Ora viene il bello: dove può arrivare questa Roma?

03/11/2019 di Valerio Albensi

Prendi la formazione che è scesa in campo ieri, per esempio. C’erano il quinto centrale della rosa al debutto da titolare (Mert Cetin), un difensore adattato nel ruolo di mediano (Mancini) perché di mediani ne è rimasto uno solo (Veretout); c’erano giocatori che non possono riposare mai perché non hanno cambi e un trequartista che fino a due settimane fa veniva dipinto come un peso da “sbolognare” alla prima squadra esotica interessata (Pastore).
Ma soprattutto non c’erano gli infortunati Zappacosta, Pellegrini, Diawara, Mkhitaryan, Kalinic e Cristante, più Fazio squalificato.

Se pensiamo alla quantità e alla qualità degli assenti e al livello della prestazione grazie alla quale la Roma ha battuto il Napoli, squadra che a inizio campionato era partita con bel altre ambizioni, possiamo renderci conto di cosa è riuscito a fare Paulo Fonseca in questi primi mesi in Italia.

Ha creato un gruppo che non rinuncia mai a giocare, neanche quando deve affrontare una profonda emergenza. E quell’impianto di gioco che funziona anche in condizioni estreme è la base che sta sostenendo la Roma nelle difficoltà (gli infortuni, ma anche certi arbitraggi “sfortunati”) ed è il punto fermo che può darle slancio quando saranno tornati molti degli indisponibili.

I meriti di Fonseca

Se la Roma è tornata a essere una squadra, dopo una stagione tormentata, il merito è di un allenatore arrivato tra lo scetticismo generale che invece ha riportato a Trigoria attenzione al lavoro quotidiano e ambizione.

Ieri pomeriggio, lasciando lo stadio Olimpico, mi sono tornate in mente le sensazioni negative e l’amarezza che mi avevano lasciato quel Roma-Napoli dello scorso campionato, una dimostrazione di manifesta inferiorità. Sono passati solo sette mesi da quel giorno e la situazione si è rovesciata. Ieri abbiamo visto l’esatto contrario di quella Roma e cioè una squadra unita e organizzata, con una precisa idea di cosa fare in tutte le zone del campo. Una Roma che se l’è giocata alla pari, mettendo sotto una potenziale candidata per lo scudetto. Grazie al suo lavoro, Fonseca ha “restituito” Pastore a questa società e sta sostenendo la crescita di due talenti come Zaniolo e Kluivert.

Oggi la Roma è terza in classifica, ma soprattutto dà la sensazione che il bello sia iniziato adesso. Perché grazie a continui perfezionamenti e aggiustamenti tattici l’allenatore è riuscito a dare una solidità difensiva a questa squadra che ha retto anche contro il Napoli (nove gol subiti nelle prime sette partite ufficiali, cinque nelle successive sette di cui solo tre su azione); inoltre la crescita di calciatori come Pastore e Zaniolo ha restituito la brillantezza che l’attacco aveva smarrito nelle settimane in cui l’emergenza infortuni era stata ancora più profonda di adesso.

Prospettive

Se questo è il livello raggiunto dalla Roma con una formazione “incerottata” come quella di ieri, cosa può succedere quando saranno rientrati gli assenti?

Avevamo iniziato questa stagione con tante incognite dovute al cambio di allenatore e a un mercato che aveva rivoluzionato nuovamente la rosa: per questo eravamo preparati a ogni tipo di scenario, da quello peggiore (un’altra stagione anonima) al più positivo (il quarto posto e il ritorno in Champions).

Da ieri sappiamo che questa squadra non si perderà per strada perché ha fondamenta solide, sia tecniche sia caratteriali, e possiamo smettere di pensare alla scorsa stagione come un ricordo che continuerà ad avere un’influenza negativa sui giocatori e sull’allenatore. Questa Roma è un’altra cosa: ha i polmoni di Veretout e Mancini, il carisma di Smalling, Dzeko e Kolarov, la forza di Zaniolo.

E allora manteniamo i piedi a terra, come ha ricordato Fonseca, visto che siamo ancora a novembre e la strada è piena di ostacoli. Però una cosa la sappiamo: la Roma è tornata a puntare verso l’alto.