Tre aspetti che Roma-Atalanta dovrà chiarirci definitivamente

24/09/2019 di Patrizio Cacciari

Non ci sono solo i tre punti in palio nella partita di domani contro l’Atalanta, ma tre aspetti motivazionali da tenere in considerazione in questa fase di rinascita spirituale romanista.

Non smetterò mai sottolineare l’importanza della condizione psicologica nel mondo del calcio e più in generale dello sport. Se gira la testa, se l’atleta è in fiducia, funziona tutto meglio. Un esempio? Lo è certamente (al contrario) la negatività della scorsa stagione che lentamente, grazie anche ai risultati, ci stiamo scrollando di dosso. Sia noi tifosi che i giocatori in campo.

Ricordi quando affrontammo la difficile gestione dello spogliatoio da parte di mister DiFra? (Qui se vuoi c’è il pezzo completo) Furono proprio alcune sue dichiarazioni dopo il 3-3 di Bergamo (da 0-3 in nostro favore) a colpirci in maniera particolare.

DiFra non aveva le risposte che voleva dalla squadra perché sbagliava domanda, o meglio, perché si aspettava un altro tipo di risposta, quella che avrebbe dato lui da giocatore.

Primo aspetto: la fiducia

Ma torniamo al presente facendo un piccolo passo indietro: non è passato neanche un mese dall’inizio del campionato. Prova a ricordare la sensazione che avvertivi prima che la Roma scendesse in campo contro il Genoa e quella successiva al pareggio per 3-3, con una squadra ancora una volta fragile di testa, capace di farsi raggiungere per tre volte.

Ripensa, anche solo per un momento, con quanta angoscia hai vissuto la vigilia dell’ultimo derby. Da una parte una squadra incompleta, dall’altra un avversario non formidabile, ma consapevole di poterci fare male in quel momento. In campo abbiamo sofferto tanto è vero, ma per la prima volta siamo tornati a essere una squadra.

Ora prova a ricordare cosa si diceva durante la settimana che ci ha accompagnato alla sfida con il Sassuolo. Scherzando in radio (ti ricordo che ogni pomeriggio puoi ascoltarci su Roma Radio dalle 17 alle 19) un ascoltatore ci mandò un messaggio eloquente: «Ehi sembra che questo Sassuolo non abbia punti deboli, ma cos’è il Real?».

In effetti il nostro amico aveva ragione.

Tutti quanti, radio, giornali, siti, tifosi, abbiamo passato i giorni della vigilia a vivisezionare gli schemi tattici di De Zerbi, le capacità tecniche di Berardi, l’imprevedibilità di Traoré. Poi il campo ha detto altro. Stessa storia prima di giovedì. «Chi sono questi turchi? Hanno fatto lo spareggio Champions, sono arrivati secondi, facciamo attenzione…». E sono convinto che quando hai visto Pastore titolare nella formazione iniziale hai provato un brivido.

Anche in quel caso poi il campo ci ha detto altro.

Arriviamo a sabato: «Il Bologna è la squadra più in forma del campionato, Sinisa le ha dato un gioco, i calciatori ci credono, Sansone e Destro saranno due spine nel fianco». Invece anche al Dall’Ara la Roma si è dimostrata più squadra di quello che potevamo immaginare, brava a non strafare nel primo tempo, accorta nel secondo quando l’avversario spingeva, caricato anche dalla superiorità numerica, affamata nell’ultima azione che ci ha regalato la vittoria.

Ora ti faccio un’ultima domanda: che sensazione stai provando adesso, alla vigilia della partita con l’Atalanta? Sono convinto che starai pensando solo alla vittoria, che un pareggio non ti basterebbe più.

Che cosa è cambiato dunque nella tua testa? Hai acquisito fiducia, e come te anche i calciatori.

Secondo aspetto: la consapevolezza

Battere una diretta concorrente alla corsa per la Champions è l’altro importantissimo significato della partita di mercoledì. Ricordi come eravamo messi male nella classifica avulsa durante il disperato tentativo di ottenere il quarto posto con Claudio Ranieri? In svantaggio con il Milan, a a pari merito con Atalanta e Inter (ma sotto nella differenza reti), in svantaggio addirittura con la Lazio, poi crollata nel finale.

Ecco un importante errore che la Roma non deve fare, mettersi nella condizione mentale di partire svantaggiata: già il pareggio nel derby è un buon risultato per come è arrivato. Adesso però è necessario tornare a fare la voce grossa, a spezzare le convinzioni delle rivali. La Roma non deve essere più considerata come fragile, come una squadra che può crollare da un momento all’altro.

Terzo aspetto: la continuità

La partita contro l’Atalanta è il quarto impegno di questo primo ciclo da sette partite comprese tra le due soste del campionato. Siamo a metà del cammino. E sulla carta è l’impegno più difficile, anche se non sta attraversando un momento di particolare brillantezza. Fonseca ci ha fatto capire di essere un allenatore capace di leggere determinate situazioni, di ricorrere al turn over quando serve e di saper cambiare in corsa atteggiamento se la partita lo richiede.

Trovare continuità nel risultato, oltre che nella prestazione, sarà fondamentale anche per i primi due aspetti, la fiducia e la consapevolezza.

Rispetto a tutte le precedenti sfide affrontate finora sappiamo che adesso la Roma può battere l’Atalanta. E parte favorita. Non è bellissimo?