La maglia numero 10 della Roma è in ottime mani

13/03/2019 di Rudi

di Valerio Albensi e Patrizio Cacciari

L’appuntamento per l’intervista è dopo l’allenamento ai campi dell’Acqua Acetosa. Vanessa Bernauer ci raggiunge non prima di essersi presa cura del ginocchio che lo scorso anno la fece tanto patire. Il volto è sorridente, i capelli legati da un elastico, l’abbigliamento sportivo. Posa la borsa AS Roma e ci sediamo sui gradoni di una piccola tribuna in legno, mentre in campo si allenano bambini e bambine della scuola calcio.

La Roma Femminile è finalmente realtà e Vanessa è una delle giocatrici più esperte e di maggior talento. Il suo curriculum è di tutto rispetto: colonna della nazionale svizzera con cui ha disputato i Mondiali del 2015 e vinto la Cyprus Cup nel 2017, ha vestito per quattro stagioni la maglia del Wolfsburg, una delle squadre più forti del mondo a livello di club, con cui ha vinto un campionato, tre coppe nazionali e disputato due finali di Champions League.

Nata a Zurigo nel 1988, ha iniziato a studiare la nostra lingua da soli otto mesi, eppure è lei che insiste nel voler rispondere in italiano alle nostre domande. Il livello è già alto. Merito della sua applicazione, della capacità di adattarsi a un mondo completamente nuovo. Ci raccontano che la scorsa estate, mentre svolgeva un esercizio con i salti per il recupero dall’infortunio, ripeteva il verbo essere.

Per questa maglia storica

Vanessa Bernauer ancora non lo sa, ma tra i motivi per cui abbiamo chiesto di poterla intervistare ce ne è uno che ci sta particolarmente a cuore. Lei oggi è l’unico numero 10 di una prima squadra della Roma. Una grande responsabilità per chi indossa quella maglia: «Lo so – ci dice sorridendo – all’inizio non ci pensavo molto. Poi però tutti hanno iniziato a dirmelo. Totti è stato un grandissimo campione che ammiravo anche prima di arrivare qui. Ho avuto l’occasione di conoscerlo, è stato un onore, mi ha dato molti consigli. Cercherò di dare sempre il massimo, consapevole di quanto sia importante questo numero nella storia della Roma».

Vanessa Bernauer fa la centrocampista ed è una calciatrice completa. È molto brava sia nella fase difensiva sia nella rifinitura ed è capace di segnare gol dalla distanza come quello che vedi qui sotto, di qualche anno fa.

Il suo calciatore preferito? Zinedine Zidane: «Lo stimo molto anche come personaggio. Tra le donne invece dico Mia Hamm, e non solo perché fa parte della Roma (è nel cda, ndr) ma perché è stata una leggenda del calcio femminile americano».

La città le piace tanto: «Sono arrivata qui  a Roma da sola – ci dice – vivo in un appartamento con due mie compagne di squadra, abitiamo tutte vicino ai Monti Tiburtini. All’inizio non è stato semplice, ora però in città riesco a orientarmi. I miei posti preferiti sono Piazza del Popolo, il Colosseo e tutta l’area del centro storico vicino al Vaticano. E poi a Roma c’è il mare, quello di Ostia, ci vado sempre ogni volta che posso».

Vanessa Bernauer
Ringraziamo Fabio Cittadini, autore della foto. Visita la pagina Facebook “GialloRosse” dedicata alla Roma Femminile

Vanessa ha iniziato a giocare a calcio in un club all’età di 10 anni, merito della famiglia: «Mio papà è stato calciatore, ha giocato anche un anno tra i professionisti, mamma mi portava sempre a vedere le sue partite, mentre con lui guardavamo sempre quelle alla tv della Bundesliga». Arrivare a Roma inizialmente non era nei suoi piani: «Ho passato un periodo difficile, la scadenza del contratto con il Wolfsburg, l’infortunio al ginocchio. C’è stato un contatto con la Roma, il club ha scommesso sul mio recupero, è stato un gesto che ho molto apprezzato».

Rispetto a quello tedesco, il movimento calcistico femminile italiano è ancora indietro. Ma non così tanto, la stessa Vanessa è rimasta stupita degli enormi progressi registrati negli ultimi due anni: «Onestamente non pensavo all’Italia, poi però c’è stato questo contatto e ho accettato. Vedo con i miei occhi quanto alcuni club stiano investendo, penso alla Roma ma anche a Juve, Fiorentina, Milan. È davvero bello».

Le donne e il calcio

Le federazioni tuttavia potrebbero fare di più. È notizia di qualche settimana fa la protesta della nazionale femminile statunitense, che reclama un trattamento di parità di genere. Vanessa è d’accordo: «Dovrebbero trattare nella stessa maniera uomini e donne, in Danimarca per esempio lo hanno fatto. Il trattamento economico è importante per far diventare le calciatrici delle professioniste, ma allo stesso tempo si potrebbe contribuire alla visibilità del calcio femminile organizzando le partite delle nazionali negli stadi delle principali città, magari favorendo la vendita dei diritti televisivi. Quello sarebbe davvero utile anche per attirare investimenti pubblicitari».

Sorride invece quando le chiediamo cosa ne pensa degli uomini che non sopportano le donne che parlano di tattica«Non mi arrabbio per queste cose, perché so benissimo quanto sia cresciuto il movimento calcistico femminile. Ci sono alcune giocatrici che a livello tecnico possono competere con gli uomini. A livello tattico si vedono in giro certe partite anche tra gli uomini che sarebbe meglio non parlarne. In generale dico che si dovrebbe parlare bene del movimento per aiutarlo nel percorso di crescita».

Anche i tifosi più prevenuti cominciano a superare i pregiudizi: «Le nostre partite sono divertenti, si segnano molti gol, perché le donne hanno un’interpretazione diversa del calcio rispetto agli uomini. Succede anche negli altri sport, le differenze atletiche tra uomini e donne ci sono. Per questo cambia la filosofia di approccio. Ma la passione e i sacrifici sono gli stessi. Sento molto spesso persone cambiare idea dopo aver visto una partita di calcio femminile. Prima di giudicare è sempre importante conoscere».

Aria di casa

Con i colleghi uomini c’è un bel rapporto. La squadra femminile segue le partite della squadra maschile e c’è anche qualche calciatore che fa lo stesso con loro: «Quando possiamo andiamo sempre a vedere la Roma maschile allo stadio. Durante la pausa del campionato ero con la mia Nazionale, ma ho guardato la partita con il Porto e ho sofferto. De Rossi ci chiede sempre come vanno le cose, è molto simpatico e sempre molto carino con noi, ci fa sentire parte di una grande famiglia. Anche Kolarov è un altro che ogni tanto segue le nostre partite. L’aria che si respira a Trigoria è buona».

A una ragazzina che sogna di fare la calciatrice Vanessa consiglia di non mollare mai, proprio come ha fatto lei, che qui a Roma sta vivendo un’altra meravigliosa e quasi inaspettata parentesi della sua carriera. L’importante è conservare il sorriso, divertirsi in quello che si fa. Le giocatrici non hanno un contratto che dura più anni, ma lei ha un altro sogno nel cassetto: «Non so ancora cosa farò da grande. Mi piace il mondo del calcio mi piacerebbe dare il mio contributo per far crescere il movimento femminile, in un club o in Nazionale. Per ora voglio giocare ancora tanto. Nella Roma? Perché no. Non dimentico quello che questa società ha fatto per me. Prima di Roma-Bologna ci hanno fatto sfilare sotto la curva sud, è un altro segno di quanto il club creda nella nostra squadra». Ci salutiamo con il selfie di rito. A proposito, Vanessa Bernauer ama molto i social, la trovate su Instagram, che considera un ottimo strumento per informare i tifosi sulla sua attività. Una campionessa da 10 e lode.

valerio.albensi@rudi.news – @ValeAlb
patrizio.cacciari@rudi.news – @PatCacciari

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