Non è ancora una difesa impenetrabile, ma Fonseca ci sta lavorando

10/10/2019 di Valerio Albensi

Ieri avevamo fatto un bilancio delle prestazioni della Roma da un punto di vista atletico. Oggi ci soffermiamo sulla difesa, o più in generale la fase difensiva. Se nelle ultime partite abbiamo visto qualche passo indietro sul piano della produzione offensiva, la squadra di Fonseca ha mostrato sempre più sicurezza quando si è trovata a difendere, non solo in campo aperto.

Merito dell’inserimento di Chris Smalling, della crescita di Gianluca Mancini e, in generale, di una maggiore disponibilità di tutta la squadra a essere più aggressiva sulla palla.

Pensiamo subito a un dato. Nelle prime tre partite stagionali (Genoa, Lazio e Sassuolo), la Roma aveva incassato quattro gol su azione mentre nelle successive sei ne ha subiti solo due (da Atalanta e Wolfsberger). Al di là dei numeri, la squadra da un mese a questa parte è sembrata progressivamente più solida.

Contro il Genoa e contro la Lazio avevamo visto spesso una linea difensiva in difficoltà nelle letture e nelle coperture, poco aiutata dal resto della squadra quando provava ad alzarsi per accorciare in avanti.

Ricordiamo come i difensori si sono fatti sorprendere in occasione della traversa di Immobile nel derby o sul gol di Pinamonti, contro il Genoa, con i romanisti costantemente portati fuori posizione dagli attaccanti di Andreazzoli.

E con il resto della squadra poco reattiva ad attaccare la palla sul cambio di gioco e a impedire ai genoani di giocare con tranquillità.

Con il passare delle settimane però la Roma ha acquistato maggiore sicurezza, grazie anche alla presenza di Smalling, giocatore di grande esperienza che sta aiutando Mancini a crescere come centrale di un reparto a quattro.

Una mano alla linea l’hanno data anche gli attaccanti, che stanno lavorando meglio in fase difensiva, limitando le situazioni di palla “scoperta”, quelle nelle quali il portatore non è pressato.

Come e quanto corre la Roma di Fonseca?

E anche quando gli avversari riescono a superare la pressione la linea dei difensori è più pronta rispetto alle prime uscite.

Qualche esempio recente come questo, nel primo tempo di Roma-Cagliari, quando Nainggolan va via sulla trequarti e può accentrarsi puntando verso l’area romanista.

In una situazione di emergenza, in cui la linea è attaccata da quattro giocatori, i difensori temporeggiano e stringono a protezione della porta, intanto assorbono l’inserimento dei due attaccanti.

Nainggolan a quel punto allarga a destra per Nandez, sul quale però si va a staccare Kolarov. Nel frattempo, in area, gli altri tre difensori si sono allineati a scalare supportati anche dai centrocampisti.

Il cross di Nandez è facile preda di Smalling sul primo palo.

I difensori sono cresciuti anche individualmente e gestiscono meglio i confronti con gli attaccanti. Nelle tre partite di campionato che ha giocato, Smalling ha vinto complessivamente 32 duelli su 36 e 19 contrasti in difesa su 21. E anche Mancini e Spinazzola sono in crescita.

Questo è il grafico che mostra il valore medio di expected goals (esclusi rigori e autoreti) di ogni conclusione subita dalla Roma, un valore in calo nelle ultime due uscite.

Il confronto con un anno fa

Rispetto alle prime sette partite di una stagione fa, la Roma ha incassato lo stesso numero di gol, dieci, ma altre statistiche lasciano pensare che la qualità delle prestazioni difensive sia migliorata: nel lungo periodo, insomma, la squadra di Fonseca dovrebbe subire meno reti continuando così.

Tanto per cominciare, questa Roma ha subito meno conclusioni totali (da 107 delle prime giornate del 2018-19 a 81) e meno tiri dall’interno dell’area di rigore (da 59 a 45).

Un anno fa, la squadra era partita subendo tutti i dieci gol su azione; quest’anno le reti su azione incassate sono state cinque.

Questo è il confronto tra le mappe delle conclusioni subite nelle prime sette della stagione 2018-19 e di quest’anno (i pallini rossi sono i gol, rigori esclusi).

La mappa delle conclusioni subite

In cosa può migliorare la Roma?

Per esempio nei meccanismi di copertura che scattano quando un centrale deve staccarsi e rompere la linea per andare sull’avversario in possesso: centrocampisti e terzini devono essere più reattivi nel riposizionarsi. L’unica vera occasione concessa al Wolfsberger ne è un esempio.

Anche la difesa della zona centrale del campo è un altro aspetto sul quale la Roma deve fare più attenzione. Al momento, la squadra ha subito 189 attacchi dalla fascia destra, 190 dalla fascia sinistra e 120 dal centro: sulle fasce, la percentuale di conclusione degli avversari è stata rispettivamente del 12 e 9 per cento; al centro, sale quasi al 20, il 18 per cento.

Non è ancora una difesa perfetta, ma Fonseca ci sta lavorando. E presto arriveranno altre prove complesse da superare.