Una partita in Curva Sud

16/01/2019 di Patrizio Cacciari

curva sud roma entella

La partita della Roma contro l’Entella è stata l’occasione per tornare in Curva Sud dopo tanto tempoNon ci andavo dal 16 gennaio 2008. Quella volta la Roma giocava contro il Torino nel ritorno degli ottavi di Coppa Italia. C’era ancora la vecchia formula. All’andata prendemmo una sonora sveja per 3-1, ma al ritorno fu un trionfo: 4-0 con doppietta del Capitano che siglava anche il gol numero 200 in giallorosso.

La classica partita di cui poter dire Io c’ero.

Quella di ieri non è si rivelata un appuntamento con la storia, neanche in negativo come fu quella contro lo Spezia. Anche se il gol di Schick dopo 21 secondi è stato davvero inusuale.

La Roma ha facilmente liquidato l’Entella, sempre per 4-0, guadagnandosi l’accesso ai quarti contro la Fiorentina.

ingresso curva sud stadio olimpico roma

Tutti i passaggi per entrare nel settore

Ma parliamo della Curva SudIeri sera ho vissuto sulla mia pelle tutti i disagi che da anni lamentano i tifosi della Roma per poter raggiungere il proprio settore. Entrare in curva non è particolarmente complicato, ma riconosco che ci vuole parecchio tempo e molta pazienza, a cominciare dal prefiltraggio, dove le operazioni di controllo del biglietto e del documento sono piuttosto lente.

Dopo l’esibizione del tagliando si arriva al primo vero controllo eseguito dagli steward: tasche, giubbotto, cappello, eventuale zaino, tutto sotto lo sguardo vigile dei carabinieri in servizio.

Passato questo si accede a una seconda area di prefiltraggio dove si viene incanalati nelle ringhiere divisorie della vecchia entrata dei distinti, quelli a cui un tempo si accedeva arrivando dalla palla per capirci. Una volta giunti alle vecchie entrate, è necessario esibire nuovamente biglietto e documento.

Passata questa fase si entra in una specie di area cuscinetto che porta al tornello elettronico. Qui bisogna di nuovo mettersi in fila, in uno spazio piuttosto stretto, e accedere ai lettori con il biglietto elettronico. Una volta scavallata l’operazione più delicata, quella appunto della lettura digitale del tagliando, che può sempre riservare sorprese in caso di deterioramento della carta o di errore nella scelta della fila (se hai il gate 20-21 e sei al tornello 18-19, non passai), si è quasi fuori dalla zona grigia. Prima però ecco un altro controllo di uno steward che ti chiederà ancora l’esibizione del documento e infine l’ultima perquisizione da parte delle forze dell’ordine, addirittura con verifica delle scritte riportate sulla sciarpa. Meno male che era solamente Roma-Entella di Coppa Italia!

biglietto roma entella

Dopo circa 30 minuti, forse anche un po’ di più, sono dentro!

Ho l’ingresso 19 e mi fa anche piacere perché si tratta dello storico gate del CUCS. Non so bene dove andrò a sedermi, non conosco la situazione attuale settore per settore. La prima cosa che noto, prima di salire le scale, sono le barriere che dividono il vecchio piazzale interno della curva, quello dove una volta si vendevano le sciarpe dei gruppi e si stendevano gli striscioni. Per farti capire, se volessi andare a salutare un amico che si trova sotto ai Fedayn (gate 20) dovresti passare dagli spalti e non da qui, con tutti i disagi del caso. In effetti anche io volevo andare a salutare un amico che segue la partita da quella parte della curva, ma ho rinunciato, erano già le 20.45 e volevo entrare.

curva sud roma entella

Finalmente nel cuore del tifo
L’impatto visivo è sempre molto emozionante, il frastuono e i colori ti stordiscono, un odore acre ti avvolge. La curva è già piena, ne ero sicuro. Queste sono quelle partite un po’ strane, dove però sei sicuro di trovarci tutti gli amici, quelli che da vecchi racconteranno di essere andati anche a Roma-Entella di lunedì sera alle nove con la partita trasmessa in chiaro dalla Rai (a proposito, evito commenti sulla questione).

È una prova d’amore.

I gruppi storici ci sono tutti, alcuni, come i Boys, espongono lo striscione più bello, quello rosso con scritta bianca e il “sole che sorge”. Altri, come i Fedayn, solo la lettera F e alcune bandiere con la scritta freedom a sostegno dei ragazzi arrestati dopo gli incidenti di Liverpool. Nella parte bassa della curva la situazione è cambiata rispetto a qualche anno fa. Ci sono nuovi gruppi, come i Roma, e poi il vecchio nucleo degli Asromaultras, trasferitosi in Curva Nord per qualche anno, e ora di nuovo in basso a sinistra (ma senza striscione) come alla fine degli anni ’90. Intravedo qualche vecchia faccia amica sotto al muretto dove una volta c’era lo striscione del XXI Aprile (e prima ancora CUCS Esquilino). Qualcuno con i capelli bianchi, qualcun altro con i figli.

Parte “Roma, Roma, Roma” e il rituale è sempre lo stesso: sciarpe tese e bandiere al vento, una muraglia giallorossa! Due ragazzetti intraprendenti, ben mascherati dietro cappuccio e sciarpe, accendono due fumoni gialli e rossi e mi regalano un viaggio nel tempo, magnifico.

La novità è quella dei palchetti da cui i lanciacori coordinano il tifo. Le difficoltà però sono sempre le stesse di un tempo, prima che il ritornello arrivi alle file in alto ci vuole un po’, e il rischio di sovrapposizione è sempre presente. C’è tanta voglia di cantare e di tifare. Dall’ultima partita in casa della Roma sono passati quasi 20 giorni. All’inizio la curva espone uno striscione in cui invita la squadra a onorare l’impengo della Coppa Italia, che è sempre stata vista dai tifosi come il torneo dei più affezionatiLe bandiere sventolano senza sosta, ce n’è una molto semplice con scritto “Ti amo”, omaggio a una delle coregografie più famose di sempre.

La partita si segue come di consueto in piedi e non si tratta di una mancanza di rispetto verso chi vuole star seduto. È uno dei tanti rituali della tribù del calcio, quando gioca la propria squadra del cuore si sta in piedi, e si partecipa al tifo con passione, altrimenti si può scegliere un settore più tranquillo.

Ricambio generazionale completato

Mi accorgo che intorno a me non ci sono solo anziani ragazzotti con la voglia di cantare, ma moltissimi giovani. Alcuni emozionati perché in Sud per la prima volta (in campionato la curva è sold out per via degli abbonamenti). La marsigliese è il coro che apre le danze “Quando l’inno s’alzerà tutto il mondo tremerà!”, lo inventò Geppo, uno dei leader carismatici di tanti anni fa.

La Roma segna praticamente subito, la gente sorride. La squadra ha capito, niente contestazioni stasera, passiamo il turno e tutti contenti. Il primo tempo scorre via tra cori storici (“Forza Roma dai noi non ti lasceremo mai”) e quello di oggi (“Voglio solo star con te”). Prima dell’intervallo Marcano raddoppia. Nella ripresa la festa continua, il risultato è al sicuro dopo il 3-0 di Schick e così l’attenzione della curva si rivolge alle squadre rivali: partono cori di sberleffo e insulto a Liverpool, Atalanta, Napoli e Lazio. Rivalità? Sfottò? Inutile antagonismo? Possibile. Non certo discriminazione razziale.Stiamo sempre parlando di un movimento giovanile, esuberante, turbolento, a volte violento, ma eterogeneo, trasversale, rapprentativo del proprio territorio di appartenenza, diviso per rioni e quartieri, unito dalla fede. Chi si lancia in azzardate analisi sociologiche dovrebbe tenerne conto.

C’è anche qualche attenzione poco carina rivolta ai carabinieri. Ma sappiamo che in questo momento tra forze dell’ordine e movimento ultras c’è tensione. Magari ci torneremo. Tuttavia non succede nulla, la serata scivola via tranquilla. 

Le bandiere vengono riarrotolate, sulle note di “Grazie Roma” ci si saluta, dandosi appuntamento alla prossima, certi di ritrovarsi lì, fianco a fianco, nel cuore del tifo.


patrizio.cacciari@rudi.news
@PatCacciari

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