Sampdoria-Roma 0-1: adesso che facciamo, non ci proviamo?

08/04/2019 di Valerio Albensi

Delle sei squadre in lotta per la qualificazione alla prossima Champions League, nel weekend ha vinto solo la Roma. E questo, oltre a essere un evento paragonabile a una eclissi totale di sole, conferma i sospetti che avevamo avuto dopo la Fiorentina: questo stranissimo campionato sembra quasi aspettarci. Dopo Genova abbiamo qualcosa in più di una speranza perché l’obiettivo è ancora lì.

Ci sono ancora sette partite grazie alle quali la peggiore Roma delle ultime cinque stagioni (non va dimenticato) potrebbe mettere le mani sul quarto posto: dovrà fare due punti in più del Milan, dell’Atalanta e probabilmente della Lazio, che deve recuperare una partita in casa con l’Udinese e che ora ha due punti in meno. È difficile, soprattutto per questa squadra entrata e uscita dalle crisi tante volte, ma non è impossibile.

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Sembrava tutto finito domenica scorsa, dopo il pesante 1-4 incassato contro il Napoli, ma la Roma è riuscita a rimettersi in piedi anche perché dall’Inter (compresa) in giù hanno tutte qualche problemino. Il Milan, per esempio, ha perso tre delle ultime quattro partite. 

Presto sapremo se Genova ha davvero sbloccato la squadra e se Ranieri ha trovato quell’interruttore che può accendere il finale di campionato. Intanto però l’allenatore dopo cinque partite ha raggiunto il primo obiettivo di breve termine: convincere i calciatori che il traguardo è ancora possibileDaniele De Rossi a fine partita è sembrato più fiducioso: «Siamo entrati in una dimensione un pochino diversa. Si lotta più da grande squadra. Forse non giochiamo ancora come vorremmo, ma ci mettiamo tutto quello che abbiamo. Per gli altri non sarà facile venire a Roma a passeggiare come è successo in passato».

La mano di Ranieri

Ranieri ha puntato su concetti semplici per farsi capire in poco tempo. Ha cercato innanzitutto di riportare fiducia tra i calciatori, frenati dai tanti infortuni e dalla mancanza di risultati. Li ha messi davanti alle proprie responsabilità quando c’è stato bisogno, come a Ferrara, ma al tempo stesso li ha incoraggiati in allenamento e li ha difesi pubblicamente dalle critiche.

Contemporaneamente, ha liberato la squadra dalla ricerca di certi principi di gioco che non riusciva più a mettere in pratica, anche a costo di passare come allenatore conservatore. È il caso, per esempio, della rinuncia a costruire l’azione partendo dal basso, una strategia che esponeva la Roma a transizioni che non sapeva gestire. Il tecnico ha criticato questa impostazione («Vogliamo tutti imitare il tiqui-taca, ma sono pochissime le squadre che sanno fare gol partendo dal portiere») e questa provocazione ha ricordato il celebre «Scordatevi il bel gioco» che disse nella prima conferenza stampa da allenatore della Roma, dieci anni fa. Ranieri l’aggiustatore è ripartito da un calcio quasi scolastico.

I dati, come al solito, ci aiutano a capire cos’è cambiato in campo nelle prime cinque partite con Ranieri in panchina e quali sono le principali differenze con chi lo ha preceduto.

Avvertenza: lo sappiamo che cinque partite non costituiscono una buona base statistica né un buon termine di paragone con una gestione durata 26 gare di campionato, ma certe tendenze si stanno delineando. Ti mostriamo anche i dati medi delle ultime cinque gare con Di Francesco in panchina.

Sampdoria-Roma 0-1 De Rossi

La Roma di Ranieri fa meno possesso palla rispetto alla Roma di Di Francesco, ma preferisce giocare di più nella metà campo avversaria. Costruisce di meno dal basso e, inevitabilmente, lanci e passaggi lunghi diventano soluzioni di giocoLa squadra di Ranieri ha una percentuale più alta (11,9 per cento) e in casa della Sampdoria ha toccato il 18,45 per cento di lanci lunghi: non raggiungeva un valore superiore dal 13 dicembre 2015, giorno del pareggio 0-0 in casa del Napoli; in quella gara i passaggi lunghi rappresentarono il 23,68 per cento del totale.

È evidente che si tratta di un’impostazione necessaria per superare la fase di emergenza e minimizzare il più possibile i rischi. Soprattutto in alcuni momenti della partita, la squadra si appoggia tanto sulle sponde degli attaccanti. Contro la Samp, Schick è andato 20 volte al duello aereo con i difensori avversari vincendo nella metà dei casi. 

La strategia anche a Genova è stata chiara: evitare di perdere equilibrio cercando un pressing alto (la media delle palle riconquistate nelle zone alte del campo è crollata e al tempo stesso è aumentato il PPDA, il numero dei passaggi concessi all’avversario per possesso palla) e mantenere i blocchi compatti chiedendo sacrificio agli esterni d’attacco.

Zaniolo e Kluivert

A Marassi, è stato importante il lavoro in copertura di Zaniolo e Kluivert. Qui, nel primo tempo, Nicolò aiuta i due mediani andando a chiudere al limite dell’area su Linetty.

Sampdoria-Roma 0-1 2018-19

In questo altro episodio si accentra e, supportato da Pellegrini, sostiene il centrocampo contro il rombo della Samp riuscendo a strappare il pallone dai piedi sempre di Linetty.

Bene anche Kluivert: non è stato particolarmente incisivo in attacco, ma ha eseguito i compiti difensivi che Ranieri gli aveva chiesto. Come in questo caso (non l’unico) qualche minuto prima del cambio, quando ha seguito l’inserimento di Praet ritrovandosi a fare una spazzata da difensore centrale.

L’effetto collaterale della cura ricostituente è che, al momento, ha appiattito il gioco offensivo della Roma, tant’è che a fronte di un leggero calo degli expected Goals concessi (da 1,42 a 1,30 a partita) c’è stato anche un netto calo degli expected Goals a favore (da 1,84 a 1,58). Una controindicazione tutto sommato sopportabile in un momento come questo, nel quale la squadra prima di Genova viaggiava alla media molto poco Champions di 1,5 gol incassati a partita.

E ora?

Non sappiamo ancora se sabato è stato l’inizio di un breve ciclo felice, un ultimo strappo che può portare la Roma a salvare almeno in parte la stagione. Ci siamo illusi troppe volte, non dobbiamo dimenticarlo. Nelle ultime partite però abbiamo visto in campo una squadra e non soltanto undici calciatori con la stessa maglia. Abbiamo visto più disponibilità e un gruppo che ora dà la sensazione di lottare per una causa comune nonostante i limiti tattici e tecnici che conosciamo.

Lo ha riconosciuto anche De Rossi: «La base è il gioco, però quando c’è poco tempo per arrivare a mettere in difficoltà squadre come il Napoli, la Sampdoria e la Fiorentina con le geometrie e con il gioco allora bisogna tirare fuori quello che si ha dentro e fare partite come quella che abbiamo fatto contro la Samp. I punti si fanno anche così, ce li teniamo stretti, ma dobbiamo assolutamente migliorare. Ci è mancata un po’ di cattiveria, ma soprattutto continuità e questo non dovrà più succedere».

La Roma ha sette partite.


valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb

Fonti dei dati: WyScout.comLega Serie AStats Zone app

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