Tanta voglia di DDR

24/01/2019 di Patrizio Cacciari

De Rossi

Daniele De Rossi si sta allenando con il gruppo. È una cosa molto importante per un calciatore rimasto fuori così tanto a causa di un infortunio di quel tipo (lesione alla cartilagine del ginocchio). «È il più grave della mia carriera», aveva detto in una intervista a DAZN poco prima di Natale. Daniele si è allenato con i compagni ieri e lo ha rifatto oggi. È un bene che accada nella settimana della consacrazione della meglio gioventù.

La squadra deve restare con i piedi per terra perché i prossimi tre impegni indirizzeranno la stagione: domenica a Bergamo, mercoledì a Firenze in Coppa Italia (gara unica) e poi all’Olimpico di sera contro il Milan in un vero e proprio scontro diretto che la Roma dovrebbe provare a vincere con almeno due gol di scarto, visto il 2-1 della partita di andata.

Con il rientro di De Rossi MisterDiFra recupera un uomo con le caratteristiche giuste per migliorare dove il gruppo oggi è carente: la gestione del risultato, quella che ancora una volta è mancata nella partita con il Torino.

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Penso spesso alla carriera di Daniele De Rossi. Come tutti i grandi calciatori, ha diviso l’opinione pubblica. Non so se tu sei tra quelli che lo reputa un “peso per la Roma” (sì, molto spesso i grandi campioni sono stati etichettati così) oppure sei tra chi ne apprezza la professionalità e il grande attaccamento alla maglia.

Hai presente l’Arco di Costantino?

Ecco, io ho sempre immaginato Daniele così. Uno straordinario monumento a guardia di Roma, vissuto all’ombra del Colosseo per tutta la carriera, pur rimanendo scolpito e immobile nella sua fierezza. E quando parlo del Colosseo ovviamente mi riferisco a Totti. Credi che tutti sarebbero stati in grado di fare quello che ha fatto lui? Pensaci bene: mai una critica, una sovrapposizione, un momento di acredine, un disaccordo. Nel suo libro Totti parla di De Rossi come del compagno di squadra a cui ha voluto più bene.  Daniele dopo Totti è il calciatore ad aver vestito più volte la maglia della Roma, 605, di cui 450 in campionato.

L’ultima volta nel giorno del suo infortunio a Napoli lo scorso 28 ottobre. De Rossi inoltre è il romanista ad aver vestito più volte la maglia azzurra della nazionale, ben 117 presenze. Il doppio di Totti che si è fermato a 58. Un simbolo del calcio romanista di cui poter andare fieri. A Coverciano c’è una sala con due bacheche, che vengono costantemente aggiornate, in cui sono riportati presenze e gol segnati in maglia azzurra. Il nome di De Rossi è su entrambe. Questo per farti capire il ruolo che ha avuto nella storia del calcio italiano.

Ricordi quante polemiche ci furono per il suo rinnovo nella prima fase americana? Era l’inizio del 2012, in piena era Luis Enrique. De Rossi ottenne una cifra molto importante (circa 10 milioni di euro lordi l’anno). Era all’apice della sua maturazione, con alle spalle gli ultimi trofei vinti dalla Roma vissuti da protagonita. In quel momento era tra i centrocampisti più apprezzati d’Europa, uno di quelli che Mancini avrebbe portato volentieri in Premier. Nel nostro immaginario equivaleva a un Gerrard o a un Lampard dell’epoca. «Mi sono reso conto che quello di cui ho bisogno sta qui», fu la sua dichiarazione d’amore.

De Rossi e gli allenatori. Un altro tema molto interessante. Pensaci un attimo. Non ce n’è uno che non gli abbia riconosciuto la leadership con relativa consegna delle chiavi del centrocampo. Capello quando era ancora giovanissimo, Spalletti, Ranieri, Luis Enrique, Rudi Garcia.

In effetti qualche problema lo ebbe con Zeman, ma la storia in seguito gli ha dato ragione.

Anche in Nazionale ct come Prandelli o Conte non hanno mai rinunciato a lui. Sempre nel libro di Totti viene descritto bene il modo in cui Lippi gestì il suo fallo di reazione nella partita contro gli Usa e come lo responsabilizzò in finale, affidandogli uno dei cinque calci di rigore. Non sono dettagli nella carriera di un calciatoreDe Rossi ha commesso anche delle grosse ingenuità ma è stato sempre il primo a riconoscere i suoi errori e a pagarne le conseguenze. E poi hai mai sentito un compagno di squadra parlare male di lui, o meglio, non parlarne bene? 

Il 24 luglio Daniele compirà 36 anni. Il 30 giugno scade il suo contratto con la Roma. Sono mesi decisivi, partite importanti. Né la Roma né lui oggi pensano al domani, Daniele è mancato troppo dal campo e non era mai successo, la ha spiegato bene anche Monchi nella famosa intervista alla Gazzetta. Averlo di nuovo a disposizione è il primo grande risultato del 2019. Poi si vedrà.Quando arriverà il momento di prendere una decisione sceglierà il meglio, per la Roma e per lui.


patrizio.cacciari@rudi.news
@PatCacciari

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