Roma-Cagliari a mente fredda: Kluivert come Smalling e un po’ di cose da salvare

07/10/2019 di Valerio Albensi

Ieri comunque si è giocato a calcio, anche se non è facile parlare di quello che è accaduto in campo. Abbiamo detto la nostra sulle decisioni dell’arbitro Massa che hanno condizionato lo sviluppo di Roma-Cagliari e adesso ci soffermiamo sulla prestazione della squadra, che tra mille difficoltà ha fatto una partita di buon livello senza riuscire a vincere.

Va detto subito che se il Cagliari a livello offensivo ha fatto peggio del Lecce e dell’Istanbul Basaksehir (solo 9 ingressi in area di rigore in tutta la partita contro i 12 dei turchi e i 13 dei leccesi) nonostante un centrocampo da Europa League (Rog, Cigarini, Nandez e Nainggolan), il merito è della Roma. Che, e ci tocca tornare a Massa, dopo 15 minuti doveva ritrovarsi in undici contro dieci per l’espulsione di Cigarini, “graziato” dall’arbitro dopo l’intervento da rosso su Diawara.

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Kluivert come Smalling

La Roma non ha mai rischiato (l’unica vera conclusione pericolosa del Cagliari è stato il rigore) perché ha controllato molto bene la profondità chiudendo in maniera precisa sui tentativi di contropiede del Cagliari e lo ha fatto giocando da squadra.

Lo dimostra il fatto che Kluivert ha chiuso la partita con statistiche difensive da centrale: sei duelli difensivi vinti su sette (come Smalling), quattro contrasti vinti su quattro, tutti nel secondo tempo (miglior giocatore della Roma).

Un’applicazione difensiva costante che abbiamo visto anche in molti altri romanisti. Questo lavoro ha agevolato il lavoro dei due centrali difensivi, Mancini e Smalling, che dopo Lecce continuano a far vedere un’ottima intesa.

Ecco, se nelle prime uscite la Roma aveva dimostrato scarso controllo della partita da quattro o cinque gare l’inversione di tendenza ci sembra evidente.

Cos’è mancato alla Roma per battere il Cagliari?

È mancata qualità e varietà di soluzioni. Ed era difficile aspettarsi qualcosa di diverso considerando il numero elevato di assenze. Solo per ricordarlo, ieri Fonseca non poteva schierare Mkhitaryan, Pellegrini, Cengiz Under, Perotti, Florenzi e Zappacosta, insomma una discreta riserva di giocate di qualità e di soluzioni.

Fonseca ha provato a proporre Veretout trequartista, un ruolo che può fare in emergenza, ma non contro avversari così chiusi, contro i quali c’è bisogno di giocate di prima, velocità e capacità di farsi trovare libero tra le linee. Perché per tutta la partita il Cagliari ha difeso così.

Primi minuti di gioco: la difesa del Cagliari è abbastanza alta. per i trequartisti della Roma è difficile trovare spazi tra le linee

E così.

In questa seconda foto, vediamo Smalling che nel primo tempo spesso è andato ad allargarsi a sinistra per ricevere palla, per provocare l’uscita di Nandez e consentire a Kolarov di andare uno contro uno con Cacciatore. Il problema per la Roma è che il Cagliari è stato molto rapido a riposizionarsi e a bloccare sul nascere il tentativo della squadra (tant’è che qui Smalling è stato costretto a passarla all’indietro).

Le difficoltà della Roma nel primo tempo sono tutte nella mappa di passaggi che vedi qui sotto (via StatsZone app): nei primi 45 minuti la squadra di Fonseca ha tenuto tanto la palla, ma lo ha fatto senza essere incisiva visto che gli scambi dalla trequarti offensiva in su sono pochi e spesso sbagliati (linee rosse). Nonostante questo, nel primo tempo Olsen è stato comunque costretto a sporcarsi i guanti con un paio di interventi non facili.

L’ingresso in campo di Antonucci al posto di Diawara ha permesso a Fonseca di riportare Veretout in mediana, e sulla trequarti accentrare Zaniolo. Per circa 40 minuti la linea dei trequartisti alle spalle di Dzeko è stata composta da giocatori nati nel 1999: Antonucci, Zaniolo e Kluivert. Antonucci non ha avuto grandissimi spunti, ma con il suo dinamismo e la sua capacità di farsi trovare smarcato ha creato indecisione soprattutto tra centrale di difesa, terzino e interno di centrocampo del Cagliari.

Infatti, dopo il suo ingresso in campo, la Roma ha guadagnato più sbocchi sulle fasce e di situazione come questa nella foto ne sono capitate a ripetizione senza che la squadra riuscisse a sfruttarle.

Per questo Fonseca ha messo Kalinic al posto di Antonucci, per avere maggiore presenza in area di rigore in un momento in cui il Cagliari, anche per stanchezza, non riusciva più a venire fuori né a difendere i lati.

Il dato finale della produzione offensiva della Roma è notevole: 21 tiri totali (di cui solo sette però in porta e questo è un dato su cui riflettere), 15 conclusioni dall’interno dell’area di rigore avversaria, 13 occasioni da gol. Nonostante le assenze.

Sul piano della prestazione di squadra, insomma, Roma-Cagliari non è stata un passo indietro.