Come può ripartire la Roma dopo una stagione così?

28/05/2019 di Valerio Albensi

mandrake

I numeri non hanno tutte le risposte e vanno sempre maneggiati con cautela, ma possono aiutarci a comprendere perché questa stagione è stata così tormentata: cosa non ha funzionato e cosa si può salvare.

Partiamo da un dato di fatto: tutti i principali indicatori sulla qualità del gioco dicono che la Roma è peggiorata rispetto a una stagione fa e inevitabilmente rispetto anche a due anni fa. I problemi della Roma, insomma, sembrano l’evoluzione di un processo cominciato nell’estate del 2017, quando Monchi cominciò a lavorare al suo progetto tecnico.

via GIPHY

È chiaro che nel primo anno di gestione del nuovo d.s. poteva essere messo in preventivo un calo del rendimento, anche perché la stagione precedente era stata una delle migliori della Roma, visto il numero record di punti. 

Quello che forse nessuno si aspettava è che la fase discendente continuasse anche nella seconda stagione con Di Francesco al comando. 

Monchi non può essere considerato l’unico “colpevole” in un anno in cui non ha funzionato nulla e le responsabilità sono diffuse. Ma dopo avere centrato lo storico risultato della semifinale di Champions ha comprato male nonostante il momento favorevole sia dal punto di vista economico sia ambientale. L’estate scorsa, l’ex direttore sportivo si è preso la responsabilità di cambiare profondamente le caratteristiche della rosa, ma ha costruito una squadra inadatta al gioco dell’allenatore. 

Cosa non ha funzionato?

Ci sono tante letture possibili che aiutano a spiegare quello che può essere successo in campo durante questa annata. In questa analisi su Il Romanista, Daniele Lo Monaco sottolinea il diverso rendimento della Roma tra casa e trasferta, ma anche tra primi e secondi tempi, un segno di debolezza mentale e fisica.

La fase difensiva è stata una fonte inesauribile di momenti come questo per tutti noi.

mandrake

Va detto però che una squadra di calcio è un meccanismo complesso e non può esistere un problema slegato dagli altri. Se per tre quarti del campionato è stato troppo semplice fare gol alla Roma, insomma, la responsabilità non è stata solo dei difensori, ma anche di chi ha giocato davanti a loro.

Per caratteristiche tecniche e fisiche, la squadra ha fatto una fatica enorme a giocare un calcio aggressivo e propositivo, a salire di livello ad alta intensità; con De Rossi fuori per molto tempo, Pastore e Perotti praticamente mai a disposizione, e Lorenzo Pellegrini spesso fermato dagli infortuni, alla Roma è mancata anche qualità e creatività al centro del campo. Qualcuno in grado insomma di compiere scelte più rischiose.

E questo è stato un problema che, con diversi gradi di intensità, abbiamo riscontrato sia con Di Francesco sia con Ranieri.

Rendimento scadente

Guardando le classifiche sulla fase di impostazione e rifinitura, non ce n’è una in cui la squadra si faccia notare. Queste sono le prime posizioni della classifica dei passaggi nella trequarti: la Roma è settima con 2242, addirittura 601 in meno del Napoli, ed è la formazione con la percentuale di passaggi accurati più bassa delle prime sei classificate con il 72,97 per cento.

Sicuramente, il cambio di atteggiamento nella fase conclusiva del campionato ha avuto un peso, ma non può spiegare tutto.

Va male anche il dato sui passaggi progressivi, i suggerimenti che spostano considerevolmente la palla in avanti, mentre va un po’ meglio per quanto riguarda i passaggi filtranti (286).

Parlando di attacchi in profondità, cioè i passaggi (cross esclusi) ricevuti nel raggio di 20 metri della linea di fondo avversaria, l’Atalanta è prima con 515, la Roma ottava con 385.

Gli ultimi quattro anni

Ma al di là del confronto con le altre squadre, il rendimento di questa stagione è lontanissimo da quello avuto dalla Roma nelle stagioni 2017-18, 2016-17 e 2015-16.

Cominciamo dai punti: 66 contro i 77 della scorsa stagione e gli 87 dell’ultima con Spalletti.

Gli indici sulla pericolosità offensiva sono quasi tutti peggioratiSono calati i tiri fatti (646 due stagioni fa, poi 632 infine 581), gli uno contro uno e i dribbling (1256 due anni fa, poi 1222 e 1116 oggi), gli attacchi in profondità (504 nel 2016-17, poi 432 nel 2017-18 e appena 385 in questa stagione).

Vale lo stesso per la qualità della manovra. Qualche esempio: la Roma ha fatto 113 passaggi filtranti in meno rispetto a un anno fa, addirittura 187 in meno rispetto al 2016-17.

Il peso di Nainggolan e Strootman
Questo è uno degli aspetti in cui si è fatta più sentire l’assenza di Strootman e Nainggolan: due stagioni fa, furono i migliori romanisti per passaggi filtranti rispettivamente con 89 e 58 tentativi; nella prima annata con Di Francesco scesero a 51 e 44 passaggi tentati, ma comunque sempre molto al di sopra dei migliori romanisti di quest’anno, Kolarov (34), Florenzi (33) e Cristante (32).

Forse è stato sottovalutato l’impatto che Nainggolan e Strootman avevano anche sul possesso palla della Roma, non solo sulla fase difensiva. Due stagioni fa, la Roma chiuse il campionato con 177 passaggi chiave di cui 28 di Salah, 25 di Nainggolan e 20 di Strootman; lo scorso anno i passaggi chiave furono 142, anche se il migliore fu Kolarov (25) e i due giocatori ceduti insieme ne misero insieme 21; in questo campionato il dato generale è ulteriormente calato (132) e degli acquisti estivi solo Kluivert (13) è entrato tra i primi dieci romanisti.

La Roma ha fatto peggio anche per quanto riguarda passaggi nella trequarti (2738 nel 2016-17, poi 2704 e 2242), i passaggi smarcanti (addirittura dimezzati rispetto a due anni fa) e quelli progressivi (dai 3667 dell’ultimo Spalletti ai 3047 di quest’anno).

Non spicca nessuno
Non c’è un romanista tra i primi dieci marcatori della Serie A; non c’è un giocatore della Roma tra i migliori dieci del campionato per passaggi filtranti e attacchi in profondità.
Troviamo tracce romaniste nei passaggi chiave (El Shaarawy nono con 21) e nei passaggi progressivi (Kolarov con 396).

Senza difesa

Un capitolo a parte meritano gli indicatori sulla solidità difensiva. La Roma ha subito più tiri ed è stata anche meno intensa e abile nel riconquistare la palla. Lo dicono due numeri che sono peggiorati in maniera signicativa. Il valore di intensità duello (duelli, contrasti ed intercetti palla per minuto con possesso palla avversario) è sceso prima da 5 a 4,8 fino a 4,4 di quest’anno; male anche il PPDA (passaggi concessi per azione difensiva includendo le azioni all’interno degli ultimi 60 metri di campo della squadra che attacca; ad alti valori corrisponde una minore capacità di riconquista della palla) arrivato a 11,78 dopo essere rimasto intorno a 8,5 per due anni. Ma basterebbe solo un dato per chiudere qualsiasi discorso: 48 gol subiti, 20 in più rispetto a un anno fa.

Come ripartire? Con quale allenatore?

Da un punto di vista tecnico, insomma, sembra chiaro quello che servirà alla Roma per ripartire dopo una stagione in cui solo in rari casi si è espressa ad alto livello. La squadra ha bisogno di ritrovare un’identità tattica precisa, di un allenatore che sappia sviluppare un gioco riconoscibile e di qualità. La Roma è una squadra da rigenerare dal punto di vista tattico, tecnico e fisico: deve ritrovare intensità e movimenti coordinati, deve ritrovare idee.

Conte poteva essere quell’allenatore perché unisce conoscenze tattiche eccellenti a un grande carisma, ma sappiamo che non arriverà. Gli altri profili che a Trigoria riscuotono il gradimento maggiore sono Gasperini e Sarri, due allenatori molto diversi tra loro, ma che hanno in comune la ricerca di un gioco di propositivo e ad alta intensità. Quello che è mancato alla Roma e che dovrà cercare di riguadagnare grazie al mercato e al progetto tattico del nuovo allenatore.

Sono comunque due piste che nelle ultime ore si sono complicate. Gasperini proprio oggi ha incontrato il presidente dell’Atalanta Percassi: ha in mano la proposta della Roma, ma ha ricevuto ampie garanzie dalla sua attuale società, che ha portato in Champions League. Ci sarà un altro incontro domani mattina, ma da quanto filtra sembra più difficile che possa lasciare Bergamo e si va verso il rinnovo: l’Atalanta non intende liberarlo.

Per Sarri invece pare che la Juventus si stia muovendo sempre con maggiore decisione. Dopo la finale di Europa League di domani si saprà di più.

La situazione comunque resta piuttosto fluida. Tra nuovi outsider che spuntano (sta girando con sempre più insistenza il nome di Sinisa Mihajlovic, che conosce bene il futuro direttore sportivo Petrachi) e possibili occasioni di un mercato in costante evoluzione. Una di queste potrebbe essere Gennaro Gattuso, che da oggi non è più l’allenatore del Milan.

valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb

fonte dei dati: WyScout.com

Iscriviti