Un po’ di cose da chiarire dopo l’addio di Totti

19/06/2019 di Rudi

A due giorni dalla conferenza stampa di Francesco Totti, continuiamo a farci domande sul momento della Roma e sulla direzione che la società sta prendendo in queste settimane tra le più difficili degli ultimi anni. 

Francesco su certi argomenti si è fatto prendere la mano cedendo all’amarezza, ma ha posto delle questioni sulle quali la dirigenza non può non interrogarsi in un momento in cui si sta riprogettando la Roma. Rimettiamo insieme i pensieri.

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Confusione e chiarezza

C’è stata tanta confusione nell’ultima stagione e sono stati fatti degli errori che in parte ha riconosciuto anche James Pallotta nelle sue ultime uscite«Ci sono troppi galli a cantare e il canto da Trigoria non viene ascoltato», ha detto Totti, lasciando intendere che, almeno per quanto riguarda l’area sportiva, c’è stata una certa sofferenza forse non solo da parte sua nei confronti di Franco Baldini, consulente di fiducia del presidente. Sono dichiarazioni che in qualche modo riprendono quelle attribuite a Claudio Ranieri fuori dai cancelli di Trigoria durante la contestazione di qualche settimana fa. Non sappiamo se Baldini replicherà.

Questa difficoltà gestionale nei fatti ha dato un alibi alla squadra e creato divisioni. E ora, se si vuole permettere a Paulo Fonseca di lavorare nelle migliori condizioni, vanno eliminati vuoti di potere, dubbi, incertezze organizzative di qualsiasi tipo; ha ragione Totti quando dice che la Roma deve cercare di essere più chiara con i tifosi, di riconquistarli. Su queste basi, forse ancora prima del mercato, si reggerà quella che deve essere la stagione del rilancio. Pallotta si è impegnato a essere più presente: al di là dei benefici reali sulla squadra, impossibili da determinare, un suo maggiore coinvolgimento a Roma avrebbe effetti certamente positivi sull’ambiente.

Doveva davvero finire così? Il futuro di Francesco 

Una Roma senza Totti ancora non ci sembra possibile e non sarà facile abituarsi all’idea. Francesco poi se ne è andato dichiarando di sentirsi ferito, «pugnalato», e questo aumenta il dolore di tutti: sentirlo dire «sarebbe stato meglio morire» ci ha fatto male. Ma l’amarezza però gli ha giocato un brutto scherzo: Totti non si è tenuto nulla (anche se ha detto il contrario), ha fatto allusioni gravi sulla professionalità degli altri dirigenti e ha dichiarato cose pesanti sulla società. Ha detto certe cose ritenendo di fare «il bene della Roma», e non mettiamo in dubbio la sua buonafede, ma probabilmente ha ottenuto l’effetto contrario.

Tra le sue risposte, poi, non c’è stato spazio per un momento di autocritica e questo ci ha colpito.

Vorremmo avere un’altra conferenza stampa per chiedergli di commentare altre circostanze che ci sembrano controverse e che magari un giorno chiarirà. Per esempio, se pensa di avere fatto il massimo per migliorare le sue capacità manageriali e acquisire nuove competenze. Oppure se crede che avrebbe potuto fare di più per evitare che i calciatori mollassero la presa nei momenti chiave, considerato il carisma che solo un mito del calcio italiano come lui può avere (il miglior calciatore italiano di sempre – siamo tutti d’accordo, no?). Vorremmo anche sapere perché, dopo il “no” di Conte, in un momento in cui la società era fortemente criticata, non ha parlato e difeso quella sua scelta.

Mario Sconcerti, sul Corriere della Sera di ieri, ha scritto: “Tra le tante cose dette da Totti ne ho trovate molte giuste, alcune corrette, altre meno, ma nessuna capace di spezzare un rapporto come il suo con la Roma. Conosco Baldini, non è un uomo nero. Non può essere lui il nemico, fra l’altro troppa la differenza di peso. Totti si dovrebbe chiedere semmai perché Pallotta preferisca i consigli di Baldini ai suoi. L’impressione è che Totti continui a vedere la vita da un campo di calcio, dove tutti gli passavano la palla e lui era il migliore, il più ascoltato. Da giovane dirigente devi ricominciare, non c’è un continuum, è un altro mestiere. Non sei più il Capitano, sei un dirigente fra altri che hanno perfino il diritto di esserti rivali. Funziona così in qualunque posto di lavoro”.

E forse il momento in cui ha mostrato a se stesso e agli altri di essere pronto per fare il dirigente è stata questa conferenza di addio. Come ha scritto Andrea Di Caro, vicedirettore della Gazzetta dello Sport“Questo addio rappresenta una grande occasione perduta. Ieri (lunedì, ndr) Totti per la prima volta nel suo slang romanesco, magari fermandosi a ragionare sul verbo giusto da usare, è sembrato avere la solidità di un vero dirigente. Ha rimarcato le sue competenze – sottolineando come avesse bocciato uno dei flop di mercato (Pastore) -, e spiegato le cose che andrebbero fatte a Trigoria e dette ai tifosi. Forse se tutta questa fermezza fosse uscita mediaticamente prima o percepita meglio all’interno, Totti avrebbe avuto il ruolo che cercava a furor di popolo. O forse l’avrebbe potuto pretendere chiamando lui stesso Pallotta, chiarendo ruolo e futuro, senza attendere inutilmente di essere chiamato. Perché il ruolo che Totti richiede non investe solo l’area tecnica ma anche le scelte economiche del club”.

Ora per Francesco si apre una fase nuova della sua vita senza la Roma. “Temo che sullo sfondo ci sia un duplice fraintendimento – è il pensiero diDaniele Manusia su l’Ultimo Uomo –. Da una parte parlo di quel ruolo che astrattamente possiamo chiamare di “bandiera”, ma che nel concreto, dal punto di vista delle società, somiglia di più a un parafulmine. Ruolo che Totti ha svolto fin troppo a lungo, da quando la Roma non vinceva niente nonostante Totti. E se oggi Totti ha aperto gli occhi, be’, non è mai troppo tardi per smetterla di fare il cartonato di se stesso. Anche se lo ha fatto perché non è più nei suoi interessi, o perché non voleva più mettere la sua di faccia davanti ad errori fatti da altri.
Dall’altra parte, però, anche Totti sembra aver frainteso il suo potere simbolico, che era suo malgrado se stesso, che in un certo senso va al di là di Totti, con un potere reale, provando a trasformare l’amore dei tifosi per lui in qualcosa di concreto, di convertibile al momento opportuno. Il momento è questo, Totti non si è staccato solo dalla società ma anche dal suo ruolo passato, quello che bene o male ha tenuto per decenni. Adesso deve fare qualcosa per conto suo, e dimostrare di non essere stato solo un romano impulsivo, che fa le questioni di principio, magari persino ingrato. Che sia tornare da conquistatore, o lavorare da qualche altra parte e costruire qualcosa di suo, per la prima volta Francesco Totti sarà solo”.


Totti è in vacanza e sta valutando proposte. Le possibilità sono tante e molto diverse l’una dall’altra. Dai ruoli di testimonial in Figc, alla Uefa (sarà ambasciatore italiano a Euro 2020 per le partite che si disputeranno a Roma) o alla Fifa. Ma potrebbe aprirsi per lui la possibilità di ruoli non istituzionali, operativi: le ultime voci riguardano la Fiorentina, dove c’è Pradè, e la Sampdoria di Ferrero.

Intanto, a Trigoria continua a farsi strada Morgan De Sanctis, che sarà sempre più importante nella gestione sportiva come ha spiegato Daniele Lo Monaco su Il Romanista: “Ha seguito il corso di allenatore Uefa Pro, si è laureato direttore sportivo a Coverciano e contemporaneamente ha svolto con grande applicazione il ruolo di team manager della Roma, uno dei compiti più delicati, difficili e impegnativi che ci possono essere in un club. E in questo vuoto di potere determinato dal divorzio burrascoso con Totti e dal rifiuto di De Rossi di occuparsi del club, la sua dedizione alla causa è particolarmente apprezzata in casa giallorossa: l’ex portiere ha maturato competenze tecniche di diverso livello, conosce ormai a perfezione ogni meccanismo di Trigoria, ha la fiducia della prima squadra ed è quello con cui è maggiormente a contatto in questa fase iniziale di conoscenza il nuovo allenatore Paulo Fonseca”.

Florenzi, la “romanità” e altre cose

«Non ho sentito Florenzi, ho sentito Lorenzo Pellegrini». Totti ha risposto così a precisa domanda durante la sua lunga conferenza stampa. Francesco non ha detto nulla di negativo sul nuovo capitano della Roma, ma proprio quellenon parole stanno assumendo tanti significati a seconda delle interpretazioni più o meno maliziose. Potrebbe semplicemente essere andata così, ovvero che i due non si erano ancora sentiti in quel momento, oppure che non ci sia un rapporto di confidenza particolarmente stretto come invece Totti ha raccontato di avere con Lorenzo Pellegrini: «È un ragazzo speciale, forte, sia in campo che fuori. È una persona pulita, può fare bene alla Roma, può dare tanto a questa società e a questa maglia. Lui la onorerà fino alla fine perché è un tifoso della Roma».

Bellissime parole per Lollo, che rischiano di ridare fiato però ai detrattori di Alessandro. Ti avevamo raccontato già in un nostro articolo alcuni dei motivi per cui Florenzi era stato contestato da una parte della tifoseria arrivata a definirlo mercenario. Speriamo che la figura di Alessandro con la fascia al braccio non venga sporcata con altre insinuazioni.

«Qualche romano dentro la Roma serve sempre» aveva aggiunto Totti. È vero, soprattutto alla luce di quello che ha rivelato e cioè che ci sono stati dei calciatori che ridevano dopo le sconfitte.

Ma restiamo sui romaniNella Roma ci sono ancora, anche se Francesco ha detto che la società punterebbe a mandarli via: Florenzi è il capitano e Lorenzo Pellegrini il vice, poi ci sono Luca Pellegrini (in prestito) e Riccardi (gioiellino della Primavera). E poi anche Bruno Conti. In questi otto anni di gestione americana ci sono stati anche Totti e De Rossi. Daniele ha avuto due contratti da calciatore, uno da cinque anni a cifre importanti, poi un rinnovo per altri due. Anche Francesco ha avuto due rinnovi da calciatore e un contratto da dirigente della durata di sei stagioni. Ed entrambi, per motivi che non staremo qui a giudicare, hanno rifiutato due contratti come dirigenti.

Lo ha detto anche Baldissoni ieri nella sua replica: «Questo concetto di deromanizzare, sarebbe totalmente sciocco e autolesionista evidentemente. Il patrimonio che è rappresentato da questi giocatori e quindi evidentemente prima di tutti da Francesco Totti, da Daniele De Rossi, giocatori di questo calibro, è un patrimonio che implica un valore inestimabile da un punto di vista comunicazionale, emozionale e patrimoniale. Come potremmo essere così stupidi da fare il contrario?». Ci fermiano qui, non vogliamo fare polemiche di alcun tipo. Però era corretto anche nei confronti di Francesco riportare i fatti in maniera precisa.

Le parole su un’altra proprietà e su Malagò

Incalzato dalle domande, Totti ha parlato di una disponibilità a tornare solo con un’altra proprietà e questa risposta, inevitabilmente, ha finito per alimentare voci giornalistiche che circolano da settimane e che Pallotta ha sempre smentito. Alla Roma, società quotata in borsa, queste parole di Francesco non sono piaciute, ma non ci saranno ripercussioni legali. Anche oggi, sul quotidiano Milano Finanza, il nome di un gruppo ingegneristico italiano è stato accostato alla società, ma è stato lo stesso gruppo, con un comunicato, a smentire l’interesse. 

Totti ha detto che tornerebbe se un giorno Giovanni Malagò diventasse presidente della Roma e il riferimento è alla dichiarazione fatta dal numero uno del Coni venerdì scorso in un’intervista rilasciata ad Alessandro Vocalelli per Tuttosport e ad altre indiscrezioni giornalistiche che vorrebbero proprio Malagò al comando di una cordata di imprenditori che punterebbe a rilevare il club. Voci, va detto, che non sono state confermate. C’è un passaggio interessante che riguarda la società di cui il presidente del Coni è tifoso e le proprietà straniere. Dopo aver ammesso tra le righe che gli piacerebbe diventare massimo dirigente della Roma («Non conosco un tifoso di calcio che non sogni di diventare presidente della sua squadra…»), Malagò ha spiegato la sua visione sugli investimenti stranieri nello sport: «Ognuno sogna di avere il presidente della sua squadra che abiti nel proprio condominio, anzi sullo stesso pianerottolo. […] Non ho nulla in contrario con gli investitori internazionali. E non bisogna generalizzare. C’è chi si porge in un modo, chi in un altro». A Malagò non è stato chiesto se apprezza il modo di porsi di Pallotta, ma il discorso è finito su Commisso, nuovo patron della Fiorentina.

Lunedì pomeriggio il presidente del Coni ha anche spiegato perché ha concesso a Totti la Sala d’Onore del Coni, una decisione che nelle federazioni ha suscitato qualche malumore: «Sarebbe un errore se io da presidente del Coni dicessi qualcosa. L’unica cosa che dico è che lui ha chiesto di fare una conferenza all’Olimpico ma c’era un concerto e mi è sembrato doveroso concedergli il Salone d’Onore […]. È giusto che venga qui, questa è la casa dello sport italiano. E il mondo dello sport è grato ai campioni del mondo, di qualsiasi disciplina esso sia». Da quella casa dello sport italiano la Roma, un club tra i più seguiti della Figc e tra i più importanti del calcio nazionale, è uscita malconcia. Ma questo non è imputabile a Malagò.

Chegià qualche mese fa alla Gazzetta dello Sport era tornato sul tema della presidenza della Roma, dicendo di averla rifiutata due volte in passato.

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