Ricordi di una Serie A sparita: c’era una volta Roma-Bari

18/01/2019 di Valerio Albensi

[Ecco la prima puntata di una serie sulle città che un tempo erano stabilmente in Serie A e che non riescono a tornarci. Come se la passano oggi quelle società? Ripercorriamo storie gloriose intrecciandole con quella a cui siamo più legati, la storia della Roma]


Questa è una storia di stadi che sembrano astronavi e di curve che si spostano in massa per inseguire sogni. Ma è anche un racconto in cui trovano spazio “trenini” e triplette. Se hai vissuto il calcio degli anni 90 ricorderai il Bari come una presenza costante in Serie A: dal 1989 al 2001 i biancorossi hanno giocato otto dei loro trenta campionati nella massima serie.

Ricordo ancora l’ordine alfabetico delle squadre nell’album delle figurine Panini: Atalanta, Bari, Bologna, Brescia… Era il Bari di Salvemini, poi di Materazzi e di Fascetti, la società della famiglia Matarrese, di bomber come Sandro Tovalieri e Igor Protti.

Al Bari sono passati giocatori come BobanZambrottaBonucci e Perrotta, giusto per fare qualche esempio; al Bari hanno lanciato Cassano, che nel 1999, a 17 anni, stupì l’Italia con un gol capolavoro all’Inter. Era ancora il calcio di Novantesimo Minuto, con Franco Strippoli in collegamento dal San Nicola o dal Via del Mare di Lecce.

E l’esultanza del “trenino”, ideata da Tovalieri e dal colombiano Guerrero, te la ricordi? Quante volte l’abbiamo rifatta con gli amici dopo un gol in spiaggia o a calcetto…

Cominciamo questa serie dal Bari che, purtroppo, il 13 gennaio  ha ricevuto la notizia della morte di Phil Masinga, attaccante sudafricano che è stato protagonista di quegli anni. Un bel racconto sulla sua esperienza in Italia, ricco di aneddoti interessanti, lo ha fatto Giuseppe Pastore su Ultimo Uomo. È una lettura che ti consigliamo se vuoi approfondire il tema.

Qui invece intrecciamo la storia recente della società pugliese con quella della nostra Roma, che è il senso di questa serie. Solo per dare un’idea di quanto Bari fosse al centro del calcio in quegli anni diamo qualche informazione per contestualizzare. Nel 1990 Bari fu una delle città ospitanti della Coppa del mondo: ospitò la “finalina” tra Italia e Inghilterra nel nuovo stadio progettato da Renzo Piano, il San Nicola, tra i più capienti d’Italia (qui trovi la foto interattiva a 360 gradi all’interno).

Proprio qui, nell’impianto che sembra un’astronave guardandolo dall’esternoun anno più tardi fu giocata la finale di Coppa dei Campioni tra la Stella Rossa (che la vinse) e l’Olympique Marsiglia. Per avere un’idea della forza economica e del prestigio di quella Serie A, basta ricordare che nel 1994 il Bari, appena promosso, riuscì ad acquistare Klas Ingesson e, un anno dopo, Kennet Andersson, due titolari della Svezia terza ai Mondiali degli Stati Uniti. E non erano affatto giocatori sul viale del tramonto.

Abbiamo scelto tre partite simbolo per raccontare gli incontri tra la Roma e il Bari. Chi arriva più in là di noi con la memoria ricorderà la squadra di Gordon Cowans e Paul Ridout, che segnò proprio a noi i suoi primi due gol in Serie A (e a chi se no?) il 22 settembre del 1985 al vecchio Stadio della Vittoria. Noi abbiamo selezionato queste, più recenti: la partita dell’ultimo gol di Völler, la trasferta di massa nelle settimane decisive per la conquista del terzo scudetto e la gara di una tripletta importante per Totti

24 maggio 1992, Roma-Bari 2-0

È la partita che chiude la stagione e un pomeriggio di addii. Il più importante è quello di Rudi Völler, che segna il suo ultimo gol con la maglia della Roma. È una rete pesante, segnata dopo 19 minuti, perché aiuta la squadra a battere un Bari ormai retrocesso (ma sappiamo bene che contro le pugliesi già in vacanza possiamo scherzare poco) e a chiudere il campionato con la qualificazione alla Coppa Uefa.

Segna il tedesco che vola, con un colpo di testa sul primo palo su calcio d’angolo, poi fa il bis Di Mauro, che ha il numero dieci sulle spalle: partirà anche lui insieme con Ottavio Bianchi. Ciarrapico ha già voltato pagina: ha preso Claudio Paul Caniggia e ha affidato la squadra a Vujadin Boskov.

Völler lascia la Roma a 32 anni, dopo cinque stagioni e 68 gol tra campionato e coppe: è un addio doloroso per tutti.

Il servizio della Rai sulla partita

Retrocede in Serie B invece il Bari, a sorpresa. Zibì Boniek, in panchina al posto di Salvemini dopo sei giornate, non riesce a evitare il peggio. La squadra ha giocatori importanti, ma è la classica stagione che inizia male e finisce peggio: in rosa ci sono calciatori del calibro di David Platt, Robert Jarni, Zvonimir Boban e João Paulo, ma non basta per salvarsi. Tornerà in A due anni più tardi con Beppe Materazzi, che poi lascerà il testimone a Eugenio Fascetti.

20 maggio 2001, Bari-Roma 1-4

Questa chi se la scorda? La Curva Sud, l’intera Curva Sud, si trasferisce per un giorno al San Nicola. Ancora una volta una squadra lanciata verso lo scudetto contro una pugliese virtualmente retrocessa. Ma stavolta non c’è storia, allo stadio ci sono quasi ventimila romanisti (gran parte dei baresi, in polemica con la società, hanno deciso di lasciare vuote le tribune) e la Roma di Capello semplicemente non può sbagliare. I tifosi accolgono la squadra con l’indimenticabile striscione “Ave Roma, le legioni ti salutano”, l’atmosfera è rovente. 

Cominciamo la partita facendo gli scongiuri, ma ci sentiamo fortissimi e infatti non c’è partita: Candela e Batistuta portano avanti 2-0 la Roma alla fine del primo tempo, poi nel secondo Cafu e ancora Bati chiudono definitivamente il conto. Del gol di Spinesi, prima del recupero, non si accorge nessuno. A tre giornate dalla fine, la Roma ha cinque punti di vantaggio sulla Lazio e sei sulla Juventus: è praticamente fatta, lo scudetto non è più un sogno. Il viaggio di ritorno è una lunghissima passeggiata verso casa. 

Sul sito AsRomaUltras.org trovi un racconto di quella giornata speciale con tante foto e testimonianze. Dagli uno sguardo, vale la pena.

Bari-Roma 1-4 2001

Per il Bari invece è il triste epilogo di una stagione tribolata: la squadra parte male con Fascetti e le cose non migliorano; la retrocessione è inevitabile e in panchina nelle ultime giornate va Angelo Sciannimanico, allenatore della Primavera. Una curiosità: quel giorno al San Nicola, tra le riserve, c’è anche un giovane Simone PerrottaLa stella di quella squadra è Antonio Cassano, che ha 18 anni, e che a fine stagione passa proprio alla Roma. Per la società di Matarrese inizia un periodo complicato in Serie B (nel 2004 eviterà la retrocessione in C1 grazie al ripescaggio): rivedrà la Serie A solo otto anni più tardi, nel 2009.

22 novembre 2009, Roma-Bari 3-1

Stavolta l’esodo è dei tifosi baresi, che si presentano a Roma in dodicimila occupando tutto il settore ospiti e parte della Curva Nord. Il motivo è che il Bari di Ventura è partito fortissimo e arriva all’Olimpico a ridosso della zona Europa League con tre punti in più della Roma di Ranieri. È una partita importante per Francesco Totti, che torna in campo dopo avere saltato un po’ di partite a causa di qualche acciacco. I maligni dicono che, a 33 anni e con due gravi infortuni alle spalle, ormai non ha più niente da dire; sono parole che finiscono per rigenerarlo, infatti in campo il capitano è una furia. Segna tre gol nei primi 28 minuti e si prende il tributo di un Olimpico in estasi.

La Roma aggancia il Bari a 18 punti e continua la lunga scalata verso la vetta che la porterà a giocarsi il campionato con l’Inter: in quel momento i nerazzurri di Mourinho sono primi a 32. Il Bari invece chiuderà il campionato al decimo posto, una salvezza tranquilla raggiunta grazie anche ad alcune partite memorabili: il 3-1 alla Juventus al San Nicola, la vittoria in casa della Lazio per 2-0, i due pareggi di San Siro contro Inter e Milan. È la squadra che gioca con Ranocchia e Bonucci difensori centrali, e Kutuzov e Barreto in attacco.

E dopo che è successo?

L’ultima stagione del Bari in Serie A (2010-11) inizia con Giampiero Ventura in panchina e finisce con Bortolo Mutti. Un campionato concluso all’ultimo posto e segnato dallo scandalo Calcioscommesse, che scoppierà alcuni mesi dopo. Alcuni giocatori o ex giocatori del Bari vengono coinvolti nell’inchiesta sull’alterazione del risultato di diverse partite (tra cui il derby con il Lecce) e la società viene punita per responsabilità oggettiva con cinque punti di penalizzazione all’inizio della stagione 2012-13.

Nel frattempo, la situazione finanziaria del gruppo Matarrese non è più quella di un tempo, gli investimenti nella società si riducono e la squadra non riesce a risalire. A febbraio del 2014, l’Associazione Sportiva Bari apre la procedura di autofallimento, che viene dichiarato un mese più tardi. Finisce l’era Matarrese.

La società viene rilevata da un gruppo di finanziatori, rappresentato dall’ex arbitro Gianluca Paparesta, che acquisisce all’asta titolo sportivo e i beni non ancora pignorati formando il Football Club Bari 1908. Due anni dopo, il controllo del club passa all’imprenditore Cosmo Antonio Giancaspro. La società resta in B tra mille difficoltà, fino alla resa di questa estate: schiacciato dai debiti, il Bari è escluso dal campionato di B e perde titolo sportivo e calciatori.

Dov’è oggi?

Oggi il Bari è una squadra che è stata costretta a ripartire dalla Serie D, ma almeno è riuscita a farlo con un progetto imprenditoriale solido. Da questa estate, il sindaco Decaro ha affidato il titolo sportivo alla Filmauro di Aurelio De Laurentiis, proprietaria anche del Napoli, che ha fatto nascere la Società Sportiva Calcio Bari. L’attuale presidente del club è il figlio di Aurelio, Luigi.

La nuova proprietà punta a riportare in pochi anni una squadra con un bacino di 1,2 milioni di utenza potenziale nel massimo campionato ripercorrendo la strada che le consentì di rilanciare il Napoli dopo il fallimento. De Laurentiis ha rifondato la prima squadra, quella femminile e il settore giovanile, e punta dritto alla Serie C con il sostegno di settemila abbonati. La squadra è prima nel girone I con 12 punti di vantaggio sulla seconda: prima di Natale, a vedere il 2-2 casalingo contro il Roccella c’erano diecimila persone. Il giocatore più rappresentativo resta sempre Franco Brienza, una vita tra i campi di Serie A e B: a marzo compirà 40 anni.

Noi speriamo di rivedere presto in Serie A una città che ha 320mila abitanti e che è la terza del Sud dopo Napoli e Palermo. La scalata del Bari è appena iniziata. Ci rivediamo presto, cara astronave.

Giocatori lanciati in Serie A (provenienti dal vivaio o da altri club): Antonio Cassano, Andrea Ranocchia, Leonardo Bonucci, Lorenzo Amoruso, Emiliano Bigica, Florin Răducioiu, Zvonimir Boban, Nicola Caccia, Nicola Ventola, Gianluca Zambrotta, Gionatha Spinesi, Simone Perrotta,

Altri protagonisti che non possiamo dimenticare: João Paulo, David Platt, Igor Protti, Abel Xavier, Kennet Anderson, Franco Mancini, Phil Masinga, Yksel Osmanovski, Hugo Enyinnaya

valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb

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