Rimpianti, un’estate movimentata e due parole sul ridimensionamento

20/05/2019 di Valerio Albensi

Palo di Kluivert Sassuolo-Roma

La Roma ci è riuscita!

È stata capace di chiudere con altri rimpianti una stagione in cui ne aveva già collezionati in grandi quantità.

Queste sono le prime sei posizioni della Serie A.

Aggiungi ai 63 punti della squadra di Ranieri i quattro persi per strada contro Genoa e Sassuolo e ricalcola la classifica: oggi la Roma sarebbe terza.

Sì, proprio terza.

L’accesso alla Champions League oggi è matematicamente ancora possibile, ma la probabilità che tutte le varie condizioni si verifichino contemporaneamente è talmente bassa che…

La Roma deve battere il Parma e sperare nelle sconfitte di Milan, Atalanta e Inter. In caso di arrivo a pari punti con Atalanta e Inter a essere esclusa dalla Champions sarebbe la squadra di Spalletti in virtù della classifica avulsa. Se dovessero perdere le milanesi, la Roma andrebbe in Champions con un “comodo” 5-0 al Parma.

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Un’estate in Europa League?

La magrissima consolazione è che la squadra ha evitato l’umiliazione dell’esclusione dalle coppe europee un anno dopo una semifinale di Champions, anche se molto probabilmente potrà tornare in Europa attraverso i preliminari di Europa League: per conquistare il quinto posto, la Roma dovrebbe battere il Parma e sperare nella sconfitta del Milan in casa della Spal già salva.

Partecipare alla fase preliminare di Europa League costringerebbe la società a rivedere i programmi estivi perché la squadra giocherebbe l’andata del secondo turno di qualificazione il 25 luglio. In totale, sarebbero tre i turni ad eliminazione diretta da disputare per accedere alla fase ai gironi: 25 luglio-1 agosto, 8-15 agosto e 22-29 agosto le date delle partite di andata e ritorno.

Diventerebbe inevitabile anticipare di qualche giorno la preparazione (lo scorso anno l’Atalanta si radunò il 4 luglio e giocò la prima partita ufficiale il 26) per consentire alla squadra di raggiungere un livello accettabile di condizione atletica per affrontare avversari modesti, ma più avanti dal punto di vista fisico. E sarebbe a rischio la partecipazione alla International Champions Cup negli Usa: il programma della Roma prevede tre amichevoli dal 16 al 24 luglio, partite a cui la società potrebbe rinunciare del tutto o in parte.

Incognita Milan?

C’è comunque sempre la variabile Milan-Uefa perché, secondo le indiscrezioni riportate in questi giorni dal Corriere della Sera, il club potrebbe considerare come soluzione di compromesso la possibilità di non giocare la prossima Europa League e scontare subito le sanzioni del fair play finanziario.

Se fosse così, la Roma “scalerebbe” in avanti passando direttamente alla fase a gironi di Europa League. Ma conviene non farci troppo affidamento.

I dubbi di Ranieri e le domande

La Roma insomma ripartirà quasi sicuramente dall’Europa meno prestigiosa e lo farà senza Claudio Ranieri, ma questo lo sapevamo già. Abbiamo più volte sottolineato la signorilità dell’allenatore e l’effetto che un personaggio positivo come lui ha avuto su tutto l’ambienteAbbiamo anche riconosciuto i suoi meriti tecnici e cioè avere ridato alla Roma una consistenza di squadra (nelle ultime otto partite zero sconfitte e cinque volte Mirante imbattuto).

Ma quelle dichiarazioni dopo Sassuolo-Roma sono ulteriore benzina sul fuoco in un momento complesso. Ranieri “picconatore” come Cossiga, come è stato ribattezzato oggi sui giornali, aveva già espresso perplessità sull’operato della società nella gestione del caso De Rossi, due giorni prima in conferenza stampa, e nella pancia del Mapei Stadium ha messo in dubbio la competitività della Roma del futuro.

C’era proprio bisogno di condividere queste «considerazioni personali» in un momento in cui la Roma non ha ancora ufficializzato i nuovi d.s. e allenatore? Se fosse stato confermato, Ranieri avrebbe parlato in quel modo lo stesso? È suo compito dire la “verità” alla piazza, ammesso che le cose stiano davvero come le descrive? 

Vorremmo chiedergli infine: è la stessa Roma che venti giorni fa corteggiava Conte, pur non avendo la certezza di un posto in Champions, oppure è cambiato qualcosa?

Il “ridimensionamento” nel 2013 e nel 2016

Ha ragione Ranieri quando dice che senza la Champions League la Roma non disporrà di risorse importanti sulle quali puntare e dovrà trovare dei ricavi alternativi, ma non può sapere adesso se questo corrisponderà a un ridimensionamento tecnico. La società in passato ha dimostrato che in situazioni di questo tipo ha lavorato per rilanciare la squadra e non ha abbassato il tiro. Accadde tre anni fa, quando dopo una cessione dolorosa (quella di Pjanic, che si liberò sfruttando la clausola rescissoria), Sabatini riuscì comunque a piazzare colpi di alto livello come Alisson.

E accadde anche nel 2013, quando dalle cessioni di Marquinhos e Lamela nacque una squadra capace di battere il record di punti della propria storia. Sembrava impensabile in quel momento. 

Francesco Calvo, Chief Revenue Officer della Roma, di recente ha detto: «La società lavora su un piano quadriennale ed è preventivabile un mancato ingresso in Champions. L’importante è che non diventi una costante»

Aspettando lo stadio, la Roma dovrà costruire una squadra per tornare subito tra le prime quattro, insomma.

Ci saranno delle cessioni: la sfida del nuovo direttore sportivo sarà quella di comprare meglio rispetto alle ultime due stagioni e al tempo stesso ridurre i costi improduttivi. Al diesse, quasi sicuramente Petrachi, toccherà un compito certamente delicato: salutare i “senatori” e big che non si sentono più parte del progetto (Manolas, Dzeko, forse Kolarov e Pastore) e investire una parte del ricavato per arrivare a calciatori più funzionali al gioco dell’allenatore che arriverà, aspettando di capire chi sarà per definire gli obiettivi. Perché da un punto di vista delle caratteristiche tecniche, costruire una squadra per Sarri o farlo per Gasperini non è la stessa cosa.

Questa è una stima dei costi della rosa: per ogni giocatore vengono considerati ingaggio lordo (ricalcolato dallo studio annuale della Gazzetta dello Sport) e costo di ammortamento.

Gli spunti per impiegare in maniera più efficiente quanto la Roma spende per la rosa non mancano ai dirigenti.

Stima costi rosa As Roma 2018-19

Quello che abbiamo e quello che serve

È difficile mantenere la lucidità dopo una stagione del genere, trovare qualcosa di intatto sotto la valanga. Ma la Roma non potrà non ripartire dal patrimonio di talenti di cui dispone. ZanioloLorenzo Pellegrini e Cristante, per esempio: sono tutti giovani e con il picco di prestazioni da raggiungere nelle prossime stagioni. Una curiosità: questi tre calciatori hanno giocato insieme dal primo minuto in sette occasioni, tra campionato e Champions League, per una media di due punti a partita.

La Roma ripartirà anche da Florenzi ed El Shaarawy, da talenti come KluivertLuca Pellegrini (e forse Cengiz Ünder) e ha bisogno di calciatori con un identikit tecnico e atletico preciso: giocatori in grado di alzare il livello di dinamismo, di aiutare la squadra a giocare a una più alta intensità come le è riuscito solo per brevi periodi quest’anno (delle difficoltà della Roma nel confrontarsi su ritmi alti ne avevamo parlato la settimana scorsa).

Servono calciatori che sappiano recuperare il pallone e anche aiutare la squadra a velocizzare il possesso. Un profilo che si integrerebbe alla perfezione potrebbe essere quello di un mediano come Ismäel Bennacer, che all’Empoli ha fatto una stagione importante.

La Roma ha bisogno di dinamismo e di migliorare la qualità del proprio gioco. Lo fanno intendere anche i dati di questo campionato. 

Alta intensità e qualità

La Roma in 12 incontri di Serie A ha perso più palloni rispetto all’avversario e ne ha riconquistati di meno (dati Lega Serie A), sempre con Di Francesco: in queste partite ha messo insieme appena 17 punti (1,41 a partita), ha segnato 20 gol e ne ha subiti 21. La media punti è più alta nelle dieci partite (otto con Ranieri e non è un caso perché il dato è influenzato dall’approccio più difensivo) in cui la squadra ha perso meno palloni degli avversari e ne ha recuperati di più: 18 punti (1,8 a partita), 17 gol fatti e 10 subiti. 

Ma il dato interessante è che solo in rarissime occasioni la Roma in questa stagione è riuscita a essere più precisa del rivale di turno nei passaggi nella metà campo avversaria e, contemporaneamente, recuperare più palloni e perderne di meno. E le è riuscito solo contro squadre modeste. Nelle quattro partite in questione (Roma-Frosinone e Chievo-Roma con Di Francesco, Roma-Empoli e Roma-Fiorentina con Ranieri) la squadra ha ottenuto 10 punti, segnato 11 gol e ne ha subiti 3.

Aggressione e dinamismo non bastano. Serve anche qualità nella metà campo avversaria. La differenza con le partite in cui la Roma è stata meno precisa del rivale di turno è evidente: cinque incontri, tutti nella gestione Ranieri (Napoli, Sampdoria, Inter, Juventus e Sassuolo) e otto punti, cinque gol fatti e cinque subiti.

Alta intensità, aggressività e maggiore qualità: su queste basi tecniche e atletiche la Roma si gioca il futuro.


valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb

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