Perché a Testaccio dovevamo essere di più

06/10/2019 di Patrizio Cacciari

Venerdì 4 ottobre ho partecipato alla festa ai 50 del Roma Club Testaccio. L’ho fatto perché mi sembrava una cosa molto romanista da fare. Il cuore della festa era in Piazza Testaccio, dove è stato allestito un palco sotto lo striscione “Ultrà Roma – Testaccio”, che non ricordavo affatto.

Dai palazzi che guardavano il palco venivano giù due enormi striscioni verticali giallorossi con la scritta Campo Testaccio e Forza Roma.

Fuori dalla sede, che oggi si trova in via Lorenzo Ghiberti, era stato appeso lo striscione del club. Per pura combinazione sono capitato lì proprio nel momento in cui stavano arrivando gli ospiti della serata: il Principe Giannini, Dodo Chierico, Oddi Leone, il Cobra Tovalieri, che qualche mese fa abbiamo intervistato in modo particolare.

Il programma era il seguente: partenza dal club sulle botticelle storiche romane e poi presentazione sul palco con Max Leggeri (un noto conduttore radiofonico) e il presidente Leonardo Starace (qui trovi una bella intervista fatta da Il Romanista).

Io ne ho approfittato e mi sono tesserato con il club. Non lo avevo mai fatto in passato, però mi è sembrata una cosa molto romanista da fare in occasione della festa per i 50 anni. E poi c’era l’opportunità di avere una tessera in edizione limitata.

Eccola qui, non è male, vero?

 

Il Roma Club Testaccio è nato nel 1969 grazie all’iniziativa di alcuni tifosi, tra i quali: Alvaro Baglieri, Claudio Rastellini, Filippo Leonardi, Riccardo Felloni, Aldo di Giovanni, Romeo Bonifazi e Sergio Rosi, lo storico presidente scomparso meno di un anno fa.

La festa mi è piaciuta. L’ho trovata semplice e molto romanesca, soprattutto in quell’impazienza, a volte un po’ improvvisata, di voler fare le cose per bene, di dover dimostrare di poterci riuscire. In piazza c’erano molte persone anziane, probabilmente residenti del quartiere, qualche gruppetto di ultrà, volti noti del tifo romanista.

Quando le vecchie glorie sono arrivate in piazza è partito la Canzone di Testaccio, interpretata dal maestro Vittorio Lombardi, poi dopo i saluti a ogni singolo calciatore e le parole di rito (su tutte il pensiero di Peppe Giannini per Agostino Di Bartolomei) è arrivato il momento dei fuochi d’artificio e dei fumogeni gialli e rossi.

Se un giorno mio figlio dovesse chiedermi che profumo aveva lo stadio quando ero ragazzo gli direi quello.

Una sorpresa inaspettata

Il piatto forte della serata però doveva ancora arrivare: a sorpresa verso le 20.45 sono arrivati sul palco il Ceo Guido Fienga e il vicedirettore sportivo Morgan De Sanctis in rappresentanza dell’AS Roma. Lo ammetto: sono rimasto molto colpito, soprattutto dalla presenza di Fienga.

Ricorderai le critiche subite alla sua prima uscita importante da dirigente, quando accanto a Daniele De Rossi spiegò la scelta del club di non rinnovare il contratto a DDR. Insomma, ieri poteva trovarsi in un ambiente ostile. E invece la società ci ha messo la faccia e si è presentata. Un bel gesto, in una serata di festa. Una cosa molto romanista.

Fienga ha parlato anche del rapporto (pessimo) di Pallotta con l’ambiente in questo particolare momento storico, dopo i divorzi burrascosi con De Rossi e Totti: «James è una persona che sta dando tutto se stesso alla Roma. Recentemente gli abbiamo chiesto un aumento di capitale, che significa compensare con i fondi propri per far ripartire la società, che è stato approvato. Nella gestione quotidiana è un contatto assiduo, lui può dirvi tutto quello che succede. Il fatto che non venga qua dipende dalla sua vita e da una serie di scelte. Nell’ultimo periodo non ha ricevuto tanto calore dai tifosi. Può succedere pensarla diversamente: il caso De Rossi è il caso più violento di disaccordo. È stata una scelta della società di cui mi prendo la responsabilità, ma lo stiamo facendo solo per il futuro della Roma. Continuiamo ad investire nella Roma, possiamo sindacare se i soldi sono stati spesi bene o male ma li abbiamo spesi tanti. James soffre per la Roma quasi più di me, come un padre che vede un figlio che non rende. Con me il presidente si è impegnato a venire di più, lo vorrei anche io più a Roma. Credo che verrà. Sono un cronico insoddisfatto e non mi sento ancora di aver trovato una strada. Interessa solo vincere e speriamo di riuscirci».

Non ha ricevuto fischi, anche grazie all’appello del presentatore. Può essere un punto da cui ripartire.

Cercare di esserci sempre

La serata è stata molto bella. Ma poteva esserlo di più. Perché? Eravamo pochi, non c’è dubbio.

Testaccio, i 50 anni di uno dei club più importanti della nostra tifoseria, alcuni calciatori dello scudetto del 1983, altri del 2001 (nel pomeriggio erano passati Aldair e Candela, oltre a Di Biagio), in serata la bella sorpresa della presenza della società.

Insomma, perché la piazza era semivuota? Perché ho trovato subito parcheggio? Mentre stavo andando a Testaccio nella mia testa ero convinto che avrei incontrato strade chiuse, caos, una piazza gremita. Niente di tutto questo. E’ un po’ che lo avverto, la maggioranza della tifoseria romanista non partecipa alla vita da tifoso: non va a vedere la Roma Femminile, tanto meno la squadra Primavera.

Allo stadio ormai lo zoccolo duro è di circa 35 mila persone. Ma un appuntamento come quello di Testaccio era da celebrare in massa.

E stavolta non ci sono scuse. La romanità, l’appartenenza, le tradizioni, le bandiere. Non mancava nulla. Solo voi.