Roma-Napoli 1-4 a mente fredda

01/04/2019 di Valerio Albensi

Roma Napoli 1-4 Milik

Un anno fa, più o meno di questo periodo, la Roma batteva il Napoli al San Paolo segnando quattro gol e dava la sensazione di essere una squadra che negli scontri diretti poteva certamente avere un confronto alla pari, nonostante un percorso in campionato rallentato da qualche incertezza di troppo.

Ecco, se ripensiamo a quella partita e valutiamo oggi dove sono la Roma e il Napoli da un punto di vista tecnico viene fuori il più tipico dei “momenti-Maicon”.

Maicon

Quello in cui ti chiedi: «Ma com’è stato possibile???».

Tornando a quello che abbiamo visto ieri, vogliamo parlare di mancanza di «palle» da parte dei calciatori? Lo ha detto James Pallotta e dal suo punto di vista questo è uno sfogo comprensibile: ha individuato nel lavoro dei dirigenti dell’area sportiva e sanitaria le principali responsabilità di questo lungo calvario, è intervenuto con decisioni drastiche e adesso non vuole sentire più parlare di alibi per i giocatori.

Onestamente però ieri la Roma non mi ha dato l’impressione di una squadra che si è rifiutata di lottare: rivedere la partita in tv mi ha confermato questa sensazione che avevo avuto allo stadio. Ranieri, tra l’altro, ha usato parole diverse rispetto a Ferrara: stavolta ha sottolineato la disponibilità del gruppo.

La Roma, semplicemente, non è una squadra. E, oltre a non essere una squadra, è piena di problemi fisici, tecnici, tattici e psicologici.

E quello che è successo ieri probabilmente è l’inevitabile risultato del confronto tra un gruppo di individualità in cui non funziona nulla e una squadra allenata e preparata bene, consapevole dei propri mezzi, ma soprattutto ricca di calciatori dotati tecnicamente e funzionali al tipo di calcio che gli viene richiesto. Anche all’andata, se ricordi, era stata una sfida a senso unico.

Quella di ieri invece sembrava una partita di Fifa, il videogioco, tra un giocatore che sa fare i movimenti di squadra e un altro che cerca solo di dribblare o di tirare da fuori.

La Roma è una non-squadra (passami questa espressione) sfiduciata, che ha anche una scarsa personalità, come sostiene Pallotta, ma le responsabilità di una stagione negativa sono certamente diffuse: ha sbagliato chi l’ha costruita e ha sperperato un ampio budget, ma anche chi l’ha allenata; ha sbagliato chi l’ha preparata, chi l’ha curata, chi l’ha gestita. E, chiaramente, hanno responsabilità pesanti i calciatori, che vanno in campo e che malgrado tutto non riescono a evitare crolli come quello di ieri.

È una questione di qualità

Ieri la Roma ha provato a opporsi al Napoli con le poche armi che in questo momento le restano. Ranieri, tra mille difficoltà, sta cercando di mettere i calciatori nelle condizioni di esprimere un calcio quasi di base, semplificando compiti e letture di gioco, ma al momento tutto questo non sta pagando.

La Roma ieri ha corso molto di più del Napoli e a una più alta velocità (107,03 chilometri contro 102,41 a una velocità media di 6,7 chilometri orari contro 6,4), ma lo ha fatto quasi sempre a vuoto e fuori tempo. La squadra di Ranieri ha fatto il doppio dei contrasti degli avversari (18 a 9, la differenza a favore più alta della stagione), ma non è bastato per limitare un Napoli che sa muovere la palla come pochi in Europa.

Gli uomini di Ancelotti hanno chiuso la partita con numeri pazzeschi per quanto riguarda il palleggio: 90 per cento di passaggi riusciti, 80 per cento di scambi conclusi nella metà campo della Roma. Una qualità enorme, quasi inarrivabile per la Roma, che in questa stagione è riuscita a raggiungere una percentuale così alta di passaggi riusciti nella metà campo avversaria solo in tre occasioni: contro Chievo e Frosinone in casa, e contro l’Udinese in trasferta.

Generoso Schick, ma a che serve così?

Questa Roma uno-punto-zero, scolastica, così sfiduciata e fisicamente a pezzi ha avuto enormi difficoltà sia nel fare uscire il pallone dalla difesa sia nell’opporsi agli attacchi del Napoli. Nel primo tempo Ranieri ha provato a far giocare Cristante trequartista nel 4-2-3-1, ma ha dovuto rivedere quasi subito i suoi piani abbassando l’ex dell’Atalanta in un centrocampo a tre con De Rossi davanti alla difesa.

Una mossa necessaria anche per cercare di tenere Schick più vicino a Dzeko, ma che non ha avuto grande fortuna visto che il ceco ha passato tutto il primo tempo a fare allunghi di 50 metri per rincorrere Mario Rui e la sua posizione molto decentrata ha tolto spazio ai possibili inserimenti di Santon. Ha mostrato generosità Patrik, con tante corse all’indietro a seguire l’avversario fino alla zona difensiva, ma ha sprecato energie preziose perdendo lucidità con il pallone tra i piedi. Schick è uscito nel corso del secondo tempo, tra i fischi ingenerosi.

Ci ha provato De Rossi, soprattutto nel primo tempo, a infondere coraggio ai compagni con uscite alte in pressione che hanno favorito un paio di mezze conclusioni verso la porta di Meret. Sono stati tentativi che almeno hanno scosso una Roma incapace di cambiare passo e hanno contribuito a far sentire Dzeko meno isolato, visto che anche Perotti a sinistra era lontanissimo (si sono scambiati il pallone sei volte in tutta la partita): l’argentino è riuscito a prendere palla tra le linee del Napoli e a rientrare al centro del campo solo in rare occasioni, tra le quali quella che ha portato al rigore.

Purtroppo Kolarov, che non era al meglio, non è riuscito ad aiutarlo sulla fascia sinistra e forse la scelta di Ranieri di schierare tre calciatori al rientro da infortuni (anche De Rossi e Manolas) è stata controproducente.

Non li hanno presi mai

Ai problemi fisici e tecnici si sono aggiunte anche le difficoltà tattiche dei giocatori, che hanno fatto una fatica terribile a interpretare i movimenti coordinati del Napoli: abbiamo visto tante pressioni sbagliate, Allan e Fabian Ruiz liberi di far partire l’azione con facilità. La Roma poi non è stata capace di leggere i movimenti di Callejon e Verdi, che entravano dentro il campo quasi a disporsi in verticale con centrocampisti centrali e attaccanti per dare spazio ai terzini.

Questa prima immagine è un esempio in cui la Roma prova a riconquistare la palla alta, ma è totalmente impreparata: Allan può ricevere, alzare la testa, avanzare e allargare per Verdi che, dopo avere salutato i romanisti, ha tutto lo spazio per tentare il filtrante per Milik. Per fortuna della Roma, il passaggio è impreciso.

Roma-Napoli 1-4

Quello che segue poi è un caso emblematico della superiorità tecnica del Napoli. Avviene al termine di un palleggio durato un minuto e dieci secondi in cui la squadra di Ancelotti compie 25 passaggi e due tentativi di attacco della porta avversaria.

Ogni giocatore di Carletto sa esattamente cosa fare con il pallone in relazione alla sua funzione, alla sua posizione in campo e a quella occupata dai compagni; sa quando deve rallentare, quando invece deve cercare di accelerare. La Roma può solo girare a vuoto.

Roma-Napoli 1-4 Koulibaly Verdi Mertens

È il minuto 27:07: il Napoli recupera palla al limite dell’area dopo un calcio d’angolo della Roma e con quattro passaggi rovescia l’azione; l’assist per Milik però è leggermente lungo così l’attaccante è costretto a controllare la palla sul lato destro della metà campo e a ricominciare con un passaggio all’indietro; segue una lunga serie di passaggi fino all’accelerata finale che hai visto sopra. Schick si posiziona sulla linea di passaggio di Mario Rui (che è in alto a sinistra e non si vede) mentre Cristante controlla Ruiz; alle loro spalle però c’è Verdi libero, tra le linee romaniste, e il difensore del Napoli trova il corridoio giusto per servirlo. L’azione prosegue con lo scarico per Mertens e il tentativo di imbucata per Milik che però non va a buon fine.

Tutto troppo facile per il Napoli. Lo è stato anche nelle azioni dei gol.

La Roma per lunghi tratti della partita è stata in balìa dell’avversario e lo testimonia anche il valore di PPDA, che esprime i passaggi concessi per ogni azione difensiva: 17,3. Era proprio dalla partita dell’andata che la Roma non ne concedeva tanti (quel giorno furono addirittura 30, un numero incredibile).

Quali prospettive per la Roma?

Il quarto posto resta a quattro punti, ma bisogna essere degli inguaribili ottimisti per pensare di vedere questa squadra superare al più presto tanti problemi. Perché se le difficoltà difensive più o meno restano le stesse di qualche mese fa (43 gol già subiti in campionato), nelle ultime settimane è crollata anche la produzione offensiva della squadra, che non segna su azione dal 23 febbraio, giorno della trasferta di Frosinone. Nelle ultime cinque partite, Champions inclusa, l’unico gol che ricorda una rete su azione è stato quello di El Shaarawy contro l’Empoli, arrivato sugli sviluppi di un calcio d’angolo.

La Fiorentina può essere l’ultima spiaggia e il calendario non è un alleato perché poi arriverà la difficile trasferta in casa della Sampdoria. Intanto la Roma è settima: al momento, sarebbe fuori anche dall’Europa League. Per una squadra che un anno fa giocava una semifinale di Champions perdere l’Europa sarebbe assurdo.

valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb

fonte dei dati: WyScoutLegaSerieA

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