Il mio primo gol della Roma allo stadio: intervista a Sandro Tovalieri

21/05/2019 di Patrizio Cacciari

Sono sicuro che non appena hai letto il titolo di questo pezzo la tua mente ha iniziato a scorrere all’indietro. Forse hai qualche ricordo offuscato, qualche dubbio, oppure come me ricordi perfettamente chi è il giocatore della Roma che hai visto segnare dal vivo per la prima volta. Nel mio caso si tratta di Sandro Tovalieri, il Cobra.

Per certi versi sono stato molto facilitato nel custodire questo ricordo come fosse ieri e adesso ti spiego perché.

Sandro Tovalieri Roma Ascoli 1985-86 Coppa Italia
[Uno dei gol che il Cobra segnò la sera del mio esordio allo stadio]

La prima volta

La mia prima volta allo stadio risale al 28 agosto 1985. Avevo otto anni. Da ormai due, ovvero da quando la Roma aveva vinto lo scudetto del 1983, per il mio papà ero diventato una specie di incubo. In casa parlavo solo della Roma, gli chiedevo di comprarmi la rivista ufficiale, indossavo la maglia con il numero cinque di Falcão che aveva regalato la Barilla in una confezione speciale da cinque chili di pasta.

In tutte le foto porto sempre quella. Finalmente, dopo un pressing asfissiante, arrivò anche la mia prima volta allo stadio Olimpico. Ricordo tutto nei dettagli: mia madre che compra Il Messaggero e risalendo nella 127 dice: «Stasera gioca la Roma». Non mi feci scappare l’occasione: «Perché non ci andiamo?». Papà tentennò, ma poi le parole di mia madre lo inchiodarono alle sue responsabilità: «E portacelo, dai».

Iniziò tutto così.

Purtroppo ho smarrito il biglietto, ma ricordo che costava settemila lire e che lo comprammo ai botteghini fuori la Curva Sud prima di entrare. Sì, la mia prima volta allo stadio fu in Curva Sud per una partita di Coppa Italia: Roma-Ascoli. All’epoca la formula prevedeva i gironi. Finì 3-0, Sandro Tovalieri ne fece tre.

Per questo motivo lo ricordo così bene.

L’incontro con il Cobra

Il Cobra mi aspetta in piazzetta ad Ardea, jeans, felpa rossa e capello in ordine. Ho l’articolo che racconta di quella partita e gli spiego subito l’importanza che ha avuto per me. Te la ricordi? Sorride: «Certo, come potrei dimenticarla. Avevo 20 anni, indossavo la maglia per cui avevo sempre tifato, dopo aver fatto tutta la trafila delle giovanili. Indossarla per me era inimmaginabile, e poi davanti a quasi 50mila spettatori…».

Lo interrompo. Come 50mila spettatori?

Di fine agosto, una partita di Coppa Italia. Controllo il tabellino che in effetti riporta 42.759 e sapete benissimo che saranno stati molti di più.

Tovalieri riprende il suo racconto: «Una serata incredibile, feci tre gol e il giorno dopo mi ritrovai su tutti i giornali. Ti cambia la vita, devi avere la testa sulle spalle. Ringrazio ancora i miei compagni di allora».

Sandro Tovalieri

La Coppa Italia del 1986, il gol contro Maradona

Leggiamo insieme la formazione: Tancredi, Gerolin, Oddi, Boniek, Nela, Righetti, Conti, Cerezo, Pruzzo, Giannini, Tovalieri, che subito dopo il terzo gol venne sostituito da Graziani. Sì, ricordi bene, è la squadra che perse lo scudetto in casa con il Lecce. Lo scudetto della rimonta sulla Juve.

Rimonta che in realtà non si è mai concretizzata fino in fondo, ma a noi piace raccontarla così. «E’ vero perdemmo lo scudetto in quella maniera incredibile, ma vincemmo la Coppa Italia. Segnai otto reti, fui vice capocannoniere del torneo. Segnai anche nella finale di andata il gol del 2-1 contro la Samp, poi al ritorno mi procurai il rigore ma non l’ho calciato perché mi feci male e lo segnò Desideri. Poi all’89’ raddoppiò Cerezo. Fu una bella stagione per me, in campionato giocai 20 partite, segnai tre reti».

Il suo primo gol in Serie A Sandro Tovalieri lo segna al San Paolo, al Napoli di Maradona«C’erano 85mila spettatori, pareggiò Diego. Per me fu incredibile. Maradona è stato il dio del calcio. Avrei potuto smettere di giocare in quel momento, dopo aver segnato in casa del più forte di tutti i tempi». 

Le difese di una volta

Finisce la stagione e Tovalieri viene mandato a farsi le ossa, prima a Pescara poi ad Arezzo. Segna dieci volte sia in Abruzzo che in Toscana, il vizio del gol ce l’ha sempre avuto. Riprendo l’articolo e gli leggo le descrizioni delle azioni: “Grande galoppata di Boniek, […] centro all’indietro per Pruzzo che manca il tiro, la palla capita a Tovalieri […] l’esecuzione da tre metri è impietosa”“[…] fa partire un traversone lungo non per il controllatissimo Righetti […] ma per Tovalieri che inzucca deciso e manda Corti a parare largamente dentro la porta”; “[…] il cross parte egualmente dalla parte opposta dove Tovalieri con la fronte mette a segno”.

A 20 anni eri già Cobra? «Il soprannome me lo hanno dato a Bari, ma le mie caratteristiche sono sempre state quelle. Ero un centravanti d’area di rigore, non come quelli di manovra di oggi. Il calcio è cambiato ma penso che un attaccante debba sempre mantenere la lucidità sotto porta. All’epoca segnare 10-12 reti era qualcosa di importante. Oggi vedo difese che lasciano tre metri alla punta. Impensabile ai tempi di Gentile, Brio, Vierchowod». 

Walter Zenga e Sandro Tovalieri a San Siro Inter-Roma

La passione dei romanisti

Tovalieri ha giocato solo quella stagione nella Roma, dopo aver fatto tutte le giovanili: «Pensa che in realtà non ho mai giocato in Primavera o meglio partecipai al Torneo di Viareggio, che vincemmo, come sotto età. A vederci a Firenze c’erano 12mila romanisti»

Resto ancora una volta molto sorpreso dai numeri e mi svela un altro particolare di cui non ero a conoscenza: «Quando vincemmo il campionato con gli Allievi, alla finale di ritorno contro l’Inter al Tre Fontane vennero 14mila persone».

È incredibile, mi sembrano racconti di una Roma che non c’è più. Perché non sei mai tornato? «Stavo per farlo in realtà. Nel 1995-96. Alla Roma c’era Mazzone che poi ho ritrovato a Cagliari qualche anno dopo. Ero all’Atalanta dove sono stato benissimo. All’inizio però non mi riuscivo ad ambientare al clima del nord, dopo gli anni di Bari. Destino vuole che mi sblocco proprio al San Nicola contro la mia ex squadra. Segno due reti e Mondonico, all’epoca sulla panchina nerazzurra, blocca la mia cessione alla Roma per gennaio che ormai era cosa fatta. Peccato, perché sarei tornato in età matura e sono convinto che mi sarei divertito, mi sarebbe piaciuto trasmettere un po’ dell’esperienza accumulata sui vari campi».

Affetti, social e consigli

Il Cobra ha girato molto e ovunque ha lasciato un ottimo ricordo: Bari, Bergamo, ma anche Cagliari, Arezzo, Perugia«Penso che questo sia un merito. Mi sono sempre comportato bene. Sono sempre stato alla larga da situazioni poco chiare. Chi fa il calciatore ha una grande fortuna, che non va sprecata. Mi fa piacere quando magari sono qui e passa un tifoso del Cagliari e ti ringrazia. È una bella cosa».

Tovalieri è anche sui social, è proprio lui a rispondere ai tifosi che lo commentano: «Metto ogni tanto qualche post, è bello mantenere un rapporto con le persone. Molto spesso mi chiamano a Bari o ad Arezzo per presenziare ad alcune iniziative, e ci vado sempre con piacere».

Il Cobra ha un trascorso da allenatore nelle giovanili della Roma: «Ho allenato ragazzi che oggi calcano i campi di Serie A e B, penso a VerdeMazzitelliRomagnoliLorenzo Pellegrini. Cosa gli insegno? Per prima cosa a divertirsi. Il divertimento è una componente fondamentale dell’allenamento. E poi ovviamente chi gioca in attacco vuole sempre qualche consiglio in più. Del resto anche io da ragazzo cercavo di rubare con l’occhio a Pruzzo».

Vive ad Ardea, la sua terra, accanto alla sua famiglia: «Qui sto bene, ho i miei interessi, mi godo la mia vita da pensionato (ride, ndR). I miei figli vogliono stare qui e io ne sono felice». Sandro Tovalieri lascia l’attività agonistica nel 1999-2000, con la maglia della Reggiana, in Serie C1. Nel 2015 pubblica la biografia “Cobra – Vita di un centravanti di strada”, scritto con la giornalista Susanna Marcellini, che non racconta solo la sua carriera sportiva: «Nel libro c’è anche la storia di mia moglie, che ho perso quando aveva solo 40 anni per un brutto male. Racconto un mio lato umano , c’è una lettera molto toccante di mia figlia. È un lavoro che ha avuto molto successo, ha vinto un premio letterario a Udine, e tutto ciò mi rende davvero orgoglioso».

Uno dei suoi gol più belli.

patrizio.cacciari@rudi.news
@PatCacciari

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