Tifosi stranieri a Roma per il derby? Ecco chi sono

25/02/2019 di Patrizio Cacciari

Non è ancora detto che il derby di sabato prossimo tra Lazio e Roma si giochi alle 20.30. Nelle ultime ore infatti una informativa della Digos avrebbe sottolineato la presenza di diversi ultras stranieri a Roma proprio in occasione della stracittadina. Per questo motivo la Questura di Roma avrebbe chiesto all’Osservatorio sulle Manifestazioni Sportive, organo che fa capo al Ministero degli Interni, di anticipare l’orario del fischio d’inizio alle 15.

Che cosa si intende con presenza di ultras stranieri? 

Nell’opinione pubblica ha fatto scalpore il coinvolgimento degli ultras francesi del Nizza nei gravi incidenti di Milano dello scorso dicembre tra facinorosi dell’Inter e del Napoli, in cui ha perso la vita Daniele Belardinelli. Ma in realtà nel panorama delle tifoserie organizzate italiane non è una novità avere rapporti con tifoserie estere. Un tempo si studiavano i cori, i modi di tifare, c’era uno scambio reciproco per prendere ispirazione.

In una vecchia intervista Antonio Bongi, uno dei fondatori del Cucs, raccontava della sua esperienza durante la finale di Coppa dei Campioni disputata a Roma tra Liverpool e Borussia Mönchengladbach. I tifosi dei Redsgiunti in città erano circa 25 mila. Un gruppo di tifosi della Roma seguì la partita in Curva Sud tra quelli del Liverpool e proprio quella sera venne l’idea del coro per Agostino Di Bartolomei «Oh Agostino, Ago, Ago, Ago, Agostino gol», nato sul motivetto dedicato al ruvido terzino sinistro del Liverpool Joey Jones, idolo di Anfield Road. Sempre quella sera, per farti un altro esempio, ai tifosi della Roma venne l’ispirazione per trasformare il «When the Reds go marching in» in «E vai Roberto facci un gol», dedicato al nostro bomber Roberto Pruzzo.

Negli Anni Settanta questo fenomeno era molto diffuso. Gli italiani ammiravano molto le tifoserie d’Oltremanica e ne studiavano cori e impostazioni. Pensate che l’unica tifoseria ad aver avuto l’onore di esporre il proprio striscione nel temutissimo Shed del Chelsea fu il Verona. Qui sotto nella foto puoi vedere la foto delle Brigate in un side del vecchio stadio londinese durante una visita di cortesia.

Oggi le cose sono un po’ cambiate. Nel senso che dopo il 1985, ovvero dopo la tragedia dell’Heysel in cui persero la vita 39 tifosi prima di Juventus-Liverpool a causa degli incidenti provocati dagli hooligans inglesi, i rapporti tra le tifoserie italiane e quelle inglesi sono peggiorati, o meglio si sono completamente interrotti. Mentre prima era quasi una consuetudine andare allo stadio con una sciarpa di un club inglese per cui si simpatizzava.

I rapporti con le altre tifoserie straniere però non si sono interrotti, anzi. Nei primi anni 2000, con l’avvento dei voli low cost, era facile incontrare qualche delegazione estera nelle nostre curve, che arrivava proprio con l’intento di studiare il modo italiano di tifare. Ricordo per esempio la presenza dei tifosi del Cska Sofia in Curva Sud nel famoso derby del “bambino morto” (una voce circolata tra il pubblico che poi si rivelò falsa). Era il 2004. Non fu certo un gemellaggio, ma una semplice visita.

Sempre in quegli anni c’era un gruppo della curva del Benfica talmente innamorato della Roma da averne adottato i colori. Eccoli qua nella foto in alto accanto ai Fedayn in un vecchio Valencia-Roma del 2006. Si chiama Gruppo Manks ed è sempre presente nel settore ospiti quando i tifosi romanisti sono in trasferta nella penisola iberica. Chissà se lo vedremo anche a Oporto nella partita di ritorno di Champions League.

L’arrivo di internet e dei social network

Successivamente, l’avvento del web, e in seguito dei social network, ha favorito ulteriormente lo scambio e la conoscenza tra tifoserie lontane ma ispirate dagli stessi ideali (e in alcuni casi dalle stesse simpatie politiche). Durante una trasferta di Champions League della Roma in Grecia contro l’Olimpyakos nel 2006 nacque l’amicizia di alcuni tifosi della Roma con il Gate 13 del Panathinaikos, la rumorosa curva biancoverde di Atene. Più recente invece  è il rapporto con il Frente Atletico, gruppo storico della curva dell’Atletico Madrid.

Oggi è complicato parlare di gemellaggio ufficiale. Di solito questo tipo di rapporto nasce da amicizie singole, sempre in un clima di interscambio, per poi diffondersi al proprio gruppo e successivamente agli altri gruppi e alla curva intera che lo accetta.

Le altre tifoserie italiane di chi sono amiche?

Anche altre tifoserie italiane hanno amicizie con curve straniere. Molto forte è il legame tra Atalanta ed Eintracht Francoforte, oppure tra Bayern Monaco e Sambenedettese o ancora tra Salernitana e Schalke 04, o tra sampdoriani e marsigliesi.

E la Lazio? Perché la Questura di Roma è preoccupata per il derby? Nella tifoseria biancoceleste non mancano le amicizie straniere. Il più duraturo è sicuramente quello con gli Ultras Sur, gruppo guida della tifoseria del Real Madrid. Recentemente li abbiamo visti a Roma proprio in Champions e nel loro settore non mancavano sciarpe e vessilli biancocelesti (così come tra quelli del Porto, ma in chiave più di sfottò che altro). Ma non solo. La tifoseria biancoceleste ha rapporti anche con alcune tifoserie dell’est molto temute. In particolare con i bulgari del Levski Sofia e con i polacchi del Wisla Cracovia, protagonisti qualche anno fa a Roma di una sfilata sul Lungotevere che fece molto parlare per via delle maschere indossate.

È probabile che sabato al derby sia presente qualche delegazione di curve estere, così come per esempio quella romanista era a Madrid nell’ultimo derby della capitale spagnola, ospite proprio della curva dell’Atletico. Non si tratta certo di una novità, ma di un fenomeno presente da tempo nel dna del panorama ultras.


patrizio.cacciari@rudi.news
@PatCacciari

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