Storie di tifo, amicizie e rivalità

09/01/2019 di Patrizio Cacciari

Il tifo calcistico, e più in generale il mondo ultrà, è un tema che mi ha sempre affascinato. L’occasione per parlarne in chiave romanista arriva con il compleanno del CUCS, che oggi festeggia il 42esimo anniversario della sua fondazione. Se ne è parlato parecchio in giornata. Tra i pezzi più interessanti vi segnalo l’intervista di Piero Torri a Bruno Conti sul Romanista in cui Brunetto nostro racconta la serata del suo addio e l’abbraccio con la Curva Sud e poi quella di Tiziano Riccardi a Giuliano Musiello realizzata per il vecchio match program di Roma-Milan del 2016.
Chi è Musiello? Il calciatore della Roma che segnò il primo gol in Roma-Sampdoria 3-0 del 9 gennaio 1977, partita in cui per la prima volta all’Olimpico fece la sua comparsa lo striscione di oltre 40 metri del Commando. Se invece volete ascoltare qualche testimonianza dal vivo, stasera a San Lorenzo presso il locale Scalo 77 è stato organizzato l’evento “I tamburi a suonar torneran…”. Dalle 20 in poi l’ingresso è libero.

Cosa sappiamo del CUCS

Del CUCS conosciamo molte cose, le coreografie più riuscite, gli striscioni più divertenti, i nomi dei leader più carismatici, i cori più leggendari. Sappiamo che quest’anno si festeggiano i 42 anni dalla sua nascita, ma in realtà sappiamo anche che a settembre saranno 20 anni che non espone più il suo striscione in curva. Questo perché la storia del tifo romanista è andata avanti, come recitava uno slogan dell’epoca “quando finirà la tua storia, inizierà la tua leggenda”. Il Commando in realtà non si è mai ufficialmente sciolto, possiamo dire che si è fatto da parte per volere del resto della curva. E ha mantenuto fede a quella promessa.

«Siamo anche disposti a non esporre più lo striscione del CUCS, ma il CUCS non scomparirà, perché cio che è scritto nella storia non può svanire».

Curva Sud volatino Cucs

C’è scritto così sull’ultimo volantino ufficiale distribuito in curva alla fine degli anni 90. Poi che è successo? Be’, parecchie cose sono cambiate. Le abitudini, le persone, il modo di tifare, ma anche le leggi. Riassumere in poche righe 20 anni di curva senza CUCS è complicato e non è nemmeno quello che avevo intenzione di fare. Piuttosto mi piacerebbe ripercorrere insieme la storia della nostra tifoseria attraverso una serie di tematiche. Una di queste è l’amicizia.

Amicizie e rivalità: lo sapevate che?

In questi giorni il movimento ultras è di nuovo al centro dell’attenzione mediatica a causa dei gravissimi incidenti di Milano, dove un ultras del Varese ha perso la vita durante un agguato organizzato da una frangia di interisti ai tifosi napoletani. Come avrai letto sui giornali, nell’occasione erano presenti degli ultras francesi del Nizza, anche loro in buoni rapporti con gli interisti. Questo aspetto delle amicizie mi ha sempre molto incuriosito.

Perché due tifoserie diventano amiche? Quando si gemellano? Su quali punti trovano un’intesa comune?

Scommetto che anche tu da ragazzino hai collezionato qualche numero di Supertifo (fanzine che prima di internet raccontava il mondo delle curve) o hai scambiato la tua sciarpa della Roma con quella di altre squadre, magari durante le vacanze estive in cui ti sei trovato bene con coetanei di altre città (sì, anche io mi portavo la sciarpa della Roma in vacanza).

Come eravamo

Se oggi ti chiedessi di collocare in una casella le tifoserie di Juventus, Verona, Fiorentina, Atalanta, Napoli e Milan, rispetto ai rapporti con la Roma, sono sicuro che sceglieresti quella delle “rivali”. E in effetti hai ragione. Eppure la tifoseria romanista, CUCS compreso, in passato ha coltivato con tutte una solida amicizia. Quella con il Napoli è piuttosto conosciuta. Tra le più lontane c’è quella con la Juventus. La cosa è raccontata anche nel libro della tifoseria bianconera “Il Gruppo”:

“Negli anni che vanno dal 1982 al 1984 infatti, tra noi ed il gruppo dei Fedayn si era stretta una solida amicizia, diversa dai gemellaggi che si stipulano tra i vari gruppi: era più una fratellanza. Ci riesce difficile fare capire cosa sia avvenuto in quei tempi, ma vi basti sapere che la loro ospitalità ed amicizia era tale da trattarci come persone di famiglia, a tal punto da ospitare vari componenti del nostro gruppo per diverso tempo senza mai far trasparire insofferenza nei nostri confronti. E’ proprio per il tipo di rapporto che si era instaurato che ci spiace molto averlo dovuto interrompere, visto che alcuni di noi erano e sono ancora molto legati a loro. Ci teniamo a sottolineare “loro”, intendendo Fedayn perché con il resto della Curva Sud i nostri rapporti non sono mai stati così amichevoli”.

fedayn

In questo caso il rapporto era più tra singoli gruppi mentre per quanto riguarda il Verona, l’amicizia nacque addirittura nei primi anni ’70 per proseguire poi con l’avvento del CUCS. Guardate un po’ la foto sotto: si vede bene lo striscione da trasferta delle temutissime Brigate Gialloblù adagiato su quello del Commando. È incredibile vero? La foto è tratta da un libro fotografico molto bello intitolato “Quando l’inno s’alzerà” in cui si racconta la storia della Sud dal 1972 al 1990. Non lo troverai nei classici circuiti di vendita, se vuoi ordinarne una copia puoi mandare una mail all’indirizzo: lavecchiaguardia@libero.it. Io l’ho fatto e ne vale davvero la pena.

brigate verona cucs curva sud

Stessa storia con Fiorentina e Atalanta. Anche con queste tifoserie c’è stato in passato un saldo rapporto di amicizia. Così come con la Sud di Milano sponda rossonera. Davvero incredibile se pensiamo soprattutto a quello che è accaduto nel 1989 con la morte di Antonio De Falchi. Guarda qui sotto la foto dello striscione della Fossa dei Leoni in Curva Sud.

fossa curva sud roma cucs

Molto spesso queste amicizie sono finite a causa di incompresione oppure per i semplici insulti di una parte del pubblico a un calciatore dell’altra squadra, per la decisione di un arbitro o per  la nascita di un nuovo gruppo a cui non stava più bene coltivare quella amicizia, come nel caso dell’Atalanta. Questa per esempio è la testimonianza di un tifoso dell’epoca reduce dalla trasferta di Bergamo del 1983-84, anno in cui si ruppe il gemellaggio, riportata dal sito asromaultras.org

«Fatto sta che dopo un po’ andiamo al bar delle Brigate Nerazzurre, vicino allo stadio. Lì troviamo i capi delle Brigate, tra cui la biondina (Francesca?) con cui si chiacchera e si scherza. Ci avvertono che nella loro curva c’è un nuovo gruppo, i Wild Kaos, che del gemellaggio proprio non ne vogliono sapere e che quindi “vi prenderanno in giro per la faccenda del Liverpool”. Ok, avvertiti. […] Ricorderò sempre l’immagine del famoso ciccione dell’Atalanta con la maglia n. 3 e con un paletto del “divieto di sosta” in mano. Gli atalantini se ne vanno con lo striscione Ultrà Roma, e vedo gli anziani del gruppo veramente contrariati dell’accaduto […] E’ notte fonda quando torniamo a Roma, so già che dovrò aspettare del tempo prima di poter dire a mio padre “vado a vedere la Roma fuori”». 

Il movimento ultras viaggia ormai verso i 50 anni, due generazioni di ragazzi hanno tifato, si sono conosciute e hanno litigato tra loro.Purtroppo alcuni hanno perso la vita a causa di inaccetabili esplosioni di violenza. Ma il fenomeno ha nel bene e nel male fatto parte del costume e dei cambiamenti sociali dell’Italia. Conoscerne le diverse sfaccettature della storia è utile a comprenderne il presente, a volte meno complesso di quello che sembra.

patrizio.cacciari@rudi.news
@PatCacciari

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