Pallotta se ne va: la Roma aspetta il nuovo presidente

30/12/2019 di Patrizio Cacciari

Manca solo l’ufficialità ma la Roma nelle prossime settimane cambierà proprietà. Il comunicato uscito la scorsa notte è solo la conferma di una trattativa ben avviata tra l’attuale proprietà e il Friedkin Group, che attende solo il buon esito della due diligence per mettere nero su bianco. Insomma, dopo quasi otto anni si chiude la presidenza di James Pallotta, uno dei presidenti meno amati o meglio più divisivi della nostra storia. Il motivo? Una parte dei tifosi gli rimprovera l’assenza di vittorie e una sostanziale distanza emotiva dal club.

Che si sia rotto qualcosa tra Pallotta e una parte dell’ambiente è innegabile. Che non sia mai sbocciato davvero l’amore è un altro fatto, nonostante i picchi (pochi) come il bagno nella fontana di piazza del Popolo dopo la storica vittoria sul Barcellona. In questi anni sono arrivati grandi calciatori, alcuni sacrificati per il gioco delle plusvalenze, tanto temute quanto necessarie a tenere in piedi un bilancio con un fatturato troppo basso rispetto ai costi di un top club.

La Roma nell’epoca di dominio Juve in serie A è arrivata 5 volte sul podio, sfiorando la qualificazione Champions anche nell’ultima stagione, ha raggiunto una semifinale di Champions League consolidando il suo nome tra i top team europei. Ha internazionalizzato il suo brand attraverso una serie di strategie di marketing e comunicazione mal comprese dal pubblico e dalla maggior parte degli addetti ai lavori nostrani, fermi a una concezione di club calcistico da anni 90, con i suoi pro e i suoi contro. Oggi la Roma vanta partnership commerciali importanti con brand del calibro di Nike e Qatar Airways, è dotata di una struttura eccellente come Trigoria, sta lottando da anni contro il mostro della burocrazia italiana per iniziare i lavori di uno stadio di proprietà senza l’appoggio di una buona fetta della sua stessa tifoseria. Insomma, sembra essere mancata la vittoria di una Coppa Italia per accontentare tutti. Ma non è che in questi anni non ci sia stata una squadra all’altezza. Forse le colpe vanno ricercate anche da qualche altra parte.

Tuttavia è presto per fare un bilancio completo. Quello che sappiamo è che Pallotta lascia un club in condizioni migliori rispetto a come lo aveva trovato.

Cosa cambierà nella Roma con l’arrivo di Friedkin? Secondo il Corriere della Sera poco, almeno all’inizio: «Il Ceo rimarrà Guido Fienga, che da mesi si sta occupando della trattativa. Conferme anche per ZubiriaPetrachi e Morgan De Sanctis. Se ne andrà invece Franco Baldini, fido consigliere di Pallotta mai sopportato dalla piazza. In uscita anche Baldissoni, che dovrebbe lasciare il club una volta conclusa la vicenda stadio».

Anche per Il Romanista qualcosa cambierà, ma non subito: «Magari nel tempo qualche cambiamento ci sarà, ma per ora il Ceo Guido Fienga rimarrà al suo posto, così come il dottor Calvo continuerà a essere il numero uno del settore commerciale, stessa cosa vale per Gianluca Petrachi che continuerà a essere il ds e lo stesso discorso vale quasi per tutti gli altri dirigenti. Il quasi è riferito al vicepresidente Mauro Baldissoni, il dirigente che sta seguendo in prima persona la vicenda dello stadio».

È ipotizzabile che quando ci sarà il sì definitivo, Baldissoni possa decidere di lasciare, a meno che non gli venga chiesto di rimanere per la questione stadio: a quel punto Baldissoni potrebbe decidere di rimanere. L’altro addio sarà quello di Franco Baldini che, peraltro, già da tempo aveva un rapporto di consulenza con Pallotta, non con la Roma, ancora di più la Roma di Friedkin

Ipotesi suggestive per La Gazzetta dello Sport: «“Tutto quello che ho fatto è stato solo per il bene della Roma, così come quello che farò”: queste le parole che l’attuale presidente giallorosso avrebbe fatto filtrare. Sotto Pallotta il valore del club si è moltiplicato, dato che testimonia la bontà dell’operato di un presidente mai fortemente amato dalla piazza. Nella dirigenza entrerà il figlio di Dan FriedkinRyan, che affiancherà Fienga. Il primo obiettivo sarà quello di aumentare i ricavi, a cominciare da una ridefinizione dell’accordo con Nike. Non ci saranno investimenti faraonici in termini di nuovi acquisti, così come c’è da aspettarsi ritorni per attirarsi subito le simpatie della piazza, come quelli di Totti o De Rossi».

Per Il Tempo, quotidiano che nei mesi passati ha anticipato la trattativa, l’approccio del nuovo presidente sarà diverso da quello del suo predecessore: «Niente più patron a distanza perché l’esperienza di Pallotta è stata da esempio a tutti. Per gestire una club di prima fascia in serie A, soprattutto se legato a una città nevrotica e poliedrica come Roma, serve una presenza fissa. La società, la squadra, la gente, insomma l’intera piazza deve sentire che c’è un uomo che decide qui e non un riferimento dall’altra parte dell’oceano al quale arriva tutto in maniera, inevitabilmente, distorta e che ha tempi di reazione pachidermici. Bisogna viverci all’ombra del Cupolone, respirare l’aria che tira e percepire al volo le scelte da fare e a volte andare anche contro la logica aziendale. Per fare questo Friedkin manderà a Roma il figlio Ryan, cui sarà affidato il compito di «esserci».

E se per il Corriere dello Sport quella della Roma è stata negli ultimi anni una «miserrima gestione societaria», giudizio eccessivamente critico viste le cifre dell’affare e l’attuale stato di club e squadra, più condivisibile è invece l’analisi di Andrea Di Caro, vicedirettore della Gazzetta dello Sport: «Se la Roma è stata valutata tanto vuol dire che ci sono le basi per un ulteriore sviluppo. […] La competitività di squadra e società (dalla comunicazione alle iniziative sociali) è stata tenuta comunque alta dal tycoon bostoniano, ma c’era ormai la convinzione che senza un nuovo stadio non ci sarebbero state ambizioni […]. Il tempo permetterà un’analisi più serena di questi tempi pallottiani, ma oltre all’assenza dei trofei promessi, per i tifosi è stata inaccettabile la mancata empatia della proprietà, con un presidente assente da stadio e città da circa due anni. Friedkin ha già deciso di mettere sul piatto tanti, tanti soldi. Ci metta anche il cuore. Per essere un vero romanista non può mancare».

Il futuro dunque non è ancora scritto, buona fortuna Roma nostra. Noi saremo qui, come sempre.