«“Per la Roma” è l’unico modo di intendere il calcio»

19/10/2019 di Valerio Albensi

Danilo ha un solo modo di intendere il calcio, ma sente che per una parte dei tifosi romanisti non è così. O almeno non lo è più da un po’ di tempo
Questo modo è “Per la Roma”.
Così, quattro anni fa, come tifoso della Roma ha sentito l’esigenza di creare un posto sui social network che lui definisce «per romanisti veri».

E i «romanisti veri», racconta, sono quelli che sentono la Roma come una componente della loro famiglia, come una madre o un padre, e che magari sono pronti a difenderla anche arrivando a negare l’evidenza per il troppo amore. Un po’ cocciuti, forse, ma genuini. I «romanisti veri» sono quei romanisti che ragionano per il bene della Roma, al di là delle proprietà, dei presidenti, dei dirigenti.

Un giorno di quattro anni fa, Danilo fa ha aperto “Per la Roma”, anzi “PER la ROMA”, una pagina Facebook che probabilmente già conosci: sentiva che sui social c’era bisogno di una voce che facesse da contraltare a quella delle radio che secondo lui oltrepassavano il confine della critica, sempre legittima, e finivano per «sfregiare» l’immagine della Roma e alimentare divisioni tra noi.

Probabilmente quando è partito neanche lui si aspettava che “Per la Roma” sarebbe arrivata un giorno a 30mila follower e livelli di coinvolgimento pazzeschi (basta vedere i like, le condivisioni e i commenti a ogni post), ma che soprattutto sarebbe diventata una voce autorevole e quasi irrinunciabile per molti tifosi.

Danilo però non si è mai mostrato sulla pagina, anzi racconta che molti soprattutto all’inizio pensavano che dietro ci fossero più persone. «Solo i miei amici più stretti sanno che dietro alla pagina ci sono io. Mi fa sempre molta impressione invece quando per lavoro o per altri motivi conosco romanisti che mi dicono “io non seguo più nessuno sui social, seguo solo una pagina su Facebook, “Per la Roma”, non so se la conosci…”».

Incontro Danilo in un bar della zona sud di Roma e più o meno è come me lo aspettavo: un tifoso un po’ più grande di me (io ho 36 anni) che conosce alla perfezione l’ambiente romano con le sue mille sfumature.

Ci vogliono due caffè a testa per esaurire tutti gli argomenti. Parliamo della squadra, dei romanisti, della comunicazione intorno alla Roma.

Gli dico che mi sorprende il fatto che oggi una pagina come “Per la Roma”, che non ha il volto di una persona, sia diventata una voce molto più credibile per tanti tifosi rispetto a quella dei media tradizionali. E questo da una parte testimonia la qualità del suo lavoro, ma dall’altra spinge chi come me lavora nel campo dell’informazione a una profonda autocritica.

«È vero, i giornali non vendono più come qualche anno fa, ma la loro voce continua a contare molto perché orienta il dibattito nelle radio e sui social network – riconosce Danilo – quindi indirettamente le persone li leggono e quello che scrivono i giornalisti conta».

Non è possibile e non è giusto fare paragoni con i prodotti giornalistici, ma molte testate dovrebbero prendere spunto da pagine come “Per la Roma” per capire come si sta sui social network. Perché forse sarebbe anche il caso di cominciare a pensare a Facebook e agli altri social come lo strumento per costruire una comunità di persone e non come semplici generatori di traffico.

Il successo di “Per la Roma”

“Per la Roma” ha successo perché è un bel luogo dove trascorrere un po’ di tempo sui social. La formula dei post è rimasta più o meno la stessa da quattro anni a questa parte: una foto o una grafica con un titolo (una o due parole, in genere) e un testo lungo che la accompagna, la riflessione appassionata di un tifoso che vede il mondo dalla parte della Roma. «Quella di proporre testi lunghi è stata una caratteristica che mi ha differenziato dalle altre pagine. È qualcosa che sui social si vede poco perché tendiamo a pensare che le persone non abbiano il tempo o la voglia di fermarsi a leggere invece non è così. Cerco di scrivere sempre testi curati infatti lo faccio solo quando ho tempo libero, mai quando sono di fretta. Per esempio, non scrivo mai “a caldo”, subito dopo una partita: mi è successo una o due volte e mi sono pentito. Il motivo è che cerco di fare un passo in avanti rispetto a quello che troviamo in giro, di andare oltre».

Dai testi di Danilo si sente una genuina passione per la Roma, ma anche capacità comunicative di alto livello. I testi sono sempre perfetti nella forma e coinvolgenti: raramente mi è capitato di non selezionare “Leggi altro” dopo le prime righe. Eppure nella vita non si occupa di giornalismo, anche se una parte del lavoro che fa riguarda comunque la comunicazione tra aziende. «Ho sempre coltivato la passione per la scrittura e per la lettura», racconta.

Non gli piacciono i romanisti che criticano per partito preso. Ancora meno quelli che fanno i meme per prendere in giro la Roma o i suoi calciatori: «È una cosa che non farei mai: se pensassi che mia madre ha un difetto, gliene parlerei con sensibilità, usando parole giuste, mai mi sognerei di prenderla in giro. Ci sono dei tifosi della Roma che non la pensano così».

Questo, qualche volta, gli ha causato qualche “incidente diplomatico” con i gestori di altre pagine. «Ma non rispondo mai: so che di tanto in tanto i gestori di altre pagine si sentono tirati in causa dai miei post e può capitare anche quando il mio intento non è quello. Io non rispondo perché non sono su Facebook per fare la guerra o avvelenare il clima».

Inevitabilmente anche giornalisti e comunicatori dell’ambiente romano finiscono nei suoi post. «È chiaro che ci sono tante cose della narrazione che si fa della Roma che non mi piacciono e le segnalo. La mia però è una critica, magari a volte un po’ “antipatica” per chi la riceve, ma fatta senza insultare né lasciando la libertà nei commenti di farlo. Non modero mai le opinioni, ma gli insulti sì».

Perché i romanisti non riescono a essere più uniti come lo erano un tempo? Quando è cambiato il loro rapporto con la squadra? Insomma, siamo diversi? «Non è facile rispondere e probabilmente quello succede intorno alla Roma accade con le stesse dinamiche nel dibattito politico o in quello sui vaccini, per esempio. C’è una polarizzazione dei punti di vista che i social network ha favorito e che l’informazione in qualche modo alimenta. Vedo, per esempio, che molta gente pensa principalmente a difendere le proprie convinzioni».

Fa un esempio: «”Per la Roma” è nata nell’estate del 2015. In quel mercato, la Roma prese gente come Dzeko, Salah, Rüdiger, Digne e Szczesny, una campagna acquisti importante. Eppure, alcune radio e alcune pagine continuavano a criticare la Roma in maniera pesante e pretestuosa. Pensai che ci fosse bisogno di una voce diversa che portasse avanti una comunicazione “per la Roma”. Al di là dei presidente, dei dirigenti, delle proprietà. Io per esempio Pallotta lo avrò nominato una volta da quando la pagina è attiva».

Una linea che però da chi lo critica è vista come “filosocietaria”. «Io sarò sempre “per la Roma” anche quando questa proprietà non ci sarà più. Per esempio, ammiravo molto Franco Sensi per il suo modo viscerale di vivere la Roma, molto vicino al mio».

Il futuro della sua pagina non riesce ancora a immaginarlo. Danilo continua a postare un aggiornamento al giorno, con costanza, e da qualche mese scrive anche su Il Romanista i suoi pensieri e i suoi ricordi di tifoso: «Immagino che questa esperienza avrà una fine, presto o tardi. Non so però che futuro avrà questa pagina. Ho un po’ di idee per la testa su nuovi modi di interagire con il pubblico che mi segue, ma non so se sia giusto apparire. Vedremo. Intanto però questa esperienza mi ha permesso di entrare in contatto con tante persone interessanti, che stanno anche dietro le quinte».

Danilo va allo stadio da quando aveva sette anni: «I ricordi più belli? Roma-Barcellona, visto che è il più vivo, ma anche Roma-Brøndby semifinale di Coppa Uefa del 1991. Però, da romanista, porto nel cuore anche i giorni più amari».

Arriviamo all’ultima domanda. “Per la Roma”, cos’è la Roma? Danilo prende il cellulare. «Vedi questa foto?».

Lo scatto che mi mostra è un grande classico della nostra storia: Bruno Conti inginocchiato sotto la Curva Sud dopo un gol.

Danilo però mi indica un dettaglio che non avevo notato.

«Vedi quei due tifosi al centro? Quelli che si abbracciano? Ecco, per me la Roma è questo: quell’abbraccio tra due amici dopo un gol».