Non è ancora il momento di smettere di credere in Schick

02/05/2019 di Valerio Albensi

Perché Schick non riesce ad affermarsi nella Roma? Cosa gli manca per fare il salto di qualità? È giusto che la società continui a credere in lui? Queste sono le domande che probabilmente tutti ci facciamo quando pensiamo ai due anni da romanista di Patrik, due stagioni in cui ha segnato poco (otto gol tra campionato e coppe), ha giocato senza continuità e spesso lo ha fatto in una posizione decentrata.

Schick II

All’inizio di Rudi, parlando del momento di Patrizio Elegante (copyright Cinepartita), avevamo espresso perplessità sulle sue capacità di essere il vice-Dzeko ideale. Da attaccante centrale infatti faticava a entrare nel vivo del gioco (toccava un pallone ogni quattro minuti) e dava la sensazione di soffrire il corpo a corpo con i difensori.

Dopo cinque mesi e dopo un periodo in cui Ranieri sembra averlo messo da parte, possiamo provare a fare un bilancio quasi conclusivo di Schick II.

Abbiamo diviso le sue prestazioni in campionato in base al ruolo (attaccante centrale ed esterno destro) e le abbiamo comparate con il rendimento stagionale in nazionale, squadra nella quale viene sempre impiegato sempre al centro dell’attacco.

La prima differenza che salta subito all’occhio è il diverso rendimento tra le partite in cui gioca attaccante centrale e quelle in cui viene impiegato esterno. Schick non ha mai digerito il ruolo di ala nel 4-3-3 o in un 4-2-3-1 e i numeri dicono chiaramente che il progetto di trasformarlo in un esterno d’attacco è fallito. Anche Di Francesco ci aveva rinunciato.

Il motivo è che in quella posizione Patrik annulla totalmente la sua pericolosità offensiva e non riesce a incidere.

Guarda la tabella qui sotto.

Numeri di Patrik Schick nella stagione 2018-19

Abbiamo capito che l’esterno…

Nei 315 minuti giocati da esterno in campionato, Schick ha avuto un valore di expected goals (xG) ogni 90 minuti praticamente nullo, 0,02, contro lo 0,47 e lo 0,36 da attaccante centrale in Serie A e con la Repubblica Ceca. Per semplificare, ricordiamo che gli xG esprimono il valore statistico di ogni conclusione fatta da un calciatore: più è alto quel valore, che può andare da 0,01 a 1, più il “peso” del tiro è elevato perché è avvenuto in condizioni favorevoli.

Come esterno d’attacco, Schick è andato al tiro mezza volta a partita(0,57 ogni 90 minuti) ha dribblato pochissimo (1,43 dribbling ogni 90 minuti) insomma non è stato mai realmente pericoloso. Un anno fa, era stato impiegato in quella posizione per 425 minuti in campionato riuscendo a segnare solo una volta (con il Chievo) e maturando 0,37 xG ogni 90 minuti.

Non a caso Ranieri lo ha schierato sulla fascia solo in emergenza: nelle cinque volte in cui ha giocato titolare, è stato al centro dell’attacco (solo o con Dzeko) quattro volte, mentre da esterno ha giocato solo contro il Napoli. Sulla fascia troppe volte lo abbiamo visto perdere energie in lunghe rincorse all’indietro, allunghi generosi, ma inutili.

E da attaccante centrale?

Accantonato definitivamente il “progetto esterno”, com’è andato da attaccante centrale? I numeri sulla pericolosità di Schick con la Roma non sono di certo clamorosi, ma migliorano e anche di tanto con la Repubblica Ceca, dove probabilmente è favorito da un contesto tattico diverso.

Con la Roma, per esempio, spesso gli spazi sono limitati perché gli avversari si chiudono e in questa condizione Patrik fa più fatica: non ha l’abilità e l’intelligenza tattica di Dzeko nel muoversi spalle alla porta, dà l’idea di non amare il corpo a corpo con i difensori e di non essere a suo agio con la pressione di una marcatura stretta.  

Forse è anche per questo che le sue prestazioni migliori da attaccante centrale sono arrivate contro squadre che hanno affrontato la Roma a viso aperto (il Sassuolo e, in misura minore, la Sampdoria) o che l’hanno costretta ad attaccare in contropiede (l’Inter in casa). In questo contesto tattico, più simile a quello che abitualmente ritrova in nazionale, Schick può incidere perché può sfruttare le sue armi più potenti giocando con la faccia rivolta alla porta e tanto campo davanti a sé: velocità in conduzione di palla, controllo, dribbling, agilità. 

Pregi e difetti

Qualche azione può aiutarci a inquadrare meglio il suo stile.

Qui, nell’amichevole contro il Brasile del 26 marzo, punta Marquinhos, che nell’uno contro uno non è proprio uno degli ultimi arrivati, e lo costringe più volte a stenderlo (succede più volte nella partita). Non è facile contrastare Schick, anche quando sembra andarsi a chiudere puntando la zona di campo sbagliata, perché è molto bravo a tenere incollata la palla al piede e a spostarla velocemente.

Patrik Schick in Repubblica Ceca Brasile

In un’altra azione, contro il Sassuolo, è devastante. Viene a giocare il pallone con Nzonzi nella metà campo della Roma, e dopo la combinazione che taglia fuori quattro avversari può puntare verso la porta in campo aperto. Non c’è però intesa con Zaniolo e Ünder che accompagnano l’azione e Schick finisce per andare alla conclusione da posizione sfavorevole, tiro che viene ribattuto.

Patrik Schick Roma 2018-19

Al Sassuolo segna anche uno dei suoi tre gol in campionato: scatta sul filo del fuorigioco su un lancio in verticale e scarta il portiere. In questa partita in cui mostra pregi enormi, Schick fa vedere anche i suoi limiti davanti alla porta, zona del campo dove non sembra avere ancora maturato la freddezza del grande attaccante. Guarda questa occasione.

Schick Sassuolo

Su un calcio piazzato, gli avversari lo perdono e lui, da ottima posizione, avrebbe tutto il tempo per colpire forte e indirizzare il pallone. Invece colpisce debolmente, quasi spaventato da una possibile uscita del portiere, e spreca una palla gol colossale.

Schick non è un formidabile regista offensivo come Dzeko, ma può di sicuro migliorare certe scelte nello sviluppo dell’azione e abituarsi all’idea di liberarsi prima della palla. Spesso lo vediamo fare una o due giravolte su se stesso con il sinistro, sempre di esterno. Come in questo caso, contro l’Inter, tra l’altro una delle sue migliori prestazioni stagionali.

Ancora una volta difende bene palla, ma perde l’attimo per servire Zaniolo e ricomincia con un’altra giravolta.

Quanto e come tira Schick

Interessante il confronto con gli altri migliori centravanti della Serie A. Il grafico qui sotto mostra la relazione tra numero di conclusioni a partita e xG medio per tiro. Più è alto quest’ultimo indicatore, più l’attaccante ha calciato in situazioni favorevoli (più vicino alla porta, da una posizione centrale o dopo un dribbling).

Schick riesce ad andare al tiro poche volte (2,44 a partita da punta centrale), ma lo fa in situazioni favorevoli visto che il suo xG per tiro è 0,18, lo stesso di Piatek.

Infatti la mappa delle sue conclusioni dice che Patrik va al tiro prevalentemente dal centro dell’area: evita di calciare da posizione decentrata o da fuori area. Avrebbe un discreto margine per perdere qualcosa in qualità, ma aumentare la quantità delle conclusioni e, inevitabilmente, la probabilità di segnare.

Questa è un’altra differenza con Dzeko, che ha oltre quattro tiri a partita, ma un xG molto più basso 0,11: vuol dire che probabilmente Edin è stato costretto a calciare da posizioni svantaggiose, assumendosi dei rischi,infatti 34 dei suoi 113 tiri sono arrivati da fuori area contro i due su 28 di Schick da centravanti.

Ecco la mappa dei tiri di Schick e Dzeko a confronto.

A sinistra le conclusioni di Schick in campionato, a destra quelle di Dzeko

Quale futuro per Patrik?

Oggi Pavel Paska, procuratore di Schick, ha parlato del suo futuro al sito ceco idnes.cz«La prossima stagione sarà decisiva, Patrik ha imparato molto e non gli consiglierei un trasferimento in estate. Schick è resiliente: ha personalità, ma ha bisogno di essere più aggressivo».

Schick difficilmente lascerà la Roma, visto che l’accordo con la Sampdoria prevede delle clausole piuttosto rigide fino a febbraio 2020 e probabilmente le parole di Paska sulla sua personalità centrano il punto. L’attaccante sembra non avere ancora maturato quella determinazione giusta per imporsi ad altissimi livelli con continuità, tant’è che da qualche mese si è anche rivolto a un mental coach, Jan Mühlfeit. «Aiuto le persone a sbloccare il loro potenziale umano»ha detto questo speciale preparatore in una recente intervista. E probabilmente ha cercato anche di aiutare Patrik a gestire la pressione delle aspettative visto che è l’acquisto più pagato nella storia della Roma. 

Ha scritto Marco D’Ottavi su l’Ultimo Uomo“In una società basata sul profitto e le plusvalenze, Schick è un Gesù Cristo costato troppo. Perché c’è solo una cosa peggiore dell’essere troppo forti per una squadra sempre impegnata a far quadrare il bilancio: non esserlo abbastanza. Schick oggi è un bidone in una squadra che non può permettersi bidoni. L’acquisto più costoso della storia della Roma in linea per diventarne la più grande catastrofe.
 
[…]
 
Schick deve cercare la pace fuori dal campo da calcio. Prendersi un anno sabbatico e partire: fare l’interrail per l’Europa o meglio il backpacker nel sud-est asiatico. Girovagare per il mondo alla ricerca della propria identità, dedicarsi agli origami in Giappone, all’hiking in Australia o al tango in Argentina. Tornare dopo 12 mesi e decidere: vuole davvero essere un calciatore?
 
Una volta risposta a questa domanda, Schick potrà risorgere”.

C’è poi il dilemma tattico. In un calcio in cui, ad altissimi livelli, non esistono più mezze punte e seconde punte (il suo ruolo naturale), o sei esterno o sei attaccante centrale. Patrik ha dimostrato ampiamente di non sapere fare l’ala. E anche i trequartisti di oggi hanno caratteristiche tecniche diverse dalle sue. Andrebbe riprogettato come attaccante centrale da un allenatore che crede in lui. Ranieri potrebbe essere questo tecnico, ma non ha il tempo per farlo adesso visto che per far giocare Schick dovrebbe lasciare fuori Dzeko (impensabile ora) o schierarlo al suo fianco rinunciando a giocatori che al momento danno più garanzie.

Ranieri lo stima, ma non può riprogrammare la Roma con Schick e Dzeko a poche giornate dalla fine.

Noi continuiamo a credere nel talento imprevedibile ed estremamente complesso di questo ragazzo di 23 anni, capace di cose che pochi sanno fare in Serie A. Anche perché il processo di crescita e di maturazione di un calciatore, come di qualsiasi altro professionista, spesso è un fiume sotterraneo che poi emerge improvvisamente.

Non abbiamo ancora smesso di credere che Schick possa diventare il centravanti della Roma dei prossimi anni. 


valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb

fonte dei dati e delle mappe di tiro: WyScout.com

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