Roma-Torino 3-2: no, non siamo guariti

22/01/2019 di Valerio Albensi

Karsdorp Roma-Torino 3-2

Aveva ragione Eusebio Di Francesco: «Non so se la Roma è guarita, ma è cresciuta», aveva detto venerdì scorso. Contro il Torino è apparso chiaro che il rischio di una ricaduta c’è ancora e non va sottovalutato. Prendiamoci allora i tre punti, fondamentali per sfruttare un turno favorevole, e le altre cose belle che questa partita ci ha lasciato: uno splendido Zaniolo, i segnali inviati da Karsdorp, la crescita di Cristante e Pellegrini, le capacità della squadra di fare risultato e avere una chiara identità anche senza calciatori importanti come De Rossi, Nzonzi, Florenzi, Cengiz Ünder e Perotti.

Però sabato la squadra ci ha mostrato ancora una volta il suo lato oscuro. E quella sorta di disturbatore di frequenza che a un certo punto sembra bloccare qualsiasi tipo di comunicazione tra i calciatori è tornato a farci uno scherzo: improvvisamente sono saltati i collegamenti, la squadra ha smesso di aiutarsi, e gli avversari hanno rimontato un risultato sulla carta già chiuso. Era già successo contro il Chievo e il Cagliari ed è accaduto anche contro il Toro, ma stavolta c’è stato un lieto fine.

La frenesia nella gestione della palla non aiuta la Roma a essere più solida in fase difensiva e questo è un difetto da correggere alla svelta se si vuole puntare a un quarto posto tranquillo.

Prima di parlare di questo aspetto però partiamo dalla partita di Karsdorp, che ha fatto tante cose buone e altre meno.

Che partita ha fatto Karsdorp?

La prestazione di Karsdorp, nel complesso, è stata positiva. Sì, nel secondo tempo è calato e la spinta si è esaurita, ma va considerato che parliamo di un ragazzo che negli ultimi 18 mesi ha giocato appena quattro partite da titolare con la Roma. 

Questo è il pannello che mostra graficamente la sua partita: a sinistra ci sono le attività del primo tempo, a destra quelle del secondo. Nella ripresa, Rick ha giocato dieci minuti in meno, ma la differenza è comunque notevole.

karsdorp Roma-Torino 3-2
Frecce blu: passaggio riuscito / frecce rosse: passaggio sbagliato
stelle verdi: dribbling riuscito / stelle arancioni: non riusciti
cerchi verdi: disimpegno / rombi verdi: anticipi

Quando lo abbiamo visto all’opera nel pieno della forza fisica, nei primi 55-60 minuti, Karsdorp mi ha dato l’impressione di essere un calciatore dominante, velocissimo (ha raggiunto 34,2 chilometri orari nello sprint, la velocità più alta in campo), che non ha paura di tentare la giocata rischiosa in verticale. La sua iniziativa che ha portato al fallo da rigore su El Shaarawy non è stata casuale: Karsdorp aveva provato movimenti simili anche in precedenza, quando aveva trovato lo spazio per inserirsi centralmente. 

Rivediamo l’azione: una bella apertura di Lorenzo Pellegrini trova il Toro scoperto; Aina è costretto a uscire in ritardo così Karsdorp può puntarlo, superarlo in velocità ed entrare dentro il campo; a quel punto, l’olandese ha la visuale completa per il passaggio forte e in verticale per El Shaarawy. Insomma, Rick ci ha fatto capire perché in Olanda lo avevano soprannominato la locomotiva.

karsdorp roma-torino 3-2

Il rovescio della medaglia è che, da un punto di vista tattico, Karsdorp mi sembra un giocatore che va costruito. Nei movimenti coordinati con gli altri difensori, per esempio. Nel primo tempo dopo sette minuti si è fatto trovare distratto su un lancio in profondità di Ansaldi per Belotti sul quale è arrivato Olsen con i piedi. 

karsdorp roma-torino

Dieci minuti dopo invece è stato più pronto con buona chiusura in diagonale conclusa con un colpo di suola sulla linea laterale per liberarsi della pressione. Una giocata che ha strappato applausi. La sensazione, confermata anche da Di Francesco nelle interviste post-partita, è che l’olandese tenda a farsi attirare troppo dall’uomo e perda i movimenti dei suoi compagni.

Una dimostrazione di questo è l’azione che porta al palo di Iago Falque e il discorso si intreccia con un altro problema della Roma, le difficoltà nella gestione del pallone e nel capire i momenti della partita. Siamo a trenta secondi dalla fine dei due minuti di recupero: la squadra riconquista palla sulla trequarti difensiva, Dzeko fa viaggiare subito El Shaarawy che allunga per Kolarov; il terzino va sul fondo come un treno e crossa, la difesa del Toro respinge; Pellegrini perde un duello di testa e in quel momento la Roma ha sei uomini oltre la linea della palla (nella trequarti avversaria).

Il pallone arriva a Belotti che, inaspettatamente, ha un’autostrada davanti a sé: quattro contro tre, palla scopertissima, si corre all’indietro a tutta velocità.

Manolas segue il taglio di Parigini, Karsdorp si fa attrarre dal portatore di palla e non si accorge che alle sue spalle c’è Iago Falque, servito in profondità, che per fortuna centra il palo (da notare il braccione Cliffhanger di Fazio che sembra dirgli “A Rick, ma ‘ndo caspita vaiiiiiiii”). Dei giocatori che hanno partecipato all’azione offensiva intanto è tornato solo Dzeko, che allarga le braccia e, giustamente, fulmina con lo sguardo i compagni rimasti a guardare.

Il confine tra una sana mentalità offensiva e la manifestazione di pensieri suicidi è molto sottile in questo caso.

Nel secondo tempo, Rick è calato fisicamente e ha mostrato qualche insicurezza dal punto di vista tattico. Gli va riconosciuto che Kluivert non è sembrato proprio l’aiutante ideale. Mazzarri, che queste crepe nell’assetto degli avversari le sgama al volo, ha capito che era in difficoltà e dopo il primo gol del Toro ha inserito Zaza passando alle due punte: in questo modo, Belotti si è piazzato nello spazio tra l’olandese e Manolas, costringendo Karsdorp a restare bloccato per aiutare il compagno; uscire con i tempi giusti per contrastare Aina, esterno a sinistra del Toro, è diventata un’impresa.  

Nell’azione del primo gol granata abbiamo visto subito il pasticcio tra Kolarov e Pellegrini, che con la Roma sbilanciata fa partire il contropiede avversario, ma riguardando bene lo sviluppo ho notato anche una disattenzione di Karsdorp. Dalle immagini si vede che nel momento in cui la palla sta per arrivare a Lorenzo, l’olandese guarda avanti, vede lo spazio libero e si butta dentro dando per scontato che il compagno non perderà il pallone e potrà darglielo; Pellegrini però sbaglia il controllo, un avversario gli ruba la palla e a quel punto Fazio si ritrova da solo in campo aperto contro Belotti. 

analisi tattica Roma-Torino 3-2

La disattenzione costringe Karsdorp a un recupero all’indietro senza successo. La Roma prende a fatica il controllo dell’area, ma si schiaccia e sul secondo tentativo da fuori area granata di Rincon c’è solo una leggera opposizione perché nel frattempo solo i due mediani sono rientrati ad aiutare (ma questa non è colpa di Rick).

Ci vorrà il tempo per vedere Karsdorp perfettamente integrato nel meccanismo difensivo della Roma. Nel frattempo però godiamoci assist come quello per El Shaarawy perché, soprattutto in casa contro avversari forti difensivamente, possono essere decisivi.

Gestione della palla e del risultato: Roma, rallenta

L’altro aspetto di Roma-Torino sul quale credo che sia giusto soffermarsi è quello legato alla difesa del risultato e alla gestione della palla nei momenti cruciali. Un problema ormai consolidato di questa Roma: dare l’idea agli avversari di restare sempre in partita, anche sotto di due gol, è un lusso troppo grande per una squadra che si gioca la qualificazione alla Champions.

Questo problema la Roma lo ha manifestato anche nel primo tempo. Di Francesco nel primo quarto d’ora si è lamentato per la troppo frenesia che ha accompagnato alcune situazioni in uscita, poi il gol di Zaniolo ha dato fiducia alla squadra che ha aumentato la pressione, alzato il baricentro (54,9 metri nel primo tempo) e tenuto il Toro costantemente nella sua metà campo. La grande carica di Zaniolo, per esempio, ha costretto Rincon a non mollarlo neanche per un secondo, e questo ha portato i compagni di reparto del granata ad abbassarsi.

La voglia di fare, di rovesciare l’azione sempre e comunque ha portato la Roma a correre rischi evitabili anche nel primo tempo. Questa è una situazione di gioco immediatamente successiva al gol del vantaggio, quando Cristante si ritrova da solo contro il centrocampo del Toro dopo una pressione di Pellegrini, non assistito da El Shaarawy. La squadra di Mazzarri, per fortuna della Roma, non riesce a sfruttare la superiorità.

analisi tattica Roma-Torino 3-2

Del palo di Iago abbiamo già detto, un rischio troppo grande che la Roma prende alla fine del recupero avanti 2-0, quando dovresti pensare solo a gestire la palla e far correre avversari che sono già con la testa negli spogliatoi. 

Al rientro in campo Dzeko ha sbagliato un gol fatto e la Roma ha staccato la spina. Anche in questo caso, i tempi dello sviluppo delle azioni dicono tanto. È il minuto 49:05: la squadra ha appena corso un brivido dopo un’iniziativa personale di Aina e ora ha una rimessa laterale a favore in zona difensiva. La Roma riesce a risalire il campo, poi c’è un passaggio in profondità finito male, un’altra riconquista della palla, successivamente l’errore a centrocampo (che abbiamo già visto) e l’azione del Toro fino al gol di Rincon al 50:30.

Quaranta secondi prima la Roma controllava la palla nella sua zona difensiva.

Il momento di blackout è durato una ventina di minuti, fino al cambio di modulo e al gol di El Shaarawy. In questo periodo che è sembrato un’eternità, la Roma si è spezzata in due tronconi: Kluivert, Dzeko ed ElSha sono rimasti bloccati, Zaniolo ha sofferto la marcatura-ombra di Rincon e ha aiutato di meno rispetto al primo tempo. La partita è diventata un flipper e Di Francesco si è sgolato chiedendo calma. La Roma si è allungata, ha buttato via tanti palloni e sono calati inevitabilmente i calciatori da poco rientrati dagli infortuni.

L’aggressività del Toro è stata premiata. La squadra di Mazzarri è andata alla conclusione per cinque volte in questa porzione di gara e ha recuperato per 18 volte la palla, quasi il doppio rispetto ai palloni riconquistati dalla Roma (10). Alla squadra di Di Francesco sono mancati l’esperienza e le caratteristiche tecniche necessarie per addormentare la partita e non sfiancarsi in continui tentativi di rovesciare l’azione, tentativi che nonostante tutto sono andati avanti; sarebbero stati importanti in questa fase calciatori come De Rossi e Perotti, ma Di Francesco non li aveva a disposizione.

L’ingresso in campo di Schick ha consentito alla Roma di sistemarsi meglio in campo con il 4-4-2 e i benefici sono arrivati subito. E in occasione del terzo gol la voglia di Pellegrini di non rinunciare ad accompagnare l’azione ha fatto la differenza.

Nel periodo compreso tra il nuovo vantaggio e il fischio finale la Roma ha sofferto di meno, ma ha continuato a sbagliare tanto (è scesa al 67 per cento di passaggi riusciti) proprio perché non rinunciava ad attaccare la profondità. E ha subito la grande occasione di Belotti all’84’.

Anche in questa situazione, lo sviluppo dell’azione è statp folle. Al minuto 83:02 Manolas calcia una punizione lunga cercando la spizzata di Dzeko, che non arriva; Schick prova a guadagnare un angolo, ma non ci riesce e Djidji può rilanciare; la palla scorre dopo uno scontro a centrocampo Manolas-Zaza e la Roma è scoperta. Berenguer parte sulla sinistra, rallenta al limite dell’area e serve Belotti che arriva da dietro e senza opposizione va a calciare all’altezza del dischetto di rigore, per fortuna in scivolata perché il pallone è leggermente lungo. Tutto in venti secondi.

È sano tutto questo? Io penso di no.

Chiudo con due dati finali: la Roma ha terminato la partita con una media di 2,73 passaggi per ogni possesso palla, nettamente inferiore alla media stagionale in campionato che è di 4,84; la squadra ha una media di 472,5 passaggi a gara e contro il Toro ne ha fatti 341.

«Puntiamo ad avere maggiore continuità e a sbagliare meno. Bisogna abbassare i ritmi in certi momenti della gara perché non si può giocare sempre a 300 all’ora. Spesso capita di allungarci, noi siamo bravi quando rimaniamo compatti», ha detto Di Francesco a fine partita. Come dargli torto?


valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb
(fonti dei dati: Wyscout.comStats Zone app e Lega Serie A)

Roma-Torino 3-2: tabellino e statistiche

ROMA (4-2-3-1): Olsen; Karsdorp (35′ st Santon), Manolas, Fazio, Kolarov; Cristante, Lo. Pellegrini; Under (6′ pt El Shaarawy), Zaniolo, Kluivert (27′ st Schick); Dzeko. In panchina: Cerantola, Greco, Lu. Pellegrini, Marcano, Coric, Pastore, Nzonzi. Allenatore: Di Francesco.
TORINO (3-4-3): Sirigu; Djidji, Nkoulou, Lyanco (38′ st Berenguer); De Silvestri, Rincon, Ansaldi, Aina; Falque (10′ st Zaza), Belotti, Parigini (30′ st Edera). In panchina: Ichazo, Rosati, Lukic, Bremer, Millico, Adopo, Ferigra. Allenatore: Mazzarri.
ARBITRO: Giacomelli di Trieste
RETI: 15′ pt Zaniolo (R), 34′ pt Kolarov (R, su rig.), 6′ st Rincon (T), 22′ st Ansaldi (T), 28′ st El Shaarawy (R).
NOTE – Ammoniti: Kluivert, Cristante (R); De Silvestri, Rincon, Belotti (T). Recupero: 2′ pt, 4′ st.

Possesso palla: Roma 53% – Torino 47%
Parate 0 – 6
Tiri totali 11 – 8
Tiri in porta 9 – 3
Tiri fuori 2 – 5
Tiri in porta da area 7 – 1
Pali 0 – 1
Occasioni da gol 9 – 7
Expected goals 2,76 – 1,21
Passaggi 341 – 266
Percentuale di passaggi riusciti 79,77 – 74,44
Palle perse 107 – 118
Palle recuperate 86 – 82
Duelli 263 – 263
% duelli vinti 38,4 – 34,9
Falli commessi 17 – 17
Fuorigioco 1 – 6
Corner 6 – 3
Ammonizioni 2 – 3
Espulsioni 0 – 0
Km percorsi 107 – 104,6
Velocità media (km/h) 6,6 – 6,4

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