Quei gol di Bartelt nel “Roma-Fiorentina di Bartelt”

17/10/2019 di Valerio Albensi

Te lo ricordi quel “Roma-Fiorentina di Bartelt”?
Ti ricordi quanti gol segnò?

Io mi ricordo che pagai uno sproposito Gustavo Javier Bartelt all’asta del fantacalcio nell’estate del 1998, all’inizio di quella che per ogni romanista è la-seconda-stagione-di-Zeman.

Avevo 15 anni e spesi circa 200 crediti su mille per avere questo attaccante argentino venuto alla Roma dal Lanús con la fama del dribblomane che tutti chiamavano “El Facha”, tradotto da queste parti come “il bello” o una roba simile.

🤦

Ancora mi prendono in giro per quell’acquisto.

Dal Lanus alla Roma

Invece Bartelt qualche buona qualità ce l’aveva, ne sono convinto.

Si mise in mostra nel 1998 nel Torneo di Clausura del campionato argentino, che la sua squadra finì al secondo posto dietro al Vélez: riuscì a segnare 13 gol in 17 partite (secondo marcatore dietro a Roberto Sosa con 17 reti e davanti a Martin Palermo del Boca Juniors con 12) e a 24 anni quell’estate arrivarono diverse offerte.

Per Jorge Cyterszpiler, l’uomo che era stato il manager di Maradona, quella della Roma era la proposta giusta. Sensi cercava un attaccante di spessore per sostituire Balbo e fare un ulteriore salto in avanti dopo una prima buona stagione con Zeman in panchina. Si parlò per tutta l’estate di nomi ben più importanti come Batistuta e Trezeguet, ma alla fine non arrivarono. La società acquistò invece Bartelt, come scrisse la Gazzetta dello Sport il 30 luglio di quell’anno.

“«Abbiamo preso il tampone, adesso pensiamo al colpo». Il presidente della Roma, Franco Sensi, parla per metafore, ma è abbastanza tranquillo. Ieri ha compiuto 72 anni e pensa sempre alla punta, anzi alle 2 punte da acquistare. E, quasi certamente, nessuna delle due è il brasiliano Christian. L’accordo con l’International di Porto Alegre è saltato. Christian non verrà subito, forse se ne riparlerà a novembre, data fissata per la partenza del brasiliano. La Roma, se vorrà, lo acquisterà allora. Ma adesso Sensi ha bloccato un altro straniero: Gustavo Bartelt, 23 anni, gioca nel Lanus, è un argentino con passaporto comunitario. È lui il misterioso giocatore di cui si parlava da alcuni giorni”.

Misterioso anche perché in quel momento Bartelt a Roma non lo conosceva nessuno.

Ah, metti da parte quel “passaporto comunitario” perché ne parleremo più avanti.

L’argentino si presentò in ritiro a Predazzo con le mèches e il primo impatto con Zeman non fu positivo: troppo difficile da inquadrare il suo stile di gioco nei meccanismi offensivi di Zeman; troppo atipiche le sue caratteristiche da numero nove rispetto alle qualità richieste dal Boemo.

Troppo alte anche le aspettative che accompagnarono i primi mesi di Bartelt a Roma. Perché quel secondo attaccante che in realtà doveva essere il primo non arrivò più e perché i tifosi si fecero sempre più impazienti a causa delle notizie che riguardavano la Lazio.

Nella serata della presentazione della squadra all’Olimpico, l’amichevole Roma-Santos, arrivò come un fulmine a ciel sereno la notizia del blitz di Cragnotti a Madrid per prendere Christian Vieri dall’Atletico. Un colpo che, tra noi possiamo dircelo, ci fece rosicare non poco. Quella sera l’Olimpico fischiò e contestò il presidente, e dei due gol segnati da Bartelt nei minuti finali di quella sfida persa 3-2 a nessuno importò più di tanto.

Segnò in Coppa Italia la sua unica rete ufficiale con la Roma, contro il Chievo, e giocò titolare alla prima di campionato, nel 3-1 alla Salernitana di Delio Rossi, ma il feeling con Zeman non scattò. Da quel momento in poi solo spezzoni di gara, sia con Zeman sia con Capello, un anno dopo. Bartelt non si ambientò nel calcio italiano così la società decise di mandarlo in prestito prima all’Aston Villa poi in Spagna, al Rayo Vallecano. Nel frattempo però scoppiò lo scandalo dei passaporti, “Passaportopoli”, e l’acquisto del Facha finì nel mirino. Si venne a sapere che la documentazione che era servita per fargli acquisire lo status di comunitario non era regolare e si beccò una squalifica. Almeno però ne uscì pulito dal punto di vista penale.

Tornò in Argentina e di lui si persero le tracce.

«Adesso vivo a Buenos Aires. Ho finito di giocare tre anni fa e ho una società di costruzioni in Argentina. Sono stato allenatore dell’All Boys e ora sono in trattative per diventare l’allenatore della Primavera del Lanús. Ma Roma mi è rimasta nel cuore, ho ancora tanti amici. Mi sento ancora con Montella, Candela, Aldair, Di Biagio. Vincenzo è anche venuto a casa mia due anni fa, quando allenava la Fiorentina», ha detto di recente Gustavo al sito di Gianluca Di Marzio.

Quel 17 ottobre 1998

E allora perché si parla ancora oggi di lui?

Per quella partita, quel “Roma Fiorentina di Bartelt” del 17 ottobre 1998. Quella fu la mia prima volta ufficiale allo stadio con gli amici, senza genitori. Dico “ufficiale” perché di nascosto nella stagione precedente all’Olimpico ci ero andato diverse volte entrando nei minuti finali, approfittando dell’apertura dei cancelli.

Quel giorno la Roma sfidò la Fiorentina di Trapattoni, Batistuta ed Edmundo (che mandò a quel paese il Trap dopo il cambio), che in quel momento era prima in classifica. La Roma andò sotto nel primo tempo e a un quarto d’ora dalla fine, con la squadra in nove contro dieci, Zeman mandò in campo Bartelt al posto di Delvecchio. El Facha cominciò subito il suo show: serpentine, passaggi filtranti, dribbling tra spazi larghissimi in un campo in cui mancavano tre giocatori.

Poi all’89’ l’argentino si inventò il gol di Alenitchev, quello del pareggio: dopo avere ricevuto palla sul lato destro dell’area da Totti, sfidò quattro avversari, ne superò un paio prima di tentare una finta e controfinta, andare sul fondo e mettere al centro per il russo.

Stesso lato nel quale si sviluppò l’azione per il raddoppio di Totti, cinque minuti dopo, e un clamoroso 2-1 finale. Francesco arrivò per primo su una respinta di Toldo proprio su tiro del Facha.

Ricordiamo l’orologio d’oro di questo tifoso che finì nell’inquadratura dopo il gol.

 

E allora, quante volte segnò Bartelt quel giorno?

Nessuna, ma molti di noi pensano il contrario e non so il perché.

Gustavo fece un assist molto bello però e questo è l’unico vero ricordo che ci resta di lui.

Quanto basta per parlarne ancora.

«Te lo ricordi quel “Roma Fiorentina di Bartelt???”».

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