Tutto su Pau López: carriera, caratteristiche e aneddoti sul portiere della Roma

05/07/2019 di Rudi

pau lopez

di FRANCESCO CANALE

Pau López è a un passo dalla Roma. Diverse fonti parlano di un accordo imminente tra il direttore sportivo Gianluca Petrachi e il Betis Siviglia sulla base di circa 20 milioni più il 50 per cento della futura rivendita di Sanabria. Il portiere spagnolo dovrebbe essere in Italia lunedì per le visite mediche e per mettersi subito a disposizione di Paulo Fonseca.

Conosciamo meglio questo portiere molto bravo con i piedi e dalla forte personalità: storia, caratteristiche tecniche e aneddoti sul prossimo portiere della Roma.

Formazione e carriera

Pau López è stato sempre considerato un predestinato. Nella sua giovane carriera il portiere catalano ha bruciato le tappe dimostrandosi più maturo di quello che in realtà non dicesse la carta d’identità. Sin dall’inizio tutti gli addetti ai lavori hanno scommesso sul fatto che avrebbe trionfato ai massimi livelli e così è stato.

Nato a Girona nel 1994, da una famiglia catalanista, Pau comincia a giocare a calcio nel vicino paesino di San Gregori. Dopo una breve parentesi cestistica sceglie definitivamente il ruolo di portiere. All’età di 12 anni López entra nel settore giovanile dell’Espanyol come cadete, la categoria riservata ai ragazzi tra i 15 e i 16 anni.

Sono anni duri per Pau che tre-quattro volte alla settimana è costretto a fare avanti e indietro per potersi allenare. Si sveglia presto, va a scuola, esce un’ora prima rispetto ai compagni e corre a Barcellona, che dista 116 km da Amer, per raggiungere la Ciutat esportiva. Alle 23.30 rientra a Sant Esteve dove suo padre lo attende con un panino preparatogli dalla nonna. Una routine settimanale durissima che finisce per temprarlo e che da subito dimostra la sua grande forza di volontà e di che pasta sia fatto questo ragazzo.

A notare le qualità di López è Thomas N’Kono, il mitico estremo difensore del Camerun di Italia 90 che alle Espanyol svolge il ruolo di preparatore dei portieri. N’Kono è per Pau una sorta di padre. Si prende cura di lui nel cadete e nel juvenil, lo difende nei momenti difficili, lo coccola e ne segue da vicino la crescita sportiva e personale fino alla prima squadra.

Pau López ripaga ben presto la fiducia accordatagli a suon di gran prestazioni. Nella stagione 2013-14 gioca nella seconda squadra dell’Espanyol in Segunda B. L’anno dopo ottiene il primo vero contratto da professionista e a dicembre fa il suo esordio in prima squadra. Pau è il portiere di Coppa del Re alle spalle di Kiko Casilla, la fortuna vuole che in quella stagione l’Espanyol raggiunga la semifinale e il giovane López abbia la possibilità di mettersi in mostra. Tanto che l’anno successivo raccoglie i frutti del duro lavoro diventando portiere titolare in prima squadra.

Nonostante la stagione a livello generale non sia brillante Pau conferma le sue indubbie qualità. Pochettino che ha avuto modo di conoscere il ragazzo durante la sua tappa all’Espanyol fa sborsare al Tottenham 600mila euro per un prestito con diritto di riscatto. Agli Spurs López è il terzo portiere e non gioca neppure una partita ma questa esperienza gli cambia la vita a livello sportivo.

L’inizio è complicato. La grande metropoli, un ambiente sconosciuto, le difficoltà della lingua sembrano problemi insormontabili per il giovane portiere. Ad aprirgli le porte di casa è una vecchia conoscenza giallorossa, l’argentino Erik Lamela, che lo prende sotto l’ala protettiva aiutandolo nell’ambientamento. Nel giorno per giorno Pau impara a stare in campo e a convivere con campioni di fama internazionale. E sotto le attenzioni del preparatore dei portieri Toni Jiménez migliora il gioco con i piedi, trasformando quella che prima era una debolezza in un punto di forza.

Al ritorno dal prestito N’Kono sottolinea questa trasformazione. López in precedenza sbagliava spesso i rinvii e gli appoggi, ora invece sa impostare dal basso l’azione e i suoi passaggi sono precisi e millimetrici. L’ultima stagione con l’Espanyol è piuttosto travagliata per via delle incomprensioni con la direzione sportiva. Pau è in scadenza di contratto e non si sente preso in considerazione dalla società in cui è cresciuto. A bussare alla sua porta è il Betis di Siviglia che lo prende a parametro zero. L’annuncio viene dato indirettamente da suo padre, diacono del paesino di Amer, durante la benedizione nella domenica delle palme: «Alcuni sono del Barça, altri del Real Madrid. Io sono dell’Espanyol e a breve sarò del Betis». Le polemiche impazzano, Pau è costretto ad uscire allo scoperto per difendere la sua famiglia dal ciclone mediatico.

Con la maglia del Betis arriva la definitiva consacrazione. Pau López gioca con una squadra che ne esalti le caratteristiche tecniche e tattiche. E, nonostante un gioco ultraoffensivo che espone la difesa al rischio di incassare gol, riesce a mantenere la porta inviolata in 10 occasioni su un totale di 33 presenze in campionato. «Da quando ero bambino non mi divertivo così tanto a giocare a calcio» ammette Pau López che grazie all’exploit di Siviglia fa il suo esordio con la Nazionale maggiore di Luis Enrique. L’ultima parte di stagione è un po’ in chiaroscuro per via di alcune incomprensioni con la guida tecnica. Tuttavia nel complesso il bilancio è molto positivo: López è diventato un portiere affidabile e conosciuto a livello internazionale, pronto a fare il grande salto in una squadra d’elite.

Le caratteristiche tecniche di Pau Lopez

Pau López è un estremo difensore moderno e completo che racchiude tutte le qualità che deve avere al giorno d’oggi un portiere. A cominciare dal fisico, alto e longilineo (1,89 m, 77 chili) che gli permette un’esplosività tra i pali impressionante. López sfrutta l’altezza per dominare l’area di rigore nelle uscite alte, ma è molto reattivo anche nelle uscite basse, nell’uno contro uno e nei tuffi laterali.

Il suo punto di forza è senza dubbio la capacità di saper costruire l’azione dal basso. Da questo punto di vista la filosofia di gioco di Setién assomiglia molto a quella di Paulo Fonseca: nessun pallone deve essere lanciato lungo se non in casi estremi. Per questo motivo López si è sottoposto ad un duro lavoro con allenamenti specifici che ne hanno perfezionato la tecnica e il gioco con i piedi. Per sua stessa ammissione gli estenuanti rondos (torelli) contro giocatori più dotati tecnicamente hanno prodotto risultati straordinari: nella stagione 2018-19 Pau López ha avuto una media di 24,66 passaggi a partita con una percentuale di successo del 91,2% (fonte WyScout.com) superando nella classifica generale molti illustri colleghi di movimento.

pau lopez cristiano ronaldo

A livello mentale Pau López si distingue per freddezza, serenità e tranquillità tra i pali. Tutti i tecnici che lo hanno avuto ne sottolineano una dote: la capacità di voltare pagina dopo un errore. López riesce a cambiare il chip e a concentrarsi dopo una papera come se non fosse successo niente. Non soffre quindi la pressione in un ruolo dove ogni minimo errore può convertirsi in un gol dell’avversario. Ma soprattutto lo descrivono come uno stakanovista nel lavoro sul campo, meticoloso e riflessivo ai limiti dell’ossessione quando c’è da svolgere un esercizio in allenamento. Chi lo ha allenato racconta di come Pau non si accontenti di fare quello che gli viene chiesto. Vuole sapere il perché di quell’addestramento, che gli si spieghino bene i benefici di quell’esercizio. La sensazione è che con un fuoriclasse come Savorani i margini di crescita di questo portiere sarebbero ancora maggiori.

Carattere

Timido e riservato, Pau López non è uno di quelli che ama le luci della ribalta. Ha un carattere piuttosto schivo, preferisce mantenersi lontano dai riflettori e non esteriorizzare troppo le emozioni in pubblico. Il suo essere riflessivo non va però interpretato come un’assenza di personalità, tutt’altro. Pau ha carattere da vendere e, come spesso avviene per i portieri, in campo si trasforma in un guerriero. Con lui non ci sono mezze misure: o lo si ama o lo si “odia”. I tifosi delle sue squadre lo adorano perché è uno che in partita dà tutto e sente la maglia che indossa come una seconda pelle. Viceversa è di quei giocatori odiati e scherniti dai tifosi avversari perché sul terreno di gioco interpreta ogni gara come un battaglia. Tre anni fa nel corso di un derby il Camp Nou lo fischiò sonoramente.

Quella reazione era il frutto di una partita di Coppa giocatasi qualche mese prima: Pau aveva discusso animatamente con Luis Suárez arrivando persino a dare un pestone a sua maestà Leo Messi. Gesto di cui a freddo il portiere si è poi pentito chiedendo scusa. Sei mesi fa il ritorno a Barcellona contro l’Espanyol è stato quantomeno movimentato. Pau López ha reagito ai continui insulti che gli piovevano dalle tribune dello stadio Cornellà con gesti e parole che hanno finito per rendere il clima ancora più incandescente. In quest’alternanza di reazioni e comportamenti apparentemente contraddittori può essere visto quello che i catalani chiamano seny i rauxa, ossia quel misto caratteriale di senno e impulso irrazionale che è un tratto distintivo degli abitanti della Catalogna.

Aneddoti

Da un buon catalano della zona della Garrotxa Pau López è un ragazzo semplice, senza troppi grilli per la testa. Non è il tipico calciatore da copertina. Predilige la vita in famiglia con la figlia piccola e sua moglie, una ragazza a cui è legato sin dai tempi delle giovanili dell’Espanyol. Pau López fa una vita molto tranquilla, gli piace andare al cinema e ama portare a passeggio i cani. Il portiere catalano non si è mai montato la testa. Una volta firmato il primo contratto da professionista ha continuato a mantenere le stesse abitudini. Mentre i giovani compagni di squadra arrivavano agli allenamenti in Ferrari, lui continuava a presentarsi con una Volkswagen Polo completamente rigata in cui entrava a malapena.

L’aver mantenuto i piedi per terra è probabilmente frutto dell’esempio e dell’educazione familiare. Del padre avevamo già parlato in precedenza, ma c’è un episodio che riassume meglio di ogni altro il senso di giustizia e i valori inculcatigli. Oltre ad essere diacono di Amer, Ignasi López è anche capo della polizia di Olot, un importante paese della comarca. A fine 2015 il padre di Pau López multò due auto della Guardia Civil che avevano parcheggiato in una zona pedonale davanti alla sede del Comune dopo cercavano prove nell’ambito dell’inchiesta sul presunto pagamento di commissioni illegali da parte di un partito nazionalista catalano, Convergència Democràtica.

Come la stragrande maggioranza dei giocatori catalani, anche Pau López non ha preso una posizione apertamente favorevole o contraria all’indipendenza della Catalogna. Se da un lato il portiere si è sempre dimostrato orgoglioso di poter vestire la maglietta della Nazionale spagnola dall’altro López definì durissime le immagini che ritraevano gli attacchi della polizia nei confronti delle persone che erano andate a votare per il Referendum dell’1 ottobre 2017.

@FrancescoCanale

Francesco Canale è un giornalista professionista. Vive e lavora a Barcellona da molti anni, ha studiato il catalano e insegna lingua spagnola. È un attento conoscitore delle dinamiche calcistiche e culturali ispaniche.