Quando il pareggio era l’unico risultato possibile nei derby

01/03/2019 di Valerio Albensi

Il 6 marzo 1994 si giocò il primo derby posticipo della giornata di Serie A, una partita che guardai a casa di uno zio che aveva l’abbonamento a TelePiù. Ero un bambino, avevo dieci anni, e ricordo la delusione per la vittoria della Lazio (1-0, gol di Signori e rigore sbagliato da Giannini), ma soprattutto il mio stupore perché mi ero quasi convinto che il pareggio fosse l’unico risultato possibile nei derby visto che da quattro anni finivano così: sette segni “X” tra il 18 marzo del 1990 (Lazio-Roma 0-1, Völler) e quel 6 marzo.

Per tre stagioni e mezzo, i tifosi erano stati testimoni di partite sempre uguali, confronti ad altissima tensione tra due squadre che avevano paure sovrapponibili e mezzi tecnici scarsi: di fantasia in campo se ne vedeva poca, insomma. Molto più vasto il campionario di scontri fisici e di botte, tipo picchiaduro: ho rivisto i filmati e quella cattiveria, nel senso di agonismo esasperato, sarebbe inconcepibile oggi.

Quei giocatori semplicemente non potevano perdere, visto che quasi sempre i derby rappresentavano l’unico reale obiettivo della stagione. I calciatori non si sopportavano e lo scontro continuava a fine partita, con scambi di accuse pesanti davanti ai giornalisti. Aggiungevano ulteriore tensione tra gli spettatori le azioni violente delle frange estreme delle tifoserie prima, durante e dopo la partita: ogni lunedì, accanto alla cronaca della gara, c’era anche l’immancabile bilancio degli scontri.

Erano partite che richiamavano allo stadio settantamila spettatori, ma che si giocavano in un clima irrespirabile che onestamente non rimpiango. Vale la pena però ricordarle.

2 dicembre 1990, Lazio-Roma 1-1

58.927 spettatori
45′ rig. Völler, 55′ Sosa

È il pareggio che apre la serie ed è una partita nervosa, con pochissime occasioni da gol. Le squadre si presentano all’appuntamento rispettivamente settima e ottava. La Roma ha sempre vinto in casa e sempre perso fuori: cinque vittorie e cinque pareggi. Bianchi non può schierare Cervone, Giannini e Nela, e sono assenze che pesano. Qualcuno sui giornali lo definisce un derby di Serie B, tra squadre che hanno scarse ambizioni. Di sicuro non è da Serie A il prato dell’Olimpico, che fa schifo e in alcune zone sembra di giocare in una vasca piena di fango.

La Roma si salva grazie a Zinetti, poi a sopresa passa in vantaggio a fine primo tempo con Völler su rigore concesso dall’arbitro Rosario Lo Bello (figlio del celebre Concetto) per un fallo di mano di Soldà su una rovesciata di Desideri. 

[sì, Desideri stava per segnare un gol in rovesciata nel derby]

Il pareggio laziale arriva grazie a Ruben Sosa, che segna di testa iniziando la sua striscia di gol contro la Roma.

Il bilancio degli incidenti prima e dopo la partita, nei dintorni dello stadio, è grave: cinque feriti, due arresti e 157 diffide. 

6 aprile 1991, Roma-Lazio 1-1

68.081 spettatori
53′ rig. Völler, 85′ Sosa
Espulsi: Sclosa, Soldà, Desideri, Ammoniti: Bergodi, Gregucci, Gerolin, Rizzitelli.

Uno dei derby più duri di sempre: tre espulsi e altri quattro giocatori ammoniti. Tanti falli cattivi, forse premeditati in alcuni casi, in quello che da subito si rivela il secondo tempo di Lazio-Roma di dicembre. Comincia Sclosa su Berthold: calcione all’avversario che lo ha ormai superato, secondo giallo e ammonizione. Poi Rizzitelli è protagonista di un’altra entrata durissima su Gregucci a centrocampo: altro giallo. Infine Soldà ancora su Berthold: calcio volante che centra il romanista sulla faccia, rissa furibonda con Desideri che perde il controllo e Pairetto espelle laziale e romanista. Le cronache riportano la presenza in tribuna di “Agnelli, Kissinger, Romiti, Forlani  Carraro. Fra le opposte tifoserie, per fortuna, soltanto qualche scazzottata: è finita con venti persone fermate e tre feriti lievi”. 

È il derby del cucchiaio su rigore di Völler a Fiori. A pareggiare, anche stavolta, è il solito Ruben Sosa, a dieci minuti dalla fine, dopo una disattenzione della nostra difesa. Infuocato il post partita, senti che toni. Bianchi dice che «la partita non è la guerra del Golfo. Se Roma e Lazio continuano a giocare così non faranno mai niente» e Cervone ci va ancora più pesante: «Picchiando i romanisti credono di diventare degli idoli, questi laziali! Il fallo di Soldà era da arresto».

La Lazio chiude quel campionato undicesima a 35 punti, la Roma nona con un punto in più. Pesano per noi gli impegni nelle coppe, che porteranno la squadra a giocare la finale di Coppa Uefa e a vincere la Coppa Italia.

6 ottobre 1991, Roma-Lazio 1-1

63.000 spettatori
65′ Riedle, 81′ Rizzitelli

Un derby che ricordiamo soprattutto per lo scazzo tra i presidenti e Ciarrapico e Calleri davanti alle telecamere di RaiUno, e per il gol di Rizzitelli, un gran colpo di testa con il quale sovrasta Bergodi.

I due presidenti discutono commentando l’azione della polizia in Curva Nord, a dieci minuti dall’inizio della partita, per rimuovere uno striscione offensivo esposto dai tifosi laziali. “Un assegno di stoffa bianca lungo 5 metri intestato agli ultrà giallorossi ed emesso dalla «banca di Fiuggi» (sono riportati anche il numero di conto e dell’assegno stesso). Uno scherzo che, condito dall’altro striscione “La Roma non si discute… vi paga”, ha fatto saltare i nervi a Ciarrapico, al suo primo derby da presidente”, ricostruisce La Stampa. Il presidente della Roma accusa: «Calleri tenga a bada certi scostumati». Il laziale risponde: «Giocavamo fuori casa, il controllo è vostro».

La partita, come triste consuetudine, è povera di contenuti. Dopo un primo tempo bloccato, la Lazio va avanti con Riedle, ma la Roma ha la forza di pareggiare grazie al colpo di testa di Rizzitelli. Ieri, in un’intervista a Il Romanista, Ruggiero ha ricordato quel gol sotto alla Curva Sud: «Mancava poco alla fine, stavamo perdendo 1-0, già pensavo a cosa sarebbe potuto succedere. Ho pensato cose talmente brutte in quei momenti che sono riuscito a trovare la forza di staccare più in alto di Bergodi e fare 1-1: ancora non mi spiego come ho fatto a superarlo di testa. Penso me l’abbia permesso la mia anima romanista, ero un tifoso in campo».

roma-lazio 1991 curva sud
foto dal sito asromaultras.org, come sempre preziosissimo con il suo archivio sconfinato

1 marzo 1992, Lazio-Roma 1-1

60.458 spettatori
5′ Ruben Sosa, 70′ Hässler

Il capitano della Roma è Rudi Völler, una recente novità dopo la decisione forte di Ottavio Bianchi di togliere la fascia a Giannini (che lo ha criticato pubblicamente) e affidarla all’attaccante. Il Principe gioca un derby amaro, perché il suo errore dopo cinque minuti favorisce il gol della Lazio con Ruben Sosa, poi viene sostituito nella ripresa con Carnevale. La Roma trova il pareggio con una punzione di Hässler, al 70′, sulla quale c’è probabilmente una deviazione di Gregucci. A fine partita, l’allenatore tende una mano al numero dieci: «Tengo a lui, va recuperato».

Ah, in tribuna c’è Paul Gascoigne, appena arrivato in città: dalla stagione seguente sarà un calciatore della Lazio.

Anche stavolta i giornali riportano le notizie dei gravi incidenti che precedono la partita tra gruppi di violenti che si fronteggiano all’esterno dello stadio. Aggredito anche Rino Barillari, celebre fotoreporter del Messaggero che documenta gli scontri con i suoi scatti.

29 novembre 1992, Lazio-Roma 1-1

73.504 spettatori
49′ Giannini, 86′ Gascoigne

“Il derby romano comincia alle 10.30 con un tifoso laziale di 56 anni accoltellato fuori dalla Curva Nord da un tifoso romanista di 22 anni. Non c’è più rispetto per gli anziani. Si riprende alle 14.30 con una esemplare dimostrazione di calcio orripilante. Raramente si è potuto osservare in questo stadio, che pur di robaccia ne ha sfornata tanta, qualcosa di più nefasto”. Comincia così il pezzo di Gianni Ranieri su La Stampa ed è il racconto di un’altra domenica di tensione, fuori e dentro il campo. Una partita accompagnata da aspettative diverse (la Lazio ha speso 70 miliardi in estate per Gascoigne, Signori e Winter) che invece si rivela la solita royal rumble in stile wrestling. 

La Roma va avanti in apertura di secondo tempo con Giannini, sotto la Curva Sud: il Principe si toglie la maglia e sogna finalmente di festeggiare un gol decisivo per una vittoria in un derby. Ma la squadra allenata da Boskov, sopraffatta dalla paura di non vincere, smette di giocare e si fa assediare dalla Lazio, che raggiunge il pareggio nel finale con un gran colpo di testa di Gascoigne, al suo primo derby.

Perde la calma anche il mister della Roma: le telecamere lo riprendono mentre dà un pugno alla vetrata della panchina.

lazio-roma 1992

Le parole dei nostri, contro Gazza, saranno infuocate nel dopopartita. Boskov lo attacca per le lacrime dopo il gol: «È un debole di morale». Giannini, Comi e Tempestilli sono ancora più pesanti: «È un provocatore». Si gioca davanti a 73mila spettatori, quasi il doppio rispetto agli spettatori che siamo abituati a vedere oggi. La Curva Sud propone un’insolita coreografia che simula un Gran Premio di Roma, per ricordare ai laziali le tante volte in cui sono arrivati dietro, ma l’effetto non è un granché.

18 aprile 1993, Roma-Lazio 0-0

75.009 spettatori
 
L’unico 0-0 è anche la partita con l’incasso record: tre miliardi di lire. Il derby di ritorno della stagione 1992-93 è ancora più anonimo di quello dell’andata. Roma e Lazio non sono all’altezza dei 75mila spettatori presenti, che se ne tornano a casa senza festeggiare gol. La Roma non se la passa bene in quel periodo: in campionato è decima e va a singhiozzo, inoltre da diverse settimane la società è turbata dalle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il presidente Ciarrapico (presto il club passerà a Sensi e Mezzaroma).

C’è poi un altro problema, quello che riguarda Claudio Paul Caniggia, fiore all’occhiello dell’ultima campagna acquisti: è stato appena sospeso perché nelle sue urine sono state trovate tracce di cocaina dopo Roma-Napoli del 21 marzo. Sarà squalificato quattro giorni dopo.

24 ottobre 1993, Roma-Lazio 1-1

70.593 spettatori
60′ Piacentini, 76′ Di Mauro

È l’ultimo derby della serie di pareggi e il primo di Carlo Mazzone in panchina. Bella la coreografia della Curva Sud, in stile campionato argentino. Il pareggio stavolta non è così brutto come gli altri, anche se la tensione resta sempre alle stelle (otto ammoniti). Giovanni Piacentini, centrocampista di sostanza, si inventa il suo primo gol in Serie A con un destro al volo splendido che sembra spianare la strada alla Roma. Sembra perché, a sorpresa, a pareggiare è il grande ex, Fabrizio Di Mauro, cresciuto nel vivaio romanista e calciatore della prima squadra per quattro stagioni. Di Mauro era stato ceduto un anno e mezzo prima alla Fiorentina, poi era passato in prestito alla Lazio, un trasferimento molto discusso. Proprio lui, fischiatissimo e con la maglia numero dieci sulle spalle, segna nella porta sotto la Nord e va a esultare con i suoi nuovi tifosi. 

Negli spogliatoi, scambio di battute tra Mazzone e Dino Zoff, allenatore della Lazio. Dice Mazzone: «Zoff dice che il pareggio sta stretto alla Lazio? Forse i giocatori nell’ultimo periodo si sono un po’ ingrassati. Nello spogliatoio della Roma c’era un grande silenzio e qualche bestemmia di troppo e sono immediatamente intervenuto. Nella parete accanto a noi, dove c’è lo spogliatoio della Lazio, c’era una festa e degli urli che hanno rotto le pareti. Questa è la risposta più tangibile di come sono andate le cose in campo».

valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb

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