Robin Olsen, il portiere più in forma della Serie A per le statistiche

06/11/2019 di Rudi

Questo Cagliari in zona Champions League è una sorpresa che ha tante storie da raccontare. Storie di riscatto come quelle di Radja Nainggolan, scaricato dall’Inter, e del portiere più in forma della Serie A secondo le statistiche.
Il suo nome è Robin Olsen.

Il portiere svedese è stato uno dei simboli dell’ultima stagione tormentata della Roma: arrivato per sostituire Alisson senza averne le capacità tecniche né le caratteristiche, dopo un avvio tutto sommato sufficiente si è fatto schiacciare dalle difficoltà di una squadra fragile, mai realmente competitiva. Qualche errore evitabile (ricordi il gol di Piatek contro il Genoa?) e le batoste subite dalla Roma tra febbraio e marzo gli hanno tolto sicurezza e il posto: poco dopo il suo arrivo, Ranieri gli ha preferito Mirante, che ha confermato fino al termine del campionato.

Nuova vita a Cagliari

Mai realmente preso in considerazione da Fonseca come portiere titolare, Olsen nelle ultime settimane di mercato ha scelto di ripartire da una società di un livello più basso, il Cagliari, che cercava un sostituto dell’infortunato Cragno e lo ha preso in prestito per un anno. La Roma invece ha investito su Pau Lopez.

Olsen ha saltato la prima giornata, la sconfitta interna contro il Brescia, ma dalla seconda partita, quella contro l’Inter, ha giocato sempre titolare e ha avuto un rendimento al top. Nelle dieci partite disputate ha incassato 9 gol su 11,82 expected goals concessi (53 tiri subiti): è il secondo portiere della Serie A per parate nei 90 minuti, 4,07, e il primo per percentuale di interventi riusciti, 83 per cento.

Ha fatto meglio di Silvestri del Verona, l’altra grande sorpresa di questo campionato tra i portieri (80,4 per cento di parate riuscite) e Szczesny della Juventus (79,4 per cento).

Pau Lopez è al 74,4 per cento, comunque una buona percentuale di interventi, anche se ha subito tre gol in più dello svedese (12 a 9).

Olsen ha tenuto a galla il Cagliari in tante partite e probabilmente ha aiutato la sua squadra ad avere qualche punto in più rispetto a quello che avrebbe effettivamente meritato.

Contro il Napoli, per esempio, partita nella quale ha compiuto cinque ottimi interventi ed è stato aiutato anche dai pali, come vedi negli highlights qui sotto.

O come nella partita con la Roma, dove si è messo in mostra con due interventi difficili su Diawara nel primo tempo (un gran tiro da fuori) e su Zaniolo nella ripresa, questo.

I numeri sono fondamentali per capire quello che succede in campo, ma possono essere fuorvianti se slegati dalle immagini. Olsen sta vivendo un momento di forma eccezionale, ma certi difetti non sono scomparsi e ciclicamente riemergono. Per esempio, la scarsa sicurezza nelle uscite e le difficoltà comunicative con il resto della difesa.

Perché la Roma ha preferito Lopez

La Roma gli ha preferito Pau Lopez soprattutto per un aspetto che è diventato cruciale per un portiere, l’abilità nei passaggi. Perché lo spagnolo nella fase di uscita dal basso in pratica è un giocatore di movimento aggiunto, che crea superiorità e facilita il superamento della pressione avversaria.

L’esempio più fresco è stato Roma-Napoli, con Lopez ancora più determinante nella circolazione del pallone (e nell’azione del gol di Spinazzola ha compiuto tre dei 22 passaggi totali). I numeri lo confermano: Lopez compie 20,4 passaggi in media ogni 90 minuti con una precisione dell’85,3 per cento, Olsen 12,4 con l’80,7 per cento di successo. Al Cagliari lo svedese deve preoccuparsi meno di questo aspetto.

La Roma è convinta anche che Lopez sia un portiere migliore di Olsen anche tra i pali (e lo pensiamo anche noi), al di là di certe statistiche di rendimento; intanto spera che Robin resti titolare fino al termine della stagione, per rivalutarsi e in estate trovare un’altra squadra più facilmente per continuare la carriera.

La storia di Olsen però insegna tanto a noi che il calcio lo commentiamo. Se un gruppo non è sano, e la Roma dell’anno scorso non era un gruppo di lavoro che funzionava, i professionisti che lo compongono renderanno al di sotto delle loro possibilità. Il vero Robin, probabilmente, non è quello che abbiamo visto dalle nostre parti. Perché il contesto di lavoro conta e anche molto.