano in area di Maksimovic e concede un rigore che Totti non può non battere: Padelli sfiora il pallone, ma è gol e con una doppietta in pochi minuti Francesco ha ribaltato il risultato. Un’impresa da campionissimo.

Ci saranno altre incomprensioni nella stagione successiva, l’ultima di Totti (l’intervista di Ilary Blasi che definisce Spalletti un «piccolo uomo», il mancato ingresso in campo del capitano a San Siro contro il Milan che ancora oggi sembra un “dispetto” senza senso) e Roma-Genoa, ultima giornata di campionato della stagione 2016-17, sarà la partita degli addii: Totti lascerà il calcio giocato, Spalletti la Roma.

Amicissimi

«Ora con Francesco diventeremo amici, amicissimi», dice l’ormai ex allenatore romanista nella sua ultima conferenza stampa. E poi lancia una provocazione: «Non escludo il ritorno». Sarà difficile però rivedere insieme lo storico capitano e il tecnico perché il rapporto sembra ormai compromesso. Totti è convinto che Spalletti abbia fatto di tutto per portarlo a smettere di giocare mentre l’attuale allenatore dell’Inter è convinto del contrario: «La Roma sapeva dall’inizio della stagione che non avrei mai firmato il rinnovo del contratto e dunque Totti, senza di me, avrebbe potuto rimanere».

A Spalletti poi non sarebbero andate giù le ricostruzioni fatte da Francesco nel capitolo del libro intitolato “Il secondo tragico Spalletti”, rivelazioni che a suo parere avrebbero ancora di più avvelenato il clima nei suoi confronti a Roma. Si sente un reietto, uno a cui la piazza più importante della sua carriera ha voltato le spalle.  

Sabato dunque si ritroveranno e molto probabilmente non si saluteranno. E questo è un peccato perché il miglior calciatore della nostra storia e il miglior allenatore degli ultimi 15 anni insieme ci hanno regalato stagioni indimenticabili: Totti grazie a Spalletti ha vissuto una seconda giovinezza a 30 anni, interpretando il ruolo di falso nove che gli è stato cucito su misura; Spalletti ha avuto in Totti un fuoriclasse che ha esaltato il suo gioco.

Sarebbe bello, un giorno, rivederli camminare insieme.

“Un capitano”, di Francesco Totti con Paolo Condò – Rizzoli, 503 pagine

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