Roma-Dundee United 35 anni dopo: expected goals e altre cose interessanti

25/04/2019 di Valerio Albensi

Oggi sono passati esattamente 35 anni da Roma-Dundee United, la partita che fino a Roma-Barcellona abbiamo considerato la madre di tutte le rimonte. 

Quel 25 aprile 1984 la nostra squadra ribalta l’inaspettato 0-2 subito in Scozia due settimane prima grazie a una prestazione praticamente perfetta: caricata da un tifo che Nando Martellini, in telecronaca, definisce «caloroso, colossale, variopinto», la squadra di Liedholm si prende con determinazione la finale di Coppa dei Campioni imponendo la “regola del 3-0”, risultato che all’Olimpico aveva già raggiunto in campo internazionale contro Carl Zeiss Jena (purtroppo inutile) Ipswich, Göteborg e Dinamo Berlino.

Ho rivisto quella semifinale (puoi trovare facilmente la registrazione integrale cercando su Google) e la sensazione che mi ha lasciato è che sia stata la partita della maturità, i 90 minuti in cui quel gruppo ha messo in campo tutti gli insegnamenti e le esperienze fatte durante un processo di crescita durato cinque anni: ho visto una Roma consapevole della sua superiorità tecnica, perfetta nella gestione dei momenti della partita. Chi ha qualche anno in più di me (io ne sto per compiere 36) potrà dirmi se questa mia interpretazione è corretta oppure no.

Ho provato anche a calcolare gli Expected Goals nel tentativo di inquadrare l’incontro sotto un aspetto statistico. I dati e i grafici non sono ufficiali (probabilmente non esistono) ma sono frutto delle mie osservazioni ed elaborazioni.

Magica atmosfera

La semifinale di ritorno si gioca alle 15.30 del 25 aprile. A Roma non fa così caldo: il vento e la pioggia della notte precedente contribuiscono a rendere il clima più mite. Il colpo d’occhio dell’Olimpico è di quelli che tolgono il fiato: 68.060 romanisti spingono la squadra verso l’impresa, vogliono la Coppa. L’incasso è il più alto nella storia del calcio italiano fino a quel momento: un miliardo e 347 milioni di lire.

Guarda questa immagine della Curva Sud.

Roma-Dundee United 1984 Curva Sud

Oltre allo striscione “Non passa lo straniero”, che qui non si vede, ci sono quelli in inglese dedicati agli avversari e all’allenatore degli scozzesi, Jim McLean (che all’andata non è stato tenero con i nostri giocatori): “Attento Dundee: i lupi sono ancora affamati”. Altre bellissime foto di quel giorno puoi trovarle sul sito asromaultras.org.

Partita e statistiche

La Roma deve rimontare lo 0-2 dell’andata e lo fa senza scomporsi, senza farsi prendere dalla frenesia: attacca restando equilibrata, non si snatura. Sa che subire un gol potrebbe essere fatale. Liedholm schiera la difesa a quattro con Nappi a destra, Nela e Righetti al centro, e Maldera a sinistra; i centrali, veloci e forti fisicamente, saranno le colonne che sorreggeranno il peso dell’impresa. Il centrocampo è di assoluta qualità con Di Bartolomei baricentro basso, Falcão e Cerezo molto liberi di collegare difesa e attacco, e Conti largo a destra. In attacco, Graziani gioca in appoggio a Pruzzo e si rivelerà fondamentale.

La formazione degli scozzesi: McAlpine; Stark, Malpas; Gough, Hegarty, Narey; Bannon, Milne, Kirkwood, Sturrock, Dodds.

La Roma parte bene, ma l’arbitro francese Vautrot annulla un gol a Bruno Conti per un fuorigioco di Pruzzo; prima del vantaggio del “Bomber”, arriva l’unica vera occasione da gol che il Dundee ha in tutta la partita: Milne spara alto da pochi metri su un cross dalla sinistra e Tancredi si salvaA fine primo tempo, la squadra di Liedholm ha già pareggiato il conto grazie alla doppietta di Pruzzo, due gol da centravanti vero: il primo di testa, in torsione, su calcio d’angolo; il secondo di forza, difendendo il pallone al centro dell’area dopo una sponda di Maldera.

Nella ripresa la Roma segna ancora con Di Bartolomei su rigore (netto il fallo del portiere su Pruzzo), poi gestisce il vantaggio senza correre rischi. Prima del fischio finale, l’arbitro annulla un altro gol di Conti per un presunto fallo del romanista.

Questo è un breve riepilogo statistico.

La Roma tira complessivamente otto volte, rigore compreso, per un totale di 1,68 expected goals (xG). Questo indice, lo ricordiamo, rappresenta il potenziale offensivo di una squadra: il valore dà un “peso” alle conclusioni a seconda di fattori come la vicinanza alla porta o la parte del corpo con la quale un calciatore colpisce il pallone (ogni conclusione può avere un valore minimo di zero e massimo di uno). Il valore di 1,68 è ricavato attribuendo al rigore un valore di 0,76 (come fa per esempio il sito Understat.com) e l’algoritmo utilizzato è quello di Caley. Trovi a questo link un simulatore. Il valore di xG della Roma può essere anche espresso come 0,92+un rigore: 0,92 è il valore di tutte le conclusioni esclusa quella dal dischetto. Molto più contenuto l’xG del Dundee United, appena 0,39

I dati, dunque, evidenziano il cinismo della Roma, molto abile a capitalizzare al massimo le occasioni e a concederne solo una davvero pericolosa agli scozzesi.

Questa è la mappa delle conclusioni nel primo tempo.

E questa è la mappa relativa al secondo.

Cose che mi hanno colpito

Quella Roma era una squadra fantastica e un articolo non può bastare per elencarne tutte le qualità. Mi soffermo su alcune cose di quella partita che mi hanno impressionato.

L’estrema modernità del gioco di Liedholm
Sono passati 35 anni, ma il calcio della Roma di Liedholm sembra sempre molto attuale. E questo mi sorprende perché purtroppo non ho avuto il privilegio di poter seguire la squadra in quegli anni. Grazie a un centrocampo di ottimi palleggiatori, quella Roma sapeva anche fare uscire il pallone molto bene partendo dal basso, da Tancredi.

È vero, il pressing avversario nell’ultimo terzo di campo era decisamente meno intenso perché i difensori avevano sempre la rete di protezione del portiere che poteva prendere la palla con le mani. Però era una squadra che raramente buttava via la palla.

Intorno al 51′ di Roma-Dundee United, sul 2-0, c’è un’azione simbolo. Falcão la inizia dall’interno dell’area di rigore romanista scambiando con Tancredi, poi la Roma comincia una trama di passaggi che la porterà in breve tempo a risalire tutto il campo e a guadagnare un’ottima punizione dal limite con Pruzzo

Ecco alcuni fotogrammi.

Roma-Dundee United Coppa dei Campioni 1984

In questa azione l’unico giocatore romanista che non tocca il pallone è Maldera. Gli altri dieci, Tancredi incluso, partecipano alla manovra con almeno un passaggio dei 14 complessivi. In azioni come queste si percepisce anche tutta l’intelligenza tattica di Falcão, autentico uomo a tutto campo della Roma: davanti alla difesa con Di Bartolomei, ma anche mezzala e, a volte, finalizzatore. Un autentico genio del calcio, ma questo lo sapevamo già.

Maldera, Nela e Righetti
Ci sono prestazioni poi che valgono come i due gol di Pruzzo. Fai attenzione, se vorrai rivedere Roma-Dundee United, alla partita di MalderaNela e Righetti. Il primo, terzino sinistro, è stato un campione che forse dovremmo ricordare di più: insuperabile in fase difensiva, scrupoloso e attento; costantemente proiettato nella metà campo avversaria quando c’è da rovesciare l’azione. Guarda cosa succede in occasione del secondo gol. Il suo taglio dalla fascia sinistra verso il centro dell’area manda in tilt la difesa degli scozzesi: è grazie alla sua sponda di testa che la palla arriva a Pruzzo.

Roma-Dundee United 1984 Maldera

Maldera salterà la finale per squalifica, a causa di un maledetto cartellino giallo rimediato nel secondo tempo.

Di altissimo livello anche la partita di Nela e di un giovane Ubaldo Righetti, appena ventunenne. Sicuri nel corpo a corpo con gli avversari, attenti e concentrati quando c’è da scappare all’indietro a palla scoperta. Nela poi spesso dà sfogo alla sua natura di esterno cercando delle azioni personali per creare superiorità. Come in questo caso, nel primo tempo, in cui guadagna un ottimo corner.

Roma-Dundee United 1984 Nela

O nella ripresa, quando parte a testa bassa, ma viene fermato nella trequarti avversaria da una scivolata provvidenziale di Malpas. Il pubblico si esalta e grida “Se-bi-no, Se-bi-no”.

Avrebbe meritato maggior fortuna quella squadra fantastica: avrebbe meritato la coppa. Nessuno però potrà togliere ai romanisti le emozioni che hanno vissuto quel 25 aprile 1984, quando niente sembrava potesse fermare la Roma.

valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb

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