Stadio vietato ai razzisti: perché la Roma può farlo?

27/09/2019 di Rudi

La Roma è la prima società italiana che ha deciso di allontanare per sempre dallo stadio un proprio tifoso ritenuto responsabile di comportamenti razzisti. Ieri sera il club, attraverso una comunicazione su Twitter, ha annunciato di avere segnalato alla Polizia Postale e a Instagram il gestore di un account del social network che ha rivolto vergognosi insulti razzisti a Juan Jesus, scrivendogli in privato.

Oltre alle segnalazioni, la Roma ha anche deciso di non consentire più a questa persona di entrare allo stadio per le partite giocate in casa dalla squadra giallorossa. È una decisione importante, senza precedenti in Italia, che segna un punto di svolta in un momento storico molto delicato, nel quale gli episodi di razzismo nel nostro calcio si fanno sempre più frequenti e gravi.

Ma se molti club continuano a fare finta che il problema non esista, la Roma ha deciso di mandare un segnale forte e seguire la strada di altre società europee. Pochi giorni fa, per esempio, il West Ham ha deciso di allontanare a vita dal proprio stadio un tifoso che si era macchiato di insulti antisemiti.

Quali strumenti ha utilizzato la Roma per decidere l’allontanamento del tifoso?

Per rispondere, citiamo l’ottimo lavoro della redazione de Il Post:

“È la prima significativa applicazione del cosiddetto “codice etico”, il regolamento che dal 2017 permette alle squadre di calcio italiane di punire i tifosi ritenuti responsabili di comportamenti non appropriati. Finora però solo poche squadre si sono prese la responsabilità di applicarlo, e questa mancanza ha contribuito in modo decisivo alla scarsa efficenza dei provvedimenti nei confronti delle discriminazioni, ancora all’ordine del giorno in Serie A”.

La Roma bandirà a vita dalle sue partite un tifoso razzista

La Roma e il Codice etico

La Roma era stata anche la prima società italiana a dotarsi di un codice etico per i tifosi, su indicazione dei ministeri dello Sport e degli Interni. La particolarità di questo primo caso di allontanamento è che non è avvenuto allo stadio, ma sui social: la società però aveva previsto questa fattispecie nel proprio Codice.

Ecco un passaggio dell’articolo 3 “La correttezza e l’integrità”.

“In aggiunta a quanto sopra, nell’ottica di ulteriormente valorizzare l’importanza dei principi di correttezza e integrità e tenuto conto dell’esigenza di tutelare anche i propri diritti e interessi, AS Roma si riserva la facoltà di ritirare il proprio gradimento, secondo le modalità ed i termini di cui al successivo par. 7, a seguito dei seguenti comportamenti anche se posti in essere al di fuori dell’impianto sportivo o comunque in relazione a eventi diversi dalle gare di AS Roma:

m) manifestazioni espressive di insulto o di offesa, o inneggianti alla violenza o alla discriminazione per qualsiasi motivo, qualora esternate in occasione di eventi o manifestazioni pubbliche e/o sui “social media” (inclusi, a titolo esemplificativo e non esaustivo, blog, network professionali, network aziendali, Forum su internet, social gaming, social network, video sharing, virtual world, ecc.)”.

Qui trovi il “Codice di condotta per i tifosi della As Roma” completo.

Ora vedremo se il tifoso vorrà ricorrere contro il provvedimento, ma intanto il messaggio che la Roma ha mandato ai romanisti è chiaro: non verrà più tollerato il razzismo non solo allo stadio.

Questo è anche un segnale per le altre società che sostengono di non avere gli strumenti per contrastare i razzisti. Ancora Il Post, in questo approfondimento che ti consigliamo, ci spiega che in realtà non è così.

E la Roma lo ha dimostrato.